giovedì 23 giugno 2011

Come ci avvelenano

L'oggettività del metodo scientifico sembra essere stata dirottata dalle corporazioni che spesso pagano gli scienziati e i ricercatori per supportare i loro prodotti, così come i politici che si muovono attraverso la porta girevole tra il settore pubblico e privato. Ancor peggio quando alcune agenzie per la protezione del consumatore sono complici. La fiducia dei consumatori negli studi scientifici e nella supervisione federale è stata violata a favore del profitto in maniera che i prodotti vengano introdotti sul mercato con uno standard di sicurezza molto ridotto. Le sostanze chimiche di sintesi che troviamo quotidianamente nei nostri alimenti, nell'acqua e nel nostro ambiente circostante stanno aumentando dimostrandosi disastrose alla nostra salute mentale e fisica. Potrebbero essere scritti interi volumi - quindi sono stati scritti - sia dagli esperti della medicina ufficiale che alternativa che documentano i giochi di prestigio che hanno raggirato i consumatori e compromesso la nostra salute. Le categorie sottostanti sono da considerare come una approfondita investigazione che vale come esempio per cosa dobbiamo affrontare come specie continuamente bombardata da queste sostanze chimiche.

ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI
La Monsanto esordì come l'industria chimica che portò nel mondo un veleno come l' “Agent Orange” e il “Roundup”. Questi agenti chimici sono oggi meglio conosciuti per il loro utilizzo nella coltivazione degli alimenti geneticamente modificati possedendo quasi il 90% dei prodotti modificati come il mais, la soia e il cotone.
Uno studio indipendente sui “Frankenfood” li ha associati al collasso degli organi interni e un recente studio condotto in Russia ha riscontrato la quasi totale sterilità nei criceti di terza generazione alimentati con soia OGM. Nonostante questi e molti altri allarmi sui rischi riguardanti la salute riteniamo molto difficile che l'FDA (controllata dalla Monsanto) terrà a freno la produzione degli OGM fino a che gli studi condotti dall'USDA sulla gestione dei rischi avrà 3 milioni di $ a sua disposizione. Naturalmente gli studi condotti dagli industriali mostrano che gli effetti degli OGM sulla salute umana sono “trascurabili”.

ADDITIVI ALIMENTARI
Quando molti di noi pensano agli additivi alimentari pericolosi pensano al Glutammato Monosodico (MSG) che è ancora presente in moltissimi alimenti industriali ma sfortunatamente l'MSG sembra essere il veleno "meno pericoloso" che si trova nei nostri alimenti.
Nel 2008 venne trovata la Melamina nel latte in polvere e in alcuni prodotti provenienti dalla Cina. L'FDA dichiarò l'innocuità della stessa nonostante si ammalarono migliaia di persone. Il pericolo degli additivi alimentari è presente quasi in tutti gli alimenti anche con i coloranti più diffusi come il Red 40, Yellow 5 e Yellow 6 che sono stati associati all'insorgenza di cancro. Recentemente 41.730 kg (92000 libbre) di pollo congelato sono stati ritirati dal mercato perché contenevano dei “pezzi di plastica blu”, mentre le Chicken McNuggets della McDonald contenevano dei pericolosi agenti chimici. Infatti, alcuni ricercatori hanno stimato che il pollo che mangiamo oggi è talmente pieno di sostanze chimiche che contiene solamente il 51% di carne.

FLUORO
Non tutto il fluoro è cattivo, come quello promosso dai dentisti e aggiunto alla nostra acqua e alimenti. Il fluoruro di calcio è un minerale naturale, mentre la sua controparte sintetica, il fluoruro di sodio (silicofluoride) è un pericoloso sottoprodotto di scarto industriale ottenuto durante la produzione di fertilizzanti. La sua storia passata include l'utilizzo brevettato come veleno per topi ed insetticida. Ci sono molti studi a cieco e doppio-cieco che mostrano come il fluoruro di sodio viene accumulato dal nostro organismo portando allergie, disordini gastrointestinali, indebolimento delle ossa, cancro e problemi neurologici.
In questo caso, un gruppo di scienziati ha realizzato un studio (white paper) condannando la fluorizzazione delle acque.
Comunque, il fluoro, essendo un prodotto di scarto molto pericoloso il suo smaltimento è molto costoso. Forse potrebbe essere uno dei motivi per i quali questo inquinante, più tossico del piombo e pericoloso quanto l'arsenico, è stato utilizzato per l'utilizzo umano.

MERCURIO
È un metallo pesante molto pericoloso nella sua forma naturale, il mercurio vivo, ma molto di più come neurotossina, il metilmercurio, rilasciato nell'ambiente a causa delle attività umane. Il mercurio danneggia il sistema nervoso, soprattutto quello non ancora formato dei neonati, sia nella sua forma organica che inorganica. Riesce a penetrare in tutte le cellule vive del corpo umano ed è stato documentato soprattutto per l'aumento del rischio dell'autismo. Questo rimette in discussione l'uso del mercurio nelle amalgame dentali, i vaccini e tutto quelle che contiene sciroppo di fruttosio di mais, molto utilizzato nella dieta americana, inclusi i bambini. Ma la Corn Refiners Association difende (webmd.com) questo inquinante che è pericoloso ad ogni livello.

ASPARTAME
L'aspartame il dolcificante artificiale per antonomasia, introdotto nel mercato nel 1981 dal Commissario dell'FDA Arthur Hulla Hayes, ignorando i suggerimenti del comitato scientifico e le preoccupazioni dei consumatori. L'aspartame è una neurotossina che interagisce con gli organismi viventi nella stessa maniera dei farmaci, producendo una larga fascia di problematiche salutistiche, disordini e sindromi. Ma chi ha eletto questo commissario che legiferò andando contro la commissione e i consumatori? Donald Rumsfeld, CEO della GD Searle, produttore dell'Aspartame. Rumsfeld faceva parte della squadra di transizione di Reagan e il giorno successivo al suo insediamento, elesse il nuovo Commissario dell'FDA per poter difendere i suoi affari con uno dei più eclatanti casi di "profitto contro sicurezza" mai registrato nella storia. L'aspartame è oggi quasi onnipresente, nascondendosi dietro i prodotti “light” e “senza zucchero” e più in generale negli alimenti, bevande, farmaci e prodotti per i bambini. Recentemente è stato rinominato nel più gentile e suadente “AminoSweet”.

IGIENE PERSONALE E PRODOTTI COSMETICI
Ogni giorno i prodotti utilizzati per la pulizia della casa e per la cosmetica vengono applicati direttamente sulla pelle, assorbiti tramite cuoio capelluto e inalati. La “STORIA DEI COSMETICI” (http://storyofstuff.org/cosmetics/) è un video che racconta la storia di questa industria e le sue continue violazioni delle leggi e della complicità di gruppi "per la sicurezza pubblica" raccontando in realtà solamente metà della storia. La lista dei prodotti ad uso comune e i loro componenti chimici è enciclopedica. La somma totale della schiacciante presenza di questi chimici è stata associata a quasi tutte le allergie, le infezioni croniche e le malattie conosciute dall'uomo. Recentemente, i prodotti utilizzati per la pulizia della casa sono stati associati al cancro al seno e all'ADHD nei bambini.

INQUINANTI AEROTRASPORTATI
In un articolo della NASA intitolato “Gli inquinanti aerotrasportati non hanno confini” è stato stabilito che “Qualsiasi sostanza introdotta nell'atmosfera è potenzialmente in grado di girare tutta la terra”.
Le correnti d'aria collegano tutto e tutti. C'e' una categoria di inquinanti aerotrasportati che rimane classificata tra le teorie cospirative nonostante l'incredibile numero di documenti non classificati resi disponibili nel 1977 da un'udienza dal senato: Aerosol chimici (scie chimiche) da velivoli commercial e privati.
Ammissioni recenti di alcuni pubblici ufficiali hanno rafforzato il caso. Le ricadute di materiali da queste scie chimiche sono stati testate e hanno mostrato livelli molto alti di bario e alluminio.
Interessante la nota con la quale la Monsanto ha annunciato lo sviluppo e l'introduzione di un nuovo gene resistente all'alluminio. La questione scie chimiche può sembrare mera paranoia, ma c'è un esempio corrente che è innegabile: il caso Corexit spruzzato nel Golfo del Messico.
Questo processo può anche essere associato alla semina dei campi che è una pratica che esiste da più di 100 anni. Anche le guerre in giro per il mondo sembrano influenzare la qualità globale dell'aria, come le munizioni militari e l'uranio impoverito che sono entrati nella parte alta dell'atmosfera, diffondendosi così in tutto il pianeta. Gli effetti osservabili dell'uranio impoverito sono tutt'altro che confortevoli. In generale, l'inquinamento atmosferico è stato associato alle allergie, alle mutazioni genetiche e all'infertilità. Tutto questo porta ad una gestione scientifica, governativa e medica della salute e dei diritti dell'individuo. È ironico (o una coincidenza) che quando ci si ammala a causa di un prodotto chimico riportato in questo articolo, la medicina ufficiale punta a trattare il disturbo provocato con ulteriori prodotti chimici. Per di più alcuni personaggi che ricoprono alte cariche accademiche o di governo come John P. Holdren, l'attuale capo scientifico della Casa Bianca, ha invocato il controllo della popolazione tramite "particelle inquinanti" cosi come nei libri del 1977 come Ecoscience. La visione dell'umanità di Holdren potrebbe far riflettere sull'avvelenamento intenzionale del nostro ambiente.

Articolo tradotto da Ivan Ingrillì dall'originale su prisonplanet.com 

martedì 21 giugno 2011

LE PROVINCE: UNO SPRECO DA QUATTORDICI MILIARDI DI EURO


Questo governo, come altri che l'hanno preceduto, ha dichiarato di volerle ''tagliare'' e qualche mese fa la questione era tornata di attualità, salvo poi finire come sempre in una bolla di sapone: le provincie non si toccano. Tanto che ne sono attualmente allo studio altre 21, come se non bastassero le 110 esistenti che ci costano ogni anno 14.000.000.000 di euro, occupando immensi palazzoni e impiegando 61.000 persone che, se le provincie chiudessero, potrebbero essere utilizzate per far funzionare meglio la macchina statale che ha buchi ovunque, nonostante la pubblica amministrazione italiana abbia un rapporto impiegati/cittadini unico al mondo. Le provincie italiane muovono interessi per tutti i partiti: enti creati ad hoc, carrozzoni e poltrone da spartire, con un serbatoio infinito di incarichi in cui collocarsi o piazzare i propri ''fedeli''.
-
Come spendono tutti questi soldi le provincie?
A parte il mantenimento di una flotta di persone non secondaria, le provincie si dilettano in viaggi ''di rappresentanza'' e ''istituzionali'' e molte altre attività alla quale la nostra società farebbe volentieri a meno. Ogni cittadino italiano paga in media 160 euro all'anno per mantenere in piedi questo macrocarrozzone, e per una volta non è il sud (148 euro) a primeggiare sui costi, ma il centro (178 euro) seguito dal nord.

Le tasse incassate direttamente dalle province ammontano a poco meno di 4 miliardi di euro (3 miliardi 748 milioni, a fine 2009), derivanti per lo più da RC auto (1,5 miliardi), imposta di trascrizione (881 milioni) e addizionale energetica (682 milioni di euro). per coprire il fabbisogno però occorrono altri miliardi. servono per la viabilità (3 miliardi), la tutela ambientale (900 milioni), l'edilizia scolastica (1,6 miliardi), lo sviluppo economico (1,2 miliardi). ma anche tanto altro. Le province organizzano e gestiscono i corsi di formazione professionale per una spesa di 800 milioni di euro, sovrintendono ai centri per l'impiego, per 500 milioni, gestiscono iltrasporto pubblico extra urbano per 1,3 miliardi, si occupano di promozione turistica e sportiva dei loro territori per 550 milioni

Vanno ovviamente pagati i 61.000 dipendenti (il 23% laureati): 2 miliardi 450 milioni di euro del budget, pari al 25%. naturalmente non mancano i compensi dei 4.207 amministratori: ovvero i 107 presidenti, i 107 vice, gli 863 assessori, i 107 presidenti dei consigli, i 3.023 consiglieri. per loro si spendono 119 milioni di euro l'anno.

Svolgono funzioni, che potrebbero essere tranquillamente affidate ai comuni o alla Regione di competenza: facendo risparmiare ai cittadini dei bei soldoni: ma alla casta non interessa, perchè loro problemi economici, non ne hanno certamente....

Lo staff di nocensura.com
integralmente tratto da nocensura.com
già rilanciato da INFORMARMY.com

_______________________________________________


Appendice
Teorizzata già da tempo, è in corso un'iniziativa sorretta da almeno 75 dei suoi Comuni che riguarda la trasformazione dell'attuale provincia di Salerno in una regione autonoma, col doppio sperato vantaggio di rendersi indipendente da una regione (Campania) che non la rappresenta e dalla soppressione di un ente inutile come la Provincia in sé.

A livello nazionale, si era già parlato in passato di sopprimere TUTTE le regioni a causa del loro disequilibrio economico e demografico: un esempio (limite) per tutti è l'enorme differenza che esiste su tutti i piani, da quello territoriale a quelli economico-demografico tra due regioni come Lombardia e Molise ma anche tra la stessa Lombardia e la vicina Val d'Aosta, accomunata alla prima solo dalla latitudine e dalla morfologia del comprensorio alpino.
Eppure, tutte queste entità così diverse hanno lo stesso valore di "regione" di fronte allo Stato, con tutti i problemi di valutazione che ne conseguono.
Tuttavia, e questa potrebbe rappresentare un'arma a doppio taglio in tempi in cui si fomentano seccessionismi ed intolleranze, l'eliminazione delle attuali regioni sarebbe stata "compensata" (per cambiare le cose in modo che tutto rimanesse come prima?) dalla creazione di 3 macro-regioni nord, centro e sud il cui unico indiscutibile parametro di equilibrio sarebbe stato quello demografico visto che avrebbero compreso tutte e tre circa 17 milioni di abitanti ciascuna ovvero esattamente un terzo della popolazione nazionale.
paso
 
Approfondimenti:

martedì 14 giugno 2011

Patologie e disturbi causati da alcuni elementi dispersi nell'ambiente per irrorazione aerea

 In un articolo intitolato "Unire i puntini tra H.A.A.R.P., scie chimiche e la nostra acqua", l'autore, tra le altre osservazioni, si sofferma su alcuni elementi chimici contenuti nell'acqua piovana raccolta ed analizzata in Australia, in seguito alle attività di irrorazione clandestina. L'”oro blu” risulta contaminato da bario, arsenico, manganese, ferro, boro etc. in dosi di gran lunga superiori a quelle consentite dalla legge. Riportiamo i passaggi relativi alle ripercussioni sull'organismo dovute ad un accumulo dei vari elementi.

Il bario provoca ansia, irregolarità nel battito cardiaco, fiato corto, debolezza muscolare, senso di affaticamento, secchezza delle fauci. Un'esposizione prolungata può determinare paralisi e morte.

L'arsenico causa cefalea, confusione, sonnolenza e convulsioni. L'avvelenamento da arsenico provoca vomito, diarrea, danni renali, cancro della pelle, cancro scrotale, tumore del fegato, tumori del sistema linfatico, cancro ai polmoni, sangue nelle urine, gravi crampi muscolari, perdita di capelli, mal di stomaco, coma e morte.

Il manganese è contenuto nelle scie e quindi nelle acque meteoriche. Il manganese è usato nelle batterie a secco e nelle leghe: è utile per diffondere le onde elettromagnetiche. Il manganese è anche impiegato nelle coibentazioni dei soffitti: ogni abitazione con una pellicola di manganese nel soffitto agisce come un eccellente propagatore dei campi elettromagnetici.

Quando la quantità di zinco nel sangue supera i limiti consentiti (15 mg al giorno), si determina una concomitante diminuzione del rame. Se la quantità di rame scende sotto i livelli richiesti nel sangue, la mielina, una sostanza che copre i nervi come una guaina isolante, viene persa. Ciò comporta un danno grave e irreparabile per il sistema nervoso e diverse complicazioni neurologiche, come la malattia di Wilson, neuropatie etc.

L'accumulo eccessivo di ferro è letale ed è un fattore che predispone al diabete. L'eccesso di ferro è all'origine di malattie cardiache, dell'artrite, del morbo di Alzheimer e di certune forme di neoplasia. Alcuni studi medici citano, tra gli effetti di un accumulo di ferro, infezioni croniche, perdita di capelli, ipotiroidismo, comportamento iperattivo e violenza.


Il boro è un metalloide relativamente inerte, tranne quando entra in contatto con agenti ossidanti forti. Il boro è presente nell'atmosfera in quantità molto modeste. Poiché il boro presenta bassa volatilità, non dovrebbe essere rintracciato in misura significativa nell'aria. Il contenuto naturale borato delle acque sotterranee e di superficie è solitamente minimo. Nell'acqua potabile è pari 0,2 e 0.1 mg/litro, in generale, ma, per la maggior parte dei paesi nel mondo, la gamma ammissibile per legge è giudicata quella tra 0,1 e 0,3 mg/litro. Il contributo dell'assunzione di boro dall'aria è trascurabile.

L'esposizione soverchia al boro determina depressione, atassia, convulsioni e morte. La degenerazione dei reni e l'atrofia testicolare ed ovarica sono le principali conseguenze legate all'ingestione di boro.
 -
ripreso da tankerenemy.com

Per accedere ad articoli su altri elementi inquinanti, vedi etichetta "elementi e salute"

sabato 11 giugno 2011

DISINFORMAZIONE NUCLEARE

 10 BUONE RAGIONI PER AMBIRE AD UN FUTURO SENZA SCORIE

Il 12/13 giugno saremo nuovamente chiamati al voto sul nucleare, a 24 anni di distanza dal primo plebiscitario referendum popolare sull'atomo.
Pe
r chi si è già espresso nel 1987 sarà probabilmente facile (per non dire scontata!) la scelta a cui è richiamato oggi,  riconfermando il proprio orientamento di voto.
Così, invece, non è per le nuove generazioni “de-ideologizzate” che nel frattempo sono cresciute, chiamate per la prima volta a “formarsi un'opinione” su un tema così complesso e delicato.
Il principale ostacolo per chiunque voglia informarsi in maniera obiettiva sul nucleare è costituito dalla cronica “rozzezza” e superficialità dell'informazione italiana (specie televisiva), il più delle volte qualificabile:
- “insufficiente” (quanti telespettatori conoscono con esattezza i quesiti referendari?);
- “contraddittoria” (quante volte si sentono riportare analisi o citare dati tra loro inconciliabili, senza che un conduttore imparziale aggiunga una mezza parola di "verità"?);
- e “faziosa” (quante volte opinionisti ed esperti -o presunti tali!- danno l'impressione di abbracciare o rifiutare “acriticamente” una tesi solo in base alla propria appartenenza ideologica?).
Questo dossier antinucleare si rivolge proprio a chiunque voglia informarsi in maniera lucida e disincantata sui “pro” ed i “contro” del nucleare, nella speranza di contribuire a spazzar via alcuni dei più diffusi “luoghi comuni” alimentati ad arte da una certa propaganda.
In ultima analisi, cercheremo di rispondere alle domande di fondo cui tutti saremo chiamati il 12/13 giugno:
1- Quanto la scelta energetica nucleare rappresenta un'opportunità e quanto una minaccia per l'Italia?
2- E come rispondere alla crescente domanda di energia del Paese? 

 
NUCLEARE? LA SCELTA SBAGLIATA!
ECCO "10" MOTIVI PER ESSERE CONTRARI ALLA "RISPOSTA ATOMICA"...
PRIMO:
IL NUCLEARE E' “PERICOLOSO”!

Non esiste (e probabilmente non esisterà mai...) alcun nucleare “sicuro”!
A sostenerlo è un italiano d'eccezione, il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, per il quale vi è addirittura un calcolo delle probabilità per cui “ogni cento anni un incidente nucleare è possibile”!
Il 26 aprile 1986 l'Umanità intera ha conosciuto il volto peggiore dell'energia atomica: il più grande incidente nucleare della storia, l’unico di livello massimo ad oggi verificatosi (livello 7 nella scala INES).
Tutti, allora, hanno potuto vedere con i propri occhi (per il tramite delle immagini sconvolgenti che le televisioni trasmettevano da Cernobyl) gli effetti di un'esplosione nucleare: la fuga di nubi di materiali radioattivi da un reattore, con conseguente contaminazione dell'ambiente circostante (reso irreparabilmente “invivibile” per migliaia di anni!).
Le nubi di Cernobyl, spinte dai venti, hanno addirittura raggiunto i cieli di mezza Europa: l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia!
Secondo il rapporto 2006 del “Cernobyl Forum” (organismo dell'Onu comprendente, tra le altre, l’IAEA, la FAO, la Banca Mondiale e l’OMS), sarebbero legati con ragionevole certezza all’esplosione di Cernobyl almeno:
- 65 morti dirette;
- 4.000 casi di tumore alla tiroide (sviluppatisi tra il 1987 ed il 2005 nella sola popolazione compresa tra i 0 e i 18 anni);
- ed altri 4.000 casi di tumori e leucemie (che si stima si svilupperanno ancora nell'arco dei prossimi 80 anni).
Il gruppo del Partito dei Verdi Europeo, in realtà, ha contestato tali dati e stilato un rapporto alternativo, denominato TORCH (ovvero “The Other Report on Chernobyl”), il quale stima ulteriori 9.000 morti presunte:
- 4.000 fra i liquidatori, gli evacuati e la popolazione di Cernobyl;
- e 5.000 fra la popolazione residente in aree più debolmente contaminate.
Un rapporto di Greenpeace, invece, fornisce addirittura la stima di 100.000/270.000 vittime, fino ad arrivare alla cifra di “6 milioni” di morti per tumore fra tutta la popolazione mondiale!
I più accesi sostenitori del nucleare tendono a “sminuire” queste apocalittiche stime e a sottolineare, in ogni caso, come le vittime dirette dell'incidente sarebbero poche decine (solo 65), mentre la grandissima parte dei pazienti che hanno effettivamente contratto tumori sarebbero ancora vivi (come a dire: "c'è sempre di peggio che ammalarsi di tumore!").
Ma l'adozione del semplice “principio di precauzione” non imporrebbe una maggiore cautela nel propagandare certe “sicurezze” sul nucleare?
Dal 1987 i difensori dell'atomo hanno propagandato la tesi per la quale un'altra Cernobyl sarebbe stata “irripetibile”: tutte le centrali del mondo, difatti, sarebbero state dotate di nuovi e rafforzati sistemi di sicurezza sviluppati proprio sulla base degli errori umani e tecnici commessi nell'ex centrale sovietica.
La tragedia giapponese di Fukushima del marzo scorso, purtroppo, è l'amara controprova di una incontestabile verità: non esiste alcuna tecnologia nucleare al momento in grado di escludere "in termini assoluti" il rischio di incidenti (legati a errori umani, a disfunzioni tecniche, a calamità naturali... o ad atti terroristici!).
Come dubitarne, del resto, nel momento in cui persino l'avanzatissimo Paese del Sollevante si è trovato del tutto “impreparato” di fronte ad uno dei tanti terremoti che lo colpiscono frequentemente (ma più intenso del comune...) e ad una delle tante onde anomale che lo tormentano da sempre (ma più alta del previsto)?!
A Fukushima la concomitanza di due calamità naturali (un terremoto ed uno tzunami) hanno reso “ingovernabili” ben tre reattori: ad oggi si è reso impossibile persino il recupero dei corpi delle vittime presenti nelle aree più vicine alla centrale a causa degli eccessivi livelli di radioattività!
I nuclearisti ripetono a piè sospinto che l’altissima densità di reattori già presenti sul territorio francese e su quello inglese testimonia come si possa convivere con il nucleare con tutta tranquillità...
Cernobyl prima, Fukushima adesso, in realtà, sono soltanto gli episodi più eclatanti di una lunga catena di incidenti susseguitesi nell'arco della breve storia del nucleare: ogni anno (senza che se ne dia nemmeno notizia alla pubblica opinione, trattandosi di notizie spesso tenute segrete dalle autorità) sono innumerevoli gli incidenti di minore portata che avvengono negli oltre 400 reattori disseminati in tutto il mondo!
Per l'esattezza, negli ultimi 50 anni sono stati ben “130” gli incidenti nucleari verificatisi!
Nella vicina Francia solo nel luglio del 2008 si sono verificati ben 4 incidenti che hanno comportato rilascio di sostanze radioattive nell'ambiente o contaminazioni ad esseri umani, dovuti a una catena di malfunzionamenti e di negligenze umane (fonte: UNEP Year Book 2009, United Nations Environment Programme).
Dopo i fatti dell'11 settembre e l'escalation terroristica mondiale, poi, un interrogativo dovrebbe destare la massima “allerta”: gli impianti nucleari sono davvero "sicuri" contro ogni possibile attacco terroristico?
Se la British Nuclear Fuel definisce semplicemente “inimmaginabile” lo scenario di un aereo che si schianta su una centrale, il MIT
(“Massachusetts Institute of Technology”), invece, si è mostrato di diverso parere, affermando che il livello a cui gli impianti nucleari possano essere in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato!
La propaganda nuclearista si fa forte della constatazione per cui le cd. centrali nucleari di quarta (o ultima) generazione sarebbero molto più sicure che quelle costruite in passato.
Quello che si omette “volutamente” di ricordare, però, è che:
- le centrali che il Governo vorrebbero costruire in Italia non sono affatto di quarta generazione, bensì solo di terza;
- anche la centrale di Cernobyl, a suo tempo, era considerata “sicura”;
- anche il Giappone, prima dell'incidente di Fukushima, era considerato una delle potenze nucleari più “affidabili”;
- il rischio statistico di incidenti, anche se ridotto grazie ai progressi della tecnologia, è in sé “ineliminabile”;
- e le centrali di ultima generazione, anche se riducono il rischio di incidenti, nel caso questi si verificassero produrrebbero effetti ancora più “disastrosi” che le vecchie centrali! Lo denuncia un'inchiesta del quotidiano britannico “The Independent”, che ha rivelato il contenuto di
alcuni documenti di natura industriale provenienti dalla azienda francese Edf (la stessa che ha sottoscritto un accordo con l'Enel per la costruzione di centrali nucleari in Italia) in base ai quali le centrali di quarta generazione, nel caso di incidente, causerebbero una fuoriuscita di radiazioni più consistente e pericolosa che in passato (si stima che le perdite umane potrebbero essere “doppie” rispetto a quelle di  Cernobyl!).
I sostenitore del nucleare, puntando tutto sullo spirito di “rassegnazione” della pubblica opinione, ripetono ossessivamente che, nonostante l’Italia abbia chiuso col nucleare dal 1987, sono ben 13 le centrali straniere presenti ad un passo da casa nostra (a meno di 200 km!), tra la Francia, la Svizzera, la Germania e la Slovenia.
Tutto vero, purtroppo...
Ma ha senso immaginare di reagire alla paura di incidenti nucleari oltreconfine costruendo centrali anche in casa nostra, così finendo col rendere questa tragica possibilità ancor più statisticamente probabile?!
Inoltre va considerato anche il fatto che:
a- le conseguenze di un incidente nucleare si riducono all'aumentare della distanza dalle centrali (come dimostra il caso Fukushima, dove è stata disposta l'evacuazione della popolazione solo entro i 50km dall'incidente!);
b- ed, inoltre, in caso di incidente oltreconfine le nostre Alpi (come dimostrato dal caso Cernobyl) rappresentano comunque una parziale barriera naturale contro l'avanzamento di nubi radioattive!
Perché privarsi anche di quest'ultimo, flebile “baluardo”?! 

 
SECONDO:
IL NUCLEARE PRODUCE SCORIE “INELIMINABILI”! 

I nuclearisti considerano l'atomo una fonte d'energia “pulita” (un'ottima alternativa ai combustibili fossili) per il semplice fatto che non produce “gas serra”.
Ciò è vero, fatto salvo il particolare di non poco conto per cui le centrali atomiche generano anch'esse prodotti di scarto: le "scorie nucleari", elementi altamente nocivi per l'uomo e per l'ambiente che possono conservare alti livelli di radioattività per migliaia di anni!
Verrebbe, così, da dire che, se il nucleare è una fonte d'energia che non ha futuro, le sue scorie di futuro (radioattivo) ne hanno fin troppo!
Attualmente non esiste alcuna soluzione valida e definitiva al problema dello stoccaggio e della gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo (la scienza non è in grado né di distruggerle né di accelerare i periodi di decadimento della loro radioattività).
Nonostante tutto il problema resta: le scorie prodotte vanno in ogni modo conservate per migliaia di anni!
La soluzione per cui hanno optato gli Usa è l’immagazzinamento delle scorie in profondità, in appositi depositi (vere e proprie “discariche nucleari”) scavati tra le rocce a 5 km di profondità.
Tappezzare il Pianeta di “discariche radioattive” sotterranee, però, non può essere la soluzione definitiva, non offrendo adeguate garanzie di sicurezza: in un Pianeta in continua trasformazione quale il nostro e sottoposto a incessanti stravolgimenti, cosa ci rende sicuri del fatto che le cave sotterranee così create rimarranno indenni ed intatte per millenni?
Alcuni geologi americani, piuttosto, hanno lanciato un preoccupato allarme in merito alla sicurezza di tali depositi sotterranei: l’innalzamento esponenziale ed inarrestabile della temperatura del sottosuolo rischierebbe, nel medio-lungo termine, di causare un’esplosione dei fusti nucleari dovuta al loro eccessivo surriscaldamento!
Questo è un rischio (anche solo potenziale) che possiamo correre?!
Anche l'Italia ha una sua “eredità nucleare”: “60 mila metri cubi” di scorie frutto dell'attività delle sue vecchie centrali, tutte chiuse negli anni ’80.
Ancor oggi gli Italiani pagano un prezzo per l'avventata scelta nuclearista fatta a suo tempo dal Paese: “50 milioni di euro” è il costo annuo a carico dello Stato italiano per la loro conservazione delle sue scorie (costo che paghiamo  tutti alla voce A2 della bolletta dell'Enel!).
Come immaginare un “ritorno al nucleare” quando in Italia è ancora irrisolto il problema dello stoccaggio dei rifiuti delle centrali degli anni ‘60?! 


TERZO:
IL COMBUSTIBILE NUCLEARE E' DESTINATO AD ESAURIRSI! 

L'uranio è il principale “combustibile nucleare” (l'elemento naturale alla base del processo nucleare).
Purtroppo è un elemento (al pari dei combustibili fossili) “limitato” in natura, perciò destinato ad esaurirsi negli anni (ad un ritmo crescente all'aumentare della domanda nucleare).
Non esistono stime ufficiali sull’estrazione annuale di uranio (dati tutti coperti dal segreto militare o di Stato) ma, s
econdo un rapporto dell’“Energy Watch Group” (istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti), l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni (entro il 2050!).
A questo insanabile inconveniente i sostenitori della scelta nucleare obiettano che:
1- i reattori di quarta generazione (“autofertilizzanti”) sarebbero in grado di moltiplicare la capacità di utilizzo dell’uranio;
2- e i reattori al “torio 232” utilizzano come combustibile un elemento naturale ampiamente diffuso sulla superficie terrestre, tanto da permettere un'autonomia energetica di oltre 200 anni.
Resta, in ogni caso, un'ovvia constatazione da fare: le centrali nucleari la cui costruzione è prevista in Italia sono solo di terza generazione (niente a che vedere, dunque, con le centrali di ultima generazione -che non entreranno in servizio prima che tra trent’anni- o con quelle al torio -che esistono solo in forma sperimentale!-).
E’ razionale, lungimirante, conveniente, allora, elaborare piani energetici futuri sulla base di una materia prima “senza futuro”?! 


QUARTO:
IL NUCLEARE E' “ANTIECONOMICO”! 

Prescindendo dai rischi e pericoli connessi a tale scelta, investire sull'energia nucleare è economicamente conveniente (e sostenibile)?
Se analizziamo gli enormi costi connessi la risposta è una sola: “No”!
Quando si parla di “costo del nucleare”, difatti, spesso si commette un imperdonabile errore (o “mistificazione!): riportare un solo dato, ossia il costo attuale di 1 KW di energia elettrica prodotto tramite il nucleare (che risulterebbe più conveniente rispetto a un pari KW prodotto tramite qualsiasi altra fonti di energia rinnovabile...).
Questo dato, però, rivela solo una mezza (per non dire “falsa”!) verità: fa riferimento ai soli costi “attuali” (di costruzione e funzionamento delle centrali) senza tener conto anche dei costi “futuri” che la scelta nucleare ineluttabilmente comporta, quali:
1- il costante e progressivo aumento del prezzo del combustibile nucleare, legato al progressivo esaurirsi in natura dell'uranio (di contro, il costo dell'energia rinnovabile, oggi elevato, potrà considerevolmente ridursi negli anni grazie alla sua diffusione su larga scala, ad adeguate politiche governative di incentivo ed all'utilizzo di nuovi impianti funzionanti con tecnologie oggi solo in fase di sviluppo ma domani possibilmente disponibili!);
2- ed i costi futuri di dismissione e smantellamento degli impianti nucleari e di gestione e conservazione delle scorie prodotte!
Per farsi un'idea, basti pensare che:
- smantellare una centrale può costare da 400 milioni di euro (per un reattore raffreddato ad acqua da 1000 MW) fino a “2 miliardi di euro” (per i reattori raffreddati a gas);
- mentre smaltire le scorie radioattive è costato ad oggi agli Stati Uniti qualcosa come “5,4 miliardi di euro” soltanto in studi e progetti di fattibilità per individuare i siti di stoccaggio adeguati (mentre si prevede che la ricerca, costruzione e messa in opera del sito individuato finora, nel deserto del Nevada, costerà diverse “decine di miliardi di euro”, secondo le stime del Dipartimento dell'Ambiente degli Stati Uniti).
L’industria nucleare, in conclusione, è un'impresa “anti-economica” (destinata ad operare “in perdita”), essendo elevatissimi:
I- sia i costi “preliminari” (di  realizzazione degli impianti, stimati in almeno 5 miliardi di euro per ogni centrale);
II- sia i costi “attuali” (di gestione delle centrali);
III- sia i costi “futuri” (di smantellamento e bonifica degli impianti al termine della loro breve attività e di gestione e deposito delle scorie).
Tutti costi, per intendersi, destinati a pesare sulle tasche della collettività (sulle generazioni future!), non essendo sostenibili da nessuna azienda privata (l'intervento dello Stato a copertura delle spese risulta inevitabile!).
Qual è il vantaggio per le famiglie, allora, di ricorrere al nucleare?! 


 QUINTO
LOCALIZZARE IMPIANTI NUCLEARI IN ITALIA RISULTA UNA "MISSION IMPOSSIBLE"! 

L'Italia (stretta penisola densamente popolata, altamente sismica e geologicamente instabile) risulta un territorio idoneo all'installazione di impianti nucleari "in piena sicurezza"?
Prima di Fukushima, probabilmente, si sarebbe detto di si pensando all'esempio del Giappone...
E adesso?
Secondo gli esperti, l'unica regione sismicamente sicura d'Italia risulterebbe la Valle Padana.
Ma il popolo della Lega sarà disponibile a trasformare le proprie verdi valli in una “polveriera nucleare”?!
I cittadini italiani sarebbero disponibili ad accettare la realizzazione di centrali alla periferia delle proprie città?
Ricordando le veementi proteste di popolo avutesi in Campania contro la costruzione di nuove discariche, a Vicenza contro l’ampliamento di una base militare ed in Val d'Aosta contro la costruzione della Tav (che hanno richiesto finanche l'intervento dell'esercito!), qualcuno osa immaginare come reagirebbero le comunità locali alla notizia della costruzione di una centrale nucleare o di un deposito di scorie radioattive?!
Infine, gli amministratori locali di quegli stessi partiti di governo fautori del “ritorno all'atomo” sarebbero disponibili, come logica coerenza, ad accogliere nei propri territori un impianto nucleare?!
E' stato sufficiente, in realtà, che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, prefigurasse la probabilità di costruire una centrale in Lombardia perché si alzasse una "levata di scudi" da parte dei governatori Formigoni (Pdl) e Cota (Lega), seguiti a ruota da tutti gli altri presidenti di regione del centrodestra!
Ma come può il Governo credere di convincere gli Italiani della “bontà” della propria scelta nucleare se non appare in grado nemmeno di convincere i propri rappresentanti nel territorio?! 


SESTO:
LA REALIZZAZIONE DI UNA CENTRALE NUCLEARE RICHIEDE TEMPI LUNGHISSIMI! 

L'IAEA stima i tempi di costruzione di una centrale nucleare in 5 anni.
Tale dato, però, non deve trarre in inganno: il tempo “effettivo” di realizzazione degli impianti è molto maggiore!
Aggiungendo il tempo necessario a ottenere permessi, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale nonché quello per i lavori di connessione alla rete elettrica, difatti, i tempi reali si attestano in media sui “200 mesi” (16,6 anni!).
Se, dunque, il 12/13 giugno non prevalessero i "Si" al Referendum e, conseguentemente, il Paese spianasse la strada ai "piani nucleari" del Governo, le quattro centrali preannunciate (sempre che fossero rispettati dalle imprese esecutrici i tempi previsti per la consegna dei lavori ed i costi preventivati) entrerebbero in funzione “non prima del 2027”!
Il tutto per soddisfare solo il “5/6% del fabbisogno energetico nazionale”!
“Cui prodest”?!
Bastano questi numeri per ritenere il piano nucleare del Governo una pura e semplice “follia”! 

SETTIMO:
IL NUCLEARE NON GARANTISCE ALCUNA “INDIPENDENZA ENERGETICA”! 

Anche qualora il nucleare si realizzasse, l'Italia:
1- continuerà ad aver bisogno d'importare dall'estero petrolio per i trasporti e gas per i riscaldamenti
(il nucleare, difatti, produce solo elettricità e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti ed il riscaldamento degli edifici. Lo dimostra il fatto che la Francia, leader nel settore nucleare, ha consumi pro-capite di petrolio addirittura superiori a quelli italiani!);
2- e, per di più, diverrebbe “totalmente dipendente” dall’estero anche per l'approvvigionamento di uranio e per la tecnologia nucleare (dal nostro Paese ormai del tutto abbandonata...). 


 OTTAVO:
IL NUCLEARE NON COMPORTA ALCUNO SVILUPPO OCCUPAZIONALE! 

Il settore nucleare genera minori benefici in termini occupazionali (quindi sociali) rispetto al comparto delle energie alternative.
Una centrale in costruzione, difatti, produce solo “3.000” posti di lavoro (che si riducono a “300” nella fase di esercizio!).
Greenpeace, invece, stima che l'occupazione indotta dallo sviluppo delle energie rinnovabili sia 10/15 volte maggiore rispetto a quella indotta dal nucleare:
- la Germania può vantare in soli 10 anni “350.000” addetti nel settore delle rinnovabili (contro i 30 mila delle sue 17 centrali nucleari!);
- mentre l'Italia
, pur essendo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi, nel solo settore fotovoltaico ha già prodotto “120 mila” nuovi posti di lavoro negli ultimi anni (e, secondo l'“Asso Energie Future”, potrebbe creare all’incirca “200 mila” posti di lavoro nei prossimi 9 anni!).
In un Paese in cui 1 giovane su 3 non trova lavoro ed il settore delle rinnovabili appare forse l'unico “dinamico” nonostante la crisi economica, perché non investire sulla “green economy” quale volano di crescita e sviluppo?
Perché non scommettere su un nuovo “Rinascimento verde”? 


NONO:
IL NUCLEARE E' UN'OPZIONE POLITICAMENTE “SENZA FUTURO”! 

Mentre il Governo italiano si mostra impegnato a giustificare le ragioni di un “ritorno al passato”, il resto del mondo (sostanzialmente con la sola eccezione della Cina) viaggia “controcorrente”, guardando con più attenzione alle energie del futuro:
1- il presidente Barak Obama ha vinto le elezioni americane promettendo il miracolo di una “green economy” (nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione si è spinto a promettere che entro il 2035 l’80% dell’elettricità americana proverrà da fonti di energia pulita ed entro il 2015 gli Usa diverranno il primo paese ad avere 1 milione di veicoli elettrici su strada!);
2- il governo spagnolo di Zapatero ha incentivato uno sviluppo esponenziale delle fonti energetiche “pulite” (tale da renderle competitive con le fonti tradizionali!);
3- la cancelliere Merkel ha deciso lo stop di tutti i reattori entro il 2022 (promettendo che entro il 2050 l'80% dell'energia tedesca arriverà da eolico e fotovoltaico!);
4- il governo svizzero ha annunciato l'intenzione di abbandonare progressivamente il programma energetico nucleare;
5- e persino il Giappone, ovviamente dopo il disastro di Fukushima, ha comunicato di voler rinunciare presto al nucleare (il Primo Ministro, Naoto Kan, sta considerando l'ipotesi di imporre a tutti gli edifici di nuova costruzione l’installazione di pannelli solari entro il 2030!).
Cosa spinge, allora, il Governo italiano a continuare a puntare lo sguardo sull'atomo?
Quale senso avrebbe investire risorse per costruire centrali che entrerebbero in funzione solo quando le restanti centrali di mezza Europa saranno in fase di smantellamento?!
Se davvero il nucleare fosse una fonte d'energia “conveniente”
, inoltre, come mai solo il 6% dell’energia mondiale viene prodotta dall'atomo?
E se sul serio il ritorno al nucleare fosse una scelta “obbligata”, perché mai la più grande potenza industriale d'Europa, la Germania, potrà farne a meno?
L'Italia è stata tra i primi paesi industrializzati ad uscire dall’atomo, in un periodo nel quale il resto del mondo guardava “con interesse” a tale fonte di energia.
Se oggi è il resto del mondo a guardare “con sospetto” al nucleare, perché mai l'Italia dovrebbe proseguire la sua “politica del gambero”? 

 
DECIMO:
IL NUCLEARE E' STATO “BOCCIATO” DAI CITTADINI! 

Gli italiani hanno già detto la loro sul nucleare, con la plebiscitaria consultazione referendaria del 1987.
Ancor oggi
, inoltre, tutti i sondaggi rivelano che la maggioranza della pubblica opinione è rimasta contraria alla scelta nucleare!
Ecco perché la volontà governativa di imporre al Paese il nucleare pur in contrapposizione ad una volontà popolare di segno dichiaratamente opposto risulta essere una scelta politica eversiva, “antidemocratica”!
Una norma di legge introdotta dal Governo Berlusconi nel 2009 prevede finanche “l’uso dell’esercito” per realizzare le previste centrali nucleari (per imporre alle comunità locali la costruzione di futuri impianti).
Si tratta della volontà di “forzare la mano”, di una scelta quantomeno “irresponsabile”, destinata a generare inevitabili conflitti istituzionali e sociali qualora venisse attuata!
Una ragione in più perché il prossimo 12/13 giugno i cittadini si rechino alle urne per confermare con un “Si” il loro “No” al nucleare! 

integralmente tratto da disinformazione.it

Gaspare Serra
Blog "Panta Rei":
http://gaspareserra.blogspot.com
Contatti facebook:
Profilo personale:
http://www.facebook.com/Gaspare.Serra.VI
Pagina "Panta Rei":
http://www.facebook.com/blog.di.GaspareSerra
Gruppo "Il Pianeta che muore...":
http://www.facebook.com/group.php?gid=49160887239&ref=mf

venerdì 27 maggio 2011

SPECIALE REFERENDUM

Referendum acqua: il fronte del SI

di Valentina Murelli, integralmente tratto da OGGI SCIENZA
immagine utilizzata tratta da ALTROGIORNALE

Dopo aver sentito i sostenitori del no, è il momento di dar voce a quelli del sì, al fronte che prima ha proposto i referendum – parliamo dei due quesiti sull’acqua – e che ora si spende per convincere più cittadini possibili ad andare alle urne il 12 e 13 giugno, barrando per due volte la casellina del sì. Oggi Scienza ha raccolto i commenti di tre esponenti, tre “anime” differenti, del Forum dei movimenti per l’acqua, che hanno messo in luce aspetti differenti della questione: Corrado Oddi, della segreteria nazionale della funzione pubblica Cgil e del coordinamento nazionale del Forum, Andrea Agapito, responsabile acque del WWF e Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, piccolo comune alle porte di Milano, appartenente alla rete dei comuni virtuosi.
Per tutti e tre, “andare a votare è un fatto in primo luogo di democrazia”. Sia per ridare vigore all’istituto referendario, importante istituto democratico un po’ appannato dopo le ultime consultazioni fallite, sia perché in ballo c’è una questione di quelle davvero importanti. L’acqua – dicono – è un bene fondamentale, l’accesso all’acqua un diritto e come tale va difeso, contro logiche di mercato e di privatizzazione.

Per il fronte del no il discorso, messo in questi termini, è soltanto ideologico, ma i referendari rimandano al mittente la scomoda etichetta: “Che cosa ci può essere di ideologico in un referendum che è stato richiesto con oltre un milione e quattrocentomila firme? Non sono un milione e quattrocentomila persone che si sono mosse per ideologia, ma cittadini che hanno avvertito un problema e hanno chiesto alla classe politica di prenderne atto e tentare una soluzione alternativa a quella esistente”, dichiara Agapito.
Scendiamo in dettaglio. Perché tutta questa contrarietà alla privatizzazione? Tre le ragioni principali. La prima ce la dice Oddi: “Perché non è vero che un servizio privato è un servizio efficiente. L’obiettivo del privato non è tanto far contento il cittadino, quanto fare profitto e, in caso di società quotate in borsa, massimizzare i dividendi degli azionisti. Come? In genere, aumentando le tariffe, riducendo gli investimenti e spingendo i consumi”.

Agapito fa un discorso più generale: “I servizi idrici sono solo la punta di un iceberg immenso, che è la gestione delle acque nel loro complesso, anche dal punto di vista territoriale. Nel nostro paese la questione è stata sempre affrontata in modo estemporaneo con soluzioni-pezza che funzionavano per brevi periodo di tempo, come sarà probabilmente per la nuova Agenzia per i servizi idrici. Manca invece una gestione organica complessiva che, per prima cosa, ci sappia dire a quanto ammontano le riserve idriche di questo paese, in che condizioni sono i vari bacini, chi preleva quanta acqua, per fare cosa e pagandola quanto”.
Non è che i dati non ci siano ma, passatemi la metafora idrica, sono dispersi in mille rivoli: nessuno ha in mano il quadro completo della situazione.
“Come si fa allora a fare piani di gestione oculati dei bacini?”, chiede Agapito. “Come faccio a stabilire quanta acqua deve andare ai cittadini per i loro usi domestici, quanta agli agricoltori, quanta alle centrali idroelettriche, se non so quanta ne ho a disposizione e in quali condizioni?”, si chiede Agapito. “Ecco, dato che la situazione è questa, credo proprio che affidare i servizi idrici in mano ai privati sia quanto meno incosciente. Magari ne possiamo riparlare quando abbiamo sistemato la questione della gestione dell’acqua a monte, ma ora il processo di privatizzazione va fermato”.

Sulla terza ragione di contrarietà al dominio privato nella gestione dei servizi idrici interviene Finiguerra, riprendendo il discorso sulla democrazia: “Immaginiamo un mondo dove tutto è privatizzato: l’acqua, l’energia, i servizi sociali, la scuola, la sanità. E’ un mondo in cui i cittadini non hanno più come interlocutori i comuni, le province, le regioni, fino al governo nazionale – su cui di fatto, con il loro voto, esercitano un controllo democratico – ma multinazionali su cui non hanno il minimo controllo. In questo mondo, i cittadini non avranno più alcun controllo su servizi, neppure quelli essenziali, e passeranno da portatori di diritti a detentori di denaro per acquistare servizi. Sarà un mondo antidemocratico”.
Eppure, i sostenitori del no dicono che questo pericolo non c’è, perché l’acqua rimane di proprietà pubblica; a passare in mano privata rimerrebbe soltanto la sua gestione.
“A me questa sembra una presa per i fondelli”, commenta Finiguerra. “Se il pozzo è pubblico, ma il secchio lo controlla un privato, di fatto l’acqua di quel pozzo è privata, perché io non la posso controllare”.

Eppure, anche in ambito pubblico non è tutta una meraviglia. Anche il pubblico può essere inefficiente, e affidare la gestione dei propri servizi sulla base di criteri clientelari, più che di reale efficienza.
“Vero, ma secondo me la soluzione a questo problema non è passare al privato, è cambiare la classe dirigente. Cosa che possiamo fare, perché la controlliamo con il nostro voto”, afferma Finiguerra.
Per i referendari, comunque, la vittoria al referendum non sarebbe un punto d’arrivo, ma di partenza: “Certo che ci sono cose da migliorare nella gestione pubblica”, commenta Oddi. “Vanno cercate nuove forme di partecipazione dei cittadini a questa gestione, che si affianchino a quelle tradizionali”.

Rimane comunque la spinosa questione dei fondi. Dove vanno a prenderli i comuni, le province, lo stato, i soldi per rimettere in sesto le reti idriche colabrodo del nostro paese? “Basta ridistribuire diversamente alcune risorse. Se si decide che l’acqua, e non il ponte sullo stretto di Messina, è una priorità, allora si possono recuperare risorse. E altre si possono recuperare dalla lotta all’evasione fiscale”, dice Oddi. Finiguerra invece lancia una provocazione: “E il privato dove li va a prendere i soldi? Nel suo capitale investito ok, che però deve recuperare. E come? Con le tariffe. Ecco, la stessa cosa possono fare i comuni. Se la scelta è tra pagare una tariffa ai privati o una tariffa pubblica, io scelgo la seconda”.

sabato 14 maggio 2011

L'importanza del referendum

Il 12 e il 13 giugno pensate di andare al mare?

Referendum sulla privatizzazione dell'acqua:
Vota SI se non vuoi che venga privatizzata

Una circolare interna RAI che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum)
DOVETE PUBBLICIZZARE I REFERENDUM
perché il Governo farà passare solo pochi spot a Rai e Mediaset.
Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum, lo scenario sarebbe drammatico per i governanti, ma stupendo per tutti i cittadini italiani!
Un referendum passa se viene raggiunto il quorum ed è necessario quindi che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.
I referendum non saranno pubblicizzati in TV.
Così, molti cittadini non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno e non andranno a votare.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?
Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.
Passaparola!

%%%


Sopra riportato, uno stralcio di un messaggio che circola in rete e che pone l'accento solo sul referendum contro la privatizzazione dell'acqua, bene pubblico per eccellenza.
Ma è parimenti importante, per il futuro nostro e dei nostri figli, che sia bloccata ogni iniziativa a favore del nucleare "caldo", quindi:


VOTA SI per FERMARE IL NUCLEARE

Il ricorso all'energia nucleare "calda" per produrre energia può essere condiviso solo da tre categorie di persone:
  • i disinformati
  • gli stolti
  • i criminali
Ai disinformati hanno fatto credere che l'energia atomica sia sicura e conveniente e qualcuno di loro è addirittura convinto che sia l'unica scelta possibile per affrancarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili.
Così non è perché, per fare un esempio a parità di energia prodotta, una centrale eolica costa la metà e si mette in opera in un decimo del tempo necessario ad una centrale nucleare.
Se qualcuno pare dimostrare il contrario, è perché non mette in conto i rischi legati alle numerose possibilità di contaminazione - infatti sono necessari 30.000 litri d'acqua al minuto per tenere sotto controllo la reazione: quest'acqua viene poi riversata nell'ambiente riscaldata e contaminata, in grado così di modificare fino a distruggere qualsiasi habitat; le scorie poi, costituiscono rischi e costi aggiunti che si protraggono per centinaia di anni dopo la dismissione dell'impianto.

Gli stolti, semplicemente non sono in grado di cogliere simili evidenze.

I criminali, sono pienamente consapevoli che, a fronte di rischi e costi inaccettabili per la società, le centrali atomiche costituiscono un grosso affare per gli appalti di costruzione, sorveglianza e custodia delle scorie e soprattutto per la produzione di plutonio, elemento privo di qualsivoglia applicazione civile di produzione energetica ma che fa gola alle Industrie della Guerra e della Geoingegneria per la sua unica applicazione pratica: la fabbricazione di ordigni di alto potenziale.

%%%

Heymotard non entra nel dettaglio per quanto riguarda l'altro referendum, di gran lunga meno importante, ma dichiara la sua scelta utilizzando la simpatica immagine pubblicata.

Approfondimenti:
- Le banche mettono le mani sull'acqua
-
Un mese di novità per il generatore di Rossi