giovedì 7 dicembre 2017

La Dieta Mediterranea, com'è cambiata nell'ultimo secolo

Perché una volta contribuiva a tenerci in buona salute e perché oggi è la principale causa dei nostri malanni.

Da un punto di vista estremamente localizzato, nel Cilento del dopoguerra, e col supporto di rilievi statistici provenienti da 7 Paesi che confermavano le sue frettolose teorie, Ancel Keys codificò quello che oggi risulta essere un dogma duro a morire nonostante non sia mai stato sperimentato in maniera scientifica e, per inciso, era già stato sconfessato dai dati provenienti da altri 15 Paesi che il buon Keys si guardò bene dal pubblicare.
L'unico supporto "scientifico" che confermerebbe la bontà della sua Dieta, a seguito della recente desecretazione di alcuni documenti, si è rivelato essere un falso ordito dai
produttori di zucchero americani che negli anni '50, corrompendo dei ricercatori che già avevano individuato negli zuccheri la causa di un'enorme mole di disfunzioni metaboliche, ne dirottarono sui grassi animali le responsabilità.
Da allora, la classe medica internazionale ha accettato senza riserva di verifica i dettami di base di uno studio che oggi sappiamo erroneo in partenza e poi supportato da dati falsificati.
Addirittura, anche se i pochi medici illuminati sulla questione volessero oggi prescrivere diete fondamentalmente diverse da quella mediterranea, non potrebbero farlo (ufficialmente) per non infrangere le linee guida che ne obbligano sostanzialmente il rispetto.
Un bel conflitto di coscienza tra il curare il proprio paziente o limitarsi ad osservare ciecamente dei protocolli che si sanno più dannosi che inefficaci.

La recente aggressione mediatica de Le Iene al giornalista divulgatore Adriano Panzironi, inventore dello stile di vita Life 120, è emblematica e rende bene l'idea su come certe verità eretiche vengano censurate con violenza e determinazione dal Sistema, spesso per mano dei suoi lacchè più o meno consapevoli ma che di certo ne subiscono il plagio culturale.

Ancel Keys visse a lungo nei pressi del paesino cilentano costiero di Pioppi (SA) ma la dieta della gente del posto rispecchiava esattamente la piramide da lui concepita?

Esistono in realtà due variabili, una geografica e l'altra temporale, che andrebbero applicate alle sue teorie per inquadrarle più realisticamente di quanto non fece lui.
Prima di tutto, ancora ai tempi dei suoi studi, le diete dei cilentani differivano e non di poco, in base alla distanza della loro area di residenza dal mare.
Nel Cilento arcaico, ancora frazione territoriale della grande Lucania, le impervie regioni costiere erano pressoché spopolate, sia perché era ancora vivo il ricordo delle scorribande saracene, sia perché gli empirici mezzi di coltivazione ed irrigazione di cui disponevano non permettevano uno sfruttamento adeguato di terreni che risentivano troppo del salmastro oppure ancora costituiti da paludi (piana tra Casalvelino ed Ascea) culle della malaria fino ai tempi delle bonifiche fasciste.
Nel Cilento dell'epoca, non esistevano estensioni di territorio pianeggiante coltivabile a cereali in misura sufficiente da poter sfamare tutta la popolazione locale, la pastorizia rappresentava l'attività primaria e per quanto riguarda le coltivazioni si preferiva riservarle alla vite, all'ulivo, a frutta e verdura. Ma, procedendo verso l'interno del territorio, il Cilento si verticalizza rapidamente ed è ancor oggi prevalentemente costituito da boschi e foreste nei quali il castagno la fa da padrone. E infatti, la castagna ha costituito a lungo, sia sotto forma di frutto che di farina, l'alimento base della dieta cilentana, almeno fino a che non diventò più semplice coltivare o approvvigionarsi di cereali.
Quindi, ipotizzando una piramide alimentare in voga nell'entroterra cilentano dell'epoca, dobbiamo immaginare come la sua base sia rappresentata dalle verdure e dalla farina di castagne.
Al piano immediatamente superiore avremmo potuto trovare prodotti caseari, frutta ed una quantità di carne variabile a seconda del ceto sociale, visto che i pastori dell'epoca molto raramente o solo in occasione di feste o ricorrenze si permettevano di sacrificare un mammifero per il loro diretto uso alimentare ma si premuravano invece di tenerlo in vita con tutte le cure in quanto costituiva la loro principale ricchezza e moneta di scambio. Più frequentemente, si permettevano di nutrirsi di volatili da cortile e giornalmente delle loro uova, prima che si scatenasse l'isteria ad esse collegata per quanto riguarda il loro apporto di colesterolo... .
In proporzioni variabili, in questa fascia potremmo trovare patate e legumi.
I cacciatori dell'epoca, avevano tra tutti le maggiori possibilità di variare la loro dieta arricchendola con uccelli, cinghiali, cervi (fino a sterminarne definitivamente la popolazione) ed altri animali di cui è oggi vietata la predazione venatoria come il tasso.
In cima a questa piramide troveremmo frutta secca e miele e funghi di stagione.
Grandi assenti da questa piramide sarebbero cereali e zucchero raffinato ma, rimanendo a debita distanza dal mare, anche qualsiasi prodotto ittico giunto nelle zone più interne ma solo quando la motorizzazione privata e la refrigerazione diventarono popolari e qualche commerciante cominciò a vendere nell'entroterra eccedenze di pesce soprattutto di qualità meno ricercata, come le sarde.

Sulla costa, possiamo immaginare una piramide ben diversa con un rapporto invertito per quanto riguarda il consumo di carni e prodotti ittici compresi frutti di mare, granchietti e particolari alghe una volta correntemente utilizzate in cucina e facilmente reperibili non solo ove tratte dalle reti ma anche a portata di mano nel bagnasciuga degli scogli o appena sotto il livello del mare.
Sulla costa erano anche più diffusi che all'interno la coltivazione ed il consumo di agrumi, in particolare del limone che in moltissimi casi ben si sposa con i piatti di mare.

Per quanto riguarda le spezie, su tutto il territorio l'origano (potente antiossidante) la faceva da padrone e si utilizzava anche la salvia, alloro, peperoncino ed il pepe che trovava largo uso anche nei salumi.

Questa era, nelle due varianti descritte, la vera dieta dei cilentani almeno fino a prima delle bonifiche.
Successivamente, è vero che cereali e farinacei da essi derivati si fecero spazio sempre più grande nelle piramidi alimentari ma è anche vero che il gran numero di persone longeve ed in buona salute che Keys riscontrò nel Cilento (costiero) conducevano tutte una vita priva di eccessi alimentari e di intensa attività lavorativa oltreché in gran parte reduci di guerra!
Questo spiega sostanzialmente perché la Dieta Mediterranea ortodossa, col suo sproporzionato contenuto di carboidrati complessi e zuccheri raffinati, al giorno d'oggi costituisce un pericolo per chi osserva - di conseguenza - una regime così ipercalorico e sbilanciato, con l'aggravante di una ridotta attività fisica!


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