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giovedì 19 settembre 2019

2000 Euro d'incentivo all'inquinamento

Il nuovo governo ineletto (il 7° in 19 anni di sospensione della democrazia) continua a far danni in maniera peraltro neanche tanto originale con i famigerati incentivi alla rottamazione di veicoli perfettamente funzionanti.
Chiariamo subito una cosa: ogni veicolo rottamato costituisce una vera e propria bomba ecologica, un insulto all'ambiente ed un omaggio alla produzione capitalistica di beni più dannosi che inutili.
Se da una parte è vero che un'automobile più evoluta, durante il suo funzionamento consuma leggermente meno e inquina leggermente meno di un'auto della generazione precedente è anche vero che:

1) Rottamare un veicolo perfettamente funzionante comporta il

giovedì 25 ottobre 2018

Veicoli sequestrati


Uno dei tanti problemi risolvibili con estrema semplicità a vantaggio della comunità ed alla faccia della burocrazia, è quello dei veicoli sottoposti a sequestro. In Italia esiste uno sterminato parco veicoli sottoposti a sequestro, spesso giacenti in aeree private all'aperto. Questa condizione comporta un degrado dei veicoli accelerato dagli agenti atmosferici come acqua, salsedine, ghiaccio, vento e sole. Durante la permanenza all'aperto, i veicoli a motore possono perdere lubrificanti e carburanti, produrre residui di gomma. Inoltre lo stesso inutilizzo del veicolo comporta alla lunga il degrado definitivo delle batterie di bordo, degli pneumatici ed alla lunga di tutte le parti in gomma ed in plastica, rendendo necessaria la loro sostituzione nel caso il veicolo possa tornare in circolazione, con l'inevitabile problema dello smaltimento di un'apprezzabile massa di rifiuti altamente inquinanti. Non parliamo poi dei

mercoledì 11 luglio 2018

Il superfluo necessario


Stamattina su Canale Italia, nel corso del programma quotidiano Notizie Oggi - che mentre digito è ancora in corso - un ospite ed un ascoltatore che ha telefonato in diretta si sono domandati a cosa mai possano servire pensioni superiori a 10.000€ al mese, giudicate assurde o immorali.
Nel sistema capitalistico in cui ci troviamo, la risposta è molto semplice: a creare posti di lavoro in aziende che producono oggetti di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno.
Una realtà che non si vuole prendere in considerazione per pura invidia - un sentimento che assieme alla gelosia ritengo uno dei più bassi e spregevoli - è che il Mercato, il mondo intero è fatto anche da gente che HA di più degli altri, può accedere a livelli di benessere inimmaginabili per l'uomo comune e che quindi col suo comportamento consumistico alimenta una parte del mercato che

mercoledì 9 maggio 2018

Trasporti pubblici a 5 stelle


Roma - Bus fatiscenti a fronte di oltre 200 milioni di Euro all'anno dilapidati dall'amministrazione capitolina in aiuti economici a zingari e giovani maschi stranieri illegittimamente presenti sul nostro territorio.
Ai temerari utenti è raccomandato premunirsi di estintori.

sabato 2 settembre 2017

Traffico e sovrappopolazione in Italia


Un errore ricorrente nei dibattiti tra incompetenti in materia è discutere sugli effetti senza avvedersi delle cause.
Così, e l'ho sottolineato più volte in questo blog, si cercano soluzioni o palliativi ai problemi generati dal traffico veicolare ricorrendo a divieti oppure  a limitazioni d'uso.
E' chiaro invece che il traffico è la risposta ad una domanda di mobilità e se quest'ultima crea problemi sociali, limitarla per decreti nella sua dimensione

mercoledì 31 maggio 2017

Il Fisco come un'idrovora


Come l'acqua e la corrente elettrica, anche il Fisco sceglie la via più breve e praticabile col minimo dispendio energetico per propagarsi ed assecondare la sua differenza di potenziale economico.
Agisce come un'idrovora, risucchiando e prosciugando per prime le riserve d'acqua meno consistenti.
Ma, come un'idrovora, non può che agire esclusivamente su di una serie di pozze d'acqua in qualche modo collegate tra loro; è incapace, infatti, di esplicare la sua azione drenante a danno di tante altre pozze d'acqua che persistono indisturbate in altri bacini.
Questi bacini rappresentano esattamente, sempre rimanendo in metafora idraulica, ciò che comunemente si definisce "il sommerso".

giovedì 18 maggio 2017

Perché l'Uomo ce l'ha con gli alberi?

In realtà bisognerebbe chiedersi perché l'Uomo ce l'ha con la natura intera, vista la mole di offese quotidiane che le arreca senza neanche rendersi conto che egli ne costituisce parte integrante e che quindi agisce, così facendo, contro sé stesso.
Ma per trovare una risposta bisognerebbe essere certi dell'effettiva origine della specie umana ed il discorso si farebbe troppo complesso.

L'antropizzazione del territorio corrisponde in par misura alla distruzione degli ecosistemi: c'è poco da fare, a meno di non immaginare che una città offra maggiori opportunità  di sopravvivenza di un ambiente naturale per alcune specie di animali allo stato brado come topi ed piccioni... .

mercoledì 8 febbraio 2017

Terremoto: stanziati 97 milioni di Euro per favorire il dissesto idrogeologico



Avete letto bene: alla faccia del "Paese in crisi economica" e dei terremotati sopravvissuti all'inverno nonostante il menefreghismo di Stato, non c'è stato alcun problema a reperire una cifra esageratamente sproporzionata per finanziare in maniera opulenta una manifestazione di golf, uno dei passatempi elettivi dei ricchi assieme al polo ed all'equitazione che, almeno quest'ultimo, è uno sport.
Inutile ma doveroso precisare che gli amministratori destinatari di tali fondi sono tutti legati al Partito antiDemocratico per militanza diretta, parentela o altro tipo di nepotismo spartitorio della ricchezza pubblica.

Fin qui nulla di strano, l'Italia è uno dei Paese (ancora!) più ricchi del mondo, non solo #1 in the world per l'arte ma ai vertici anche per patrimonio

venerdì 23 dicembre 2016

Gentiloni care



Negli States, il Presidente Obama è tecnicamente ancora in carica e, accettata definitivamente la volontà maggioritaria del popolo americano, sta cercando di cancellare le tracce delle malefatte che gli sono valse il premio Nobel per la Guerra. I metodi "di cura" che sta usando mostrano continuità "filosofica" nel suo operato e sono degni della mancata presidentessa Clinton: censure, assassinii di ambasciatori in diretta, sparizioni di persone e documenti... insomma ordinaria amministrazione Obama.

Al di qua dell'Atlantico, il governo sconfitto dal referendum ma tecnicamente ancora in carica, sta facendo più o meno la stessa cosa anche se i morti li provoca indirettamente: istigando al suicidio gli imprenditori che loro stessi hanno fatto fallire; importando criminali dall'estero e facendo in modo che

domenica 4 settembre 2016

Bici: il pericolo stradale Numero Uno



Stamattina verso le 9 sono arrivato in moto alla postazione dalla quale digito, percorrendo uno dei consueti tratti di strada ed ho notato un discreto numero di ciclisti - tutti agghindati in modo tecnico come se stessero partecipando ad una corsa - che procedevano nei due sensi, costringendo i normali utenti della strada al consueto e pericoloso slalom.
Circa un'ora dopo, sono stato raggiunto dalla mia compagna che è venuta in auto arrivando in ritardo a causa del blocco stradale conseguente ad un incidente manco a dirlo occorso tra un'auto guidata da una (molto probabilmente incolpevole) ragazza ed il solito ciclista incosciente.
Come faccio a sapere che è incosciente?
Semplice: andare in bici in mezzo ad un traffico motorizzato è da incoscienti: demenziale sostenere il contrario.

mercoledì 16 aprile 2014

Renzi compra 1300 auto blu con i nostri soldi

...però ne svende 100 delle vecchie ed i media di regime passano solo la seconda notizia, per altro sagacemente diramata solo dopo la chiusura dell'asta per gli acquisti.
In tal modo sembra che l'ultimo Presidente del Consiglio imposto agli italiani stia veramente cercando di arginare il deficit pubblico, pur se lavorando sugli spiccioli invece che sul capitale.
Infatti ha poco senso (se non di valenza propagandistica) recuperare qualche sparuto milione di Euro tagliando qua e là la spesa pubblica quando se ne elargiscono miliardi a fondo perduto alle banche private, e senza ottenere nulla in cambio (per lo Stato).

Ecco come ci prende in giro: la sua Giulietta sembra bianca ma in realtà è... blu, ovvero è un'auto di Stato.

E' così che si crea la realtà PERCEPITA: si parte da dati statistici inoppugnabili (ammettiamo che sia così) per poi estrapolarne solo la parte che sostiene la verità che si vuole far passare.
Non saranno certo 100 vecchie auto pubbliche svendute su e-bay a risanare le casse dello Stato quando contestulamente se ne comprano altre 1300 nuove!!
 
Il bamboccio fiorentino gioca, come i suoi ultimi predecessori, con le briciole di soldi e potere concessegli dai suoi padroni (non solo americani) e non cambia molto lo stile già adottato per il Comune di Firenze quanto a preferenze per appaltatori amici e nepotismo.
Per inciso, ad esclusivo uso di sua moglie sono state assegnate ben 4 auto blu. Ma forse non necessariamente di colore blu.

Articoli di approfondimento:

http://www.pressnewsweb.it/2014/03/allasta-cento-auto-blu-ma-lo-stato-e.html

http://www.informarexresistere.fr/2014/02/14/renzi-bugiardo-e-pericoloso-ha-troppi-padroni-potenti/

http://heymotard.blogspot.it/2012/12/auto-per-tutti.html

http://heymotard.blogspot.it/2013/05/attenti-alle-auto-blu-ma-anche-quelle.html

venerdì 3 maggio 2013

Attenti alle auto blu. Ma anche alle grige.

 
Dopo il caso dei furgoni gialli, se qualcuno crede di vivere in uno Stato che si è lasciato dietro qualsiasi legame col passato che lo ha generato, si sbaglia di grosso. La maggior parte delle leggi tutt'ora in vigore, in particolar modo quelle che regolamentano le responsabilità penali, risalgono al 1930, parzialmente modificate nel 1988.
Non che "aggiornamento" sia sinonimo imprescindibile di "progresso", anzi, ma anche in settori al di fuori del penale non è che ci troviamo tanto più aggiornati.
 
Al 1927 infatti, risale un Regio Decreto che consente la non iscrizione al PRA delle auto di Servizio Pubblico ovvero privato dello Stato, visto che lo Stato attuale tutto è tranne che un'ente di diritto PUBBLICO... .
E siccome (le leggi) se le suonano e se le cantano (e soprattutto le applicano) senza la nostra collaborazione e senza il nostro consenso, pare che - da un'inchiesta condotta dal periodico QuattroFIAT... pardon QUATTRORUOTE - almeno il 25% delle auto di Stato non risultano iscritte al PRA per cui in caso d'incidente con fuga del colpevole, è impossibile risalire al proprietario della vettura se non s'intraprende una vera e propria azione legale.
 
Va detto che lo studio del mensile milanese sottostima di quasi un ordine di grandezza (ovvero di uno zero in meno) la reale consistenza del parco delle auto di Servizio "Pubblico", per cui il fenomeno potrebbe essere MOLTO più esteso di quanto non denunciato.
Ad ogni modo, attenti a non intralciare il transito di queste vetture fantasma, anche quando vi sfrecciano accanto strafottendosene dei limiti di velocità che VOI siete invece costretti ad osservare a suon di salatissime multe e di ritiri di patente, come se spettasse a "loro" - per diritto divino -  stabilire il diritto o meno di guidare - ed in che modo - il nostro veicolo.
Gli autisti "blu", per decreto, sono del tutto immuni da sanzioni.
 
Questo parco sconfinato quanto inutile CI costa quasi 9 miliardi di Euro all'anno: ricordiamocelo ogni volta che ci chiedono ANCORA soldi sotto forma di inique tasse.
 
Nota: per auto "grigie" s'intendono quelle in uso alle Autonomie Locali.

Articoli di riferimento:
- Occhio ai furgoni gialli
- Auto per tutti o tutti per le auto?

giovedì 14 febbraio 2013

Inquinamento e stress da locomozione: come risolvere i problemi alla radice

Uno dei metodi più efficaci per ostacolare il diffondersi dell'informazione non è quello di cercare di contrastarla con degli argomenti logici - che per altro scarseggerebbero - ma salire sul carro della stessa cercando di deviarne la traiettoria.
Un trucco che funziona quasi sempre è quello di spostare l'attenzione e la focalizzazione della discussione dalle cause agli effetti. Su di essi si può discorrere all'infinito e perfino trovare soluzioni transitorie apparentemente efficaci (come un farmaco per una malattia) senza scalfire minimamente le cause.
Così, per quanto riguarda cause ed effetti relativi ai costi sociali, a quelli ambientali, agli effetti negativi sulla qualità della vita comportati dal traffico intenso e dalla densità circolatoria sulle strade, non si fa altro che discutere nonché ideare inutili palliativi costituiti da nuove norme circolatorie, divieti e deviazioni ad orari prestabiliti, potenziamento delle linee pubbliche ed altre amenità che non solo non migliorano ma - in genere - peggiorano la situazione in quanto se esiste una determinata quantità di persone e merci costrette a raggiungere un determinato punto, l'unica cosa che si può fare è quella di omogeneizzare il flusso evitando punte orarie e canalizzando il traffico su direttrici ad alta capacità di smaltimento. Tutte stronzate, insomma, che lasciano per forza di cose inalterato il flusso nella sua consistenza e con esso quasi inalterati i costi, l'impatto ambientale e le perdite di tempo.
 
L'unica svolta radicale a 180° per abbattere drasticamente, e non solo nascondere sotto al tappeto i mille problemi creati dal traffico, non è quella di ideare trasporti pubblici fantascientifici su monorotaia a -levitazione magnetica o auto iper-ecologiche che in maniera totalmente automatica ed indipendente dalla vostra volontà vi portano con estrema sicurezza al macello ma è quella di ABBATTERE I PRESUPPOSTI DEL TRAFFICO, come vado predicando da decenni, intervenendo per una volta sulle CAUSE e non sugli effetti.
 
Bene, giunti a questa determinazione, è innanzitutto necessario individuare i VERI motivi che spingono un'enorme percentuale di cittadini, ogni giorno della loro vita lavorativa o per il soddisfacimento delle necessità quotidiane, ad allontanarsi tanto dalla loro residenza da dover ricorrere ad un mezzo di trasporto motorizzato, privato o pubblico che sia.
 
Allora, da CHI è formato il traffico?
A seconda degli orari presi in considerazione, escludendo gli inevitabili addetti alla manutenzione urbana, stradale ed impiantistica come netturbini, stradini, idraulici del Comune ed elettricisti, artigiani e professionisti che operano a domicilio per la stessa natura della loro prestazione, nonché gli intoccabili turisti, si può supporre con sufficiente approssimazione che il traffico su cui si può intervenire, riducendolo drasticamente ricavandone più vantaggi che svantaggi, sia composto da categorie del genere:
  • Artigiani, burocrati, commercianti, operai, personale scolastico, professionisti che risiedono lontano dal loro posto di lavoro. In una parola: pendolari;
  • Studenti che risiedono lontano dall'edificio scolastico;
  • Cittadini costretti ad andare di persona, magari allontanandosi dal posto di lavoro, presso un ufficio pubblico o privato per espletare pratiche burocratiche;
  • Trasportatori di merci, con particolare attenzione ai generi alimentari, acqua e bevande comprese, in viaggio quotidiano da un capo all'altro del Paese;
  • Commercianti ambulanti;
  • Gente costretta ad allontanarsi per acquisti di prima e seconda necessità;
  • Personale medico e pazienti di ospedali, nosocomi vari, ambulatori, (inutili) centri di benessere o riabilitazione e quant'altro.
Soluzioni, nell'ordine ai punti elencati:
  • Incentivare, con mirati strumenti fiscali e creditizi supportati dallo Stato qualsiasi attività lavorativa che non comporti pendolarismo del titolare ovvero che si svolgono in prossimità della loro residenza. Rilasciare, senza difficoltà da parte del richiedente, licenze per nuove attività insistenti in zone perfiferiche a bassa densità abitativa o circolatoria e dal contrario non rilasciarne più tante nei centri già più che serviti e congestionati (questo provvedimento potrebbe incrementare il traffico locale di zone poco frequentate sgravando tuttavia in parte i centri urbani, con positivi effetti sull'inquinamento e sui tempi morti derivanti dai semafori e dalla ricerca dei parcheggi) 
  • Decentrare i plessi scolastici in piccole strutture di quartiere sfruttando anche le possibilità offerte dall'informatica, invece che accorparli in strutture sempre più grandi dai costi proibitivi e che da sole sono capaci di paralizzare il traffico della zona in cui insistono negli orari di ingresso ed uscita dei corsi;
  • Snellire ed informatizzare la burocrazia in maniera seria e radicale in modo da poter espletare da casa, magari a qualsiasi ora del giorno, la maggior parte delle pratiche e decentrando gli uffici in piccole unità di quartiere per i casi in cui sia realmente indispensabile la presenza del cittadino allo sportello. Abolire enti inutili come le Province, non per centralizzare il potere come immagina qualcuno, ma altrsì per decentrarlo agli enti locali ovvero ai Comuni che funzionavano benissimo nel Medio Evo e non si vede perché non possano funzionare oggi;
  • Detassare DEL TUTTO i prodotti alimentari a km 0 (diciamo non superiori a 10 oppure che non provengono da altri Comuni. Si potrebbe ideeare un vistoso marchio obbligatorio sulle derrate che ne identifica il Comune di provenienza). Tassazione extra "a chilometro" per la merce proveniente da distanze maggiori. Supertassa a chilometro sull'acqua imbottigliata in vetro. Ipertassa non inferiore ad 1€/litro su quella imbottigliata in plastica, da destinare ai costi di smaltimento senza combustione delle materie plastiche. Parallelamente alla supertassazione dell'acqua imbottigliata, sfruttare i proventi derivanti per migliorare la rete di distribuzione dell'acqua potabile e la sua qualità ricorrendo alla minore quantità possibile di additivi chimici. Una buona acqua potabile dal rubinetto dovrebbe essere anche gratuita ed a qualità garantita per ogni cittadino. Una fontana di quartiere a flusso continuato e magari utilizzato infine per irrigazioni (siamo in Italia e ce lo possiamo permettere) può contribuire ad evitare sedimenti e proliferazioni batteriche e vegetali nelle condutture;
  • Il commercio ambulante è folkloristico, in qualche caso costituisce anche una scelta di vita del titolare ma, non so, credo che prima o poi dovremmo farne a meno assieme ai mercati rionali e non che spesso, invece di costituire un occasione di risparmio per gli acquirenti, costituiscono solo una diminuzione dell'incasso giornaliero per i commercianti di zona in sede fissa. Ho riscontrato di persona, ad esempio, che negli ultimi anni in un piccolo ma ricco capoluogo di provincia toscano che conosco molto bene, il prezzo/qualità offerto al mercato cittadino del mercoledì non è migliore o è addirittura inferiore per pari prodotti reperibili in città;
  • L'aspetto dello shopping è da affrontare anche lavorando sulle coscienze e sulle abitudini che spingono i consumatori a fare abitualmente acquisti lontano dalla propria residenza invece di preferire i commercianti locali. La grande distribuzione rende difficile la concorrenza dei piccoli ma ci sarebbe sempre il metodo degli incentivi e dei disincentivi... .
  • L'ultima è la più facile di tutte: basta smettere di ammalarsi o di farsi convincere che si è ammalati tanto da doversi rivolgere a strutture e personali medici. Come fare? Semplicissimo: stressare lo stress, alimentarsi in modo corretto e condurre una vita salutare nonché ricca di soddisfazioni.
Con questi consigli, auguro a tutti una buona salute.

martedì 15 gennaio 2013

Dal 1° gennaio più facile cambiare Compagnia di assicurazioni

 
Da una news di facile.it, pare che dal 1° gennaio 2013 non sia più necessario inoltrare disdetta alla Compagnia precedente in quanto risulta abolito l'articolo 170-bis del "tacito rinnovo".
Una buona notizia che richiama alla mente quanto da me esposto in un articolo  del 2009 linkato a margine che voleva e vorrebbe ancora correggere il tiro di chi compone i cosiddetti "panieri" che dovrebbero essere indici di un reale riscontro delle variazioni medie dei prezzi al consumo.
 
Noi cittadini della strada - intesa nel senso carrabile - sappiamo bene invece che non è certo il costo di un famigerato Big Mac ad incidere in maniera significativa sul NOSTRO paniere.
Per dirla in gergo bancario, e non solo, le due principali sofferenze per chi, per scelta o per necessità, utilizza mezzi motorizzati privati, consistono infatti nell'ammontare dei premi assicurativi (chissà perché li chiamano premi?) e, quotidianamente, nel costo di carburanti e combustibili.
Non dimentichiamoci infine che il costo dei prodotti petroliferi, fino a che la quasi totalità del nostro vivere quotidiano dipenderà dai derivati fossili, incide in maniera occulta su qualsiasi cosa noi acquistiamo, ove proveniente e trasportata da lontano. Per questo, nell'ottica di un contenimento degli sprechi tipici della nostra civiltà, è sempre più importante preferire prodotti "a km 0" nonostante si tenti d'impedirlo o di renderlo difficile in tutti i modi e con artifici fiscali (vedi proposte e provvedimenti governo Monti)
 
Il costo stesso dei prodotti petroliferi "alla pompa" fu preso in considerazione da un altro articolo (vedi link sottostante) pubblicato nel 2012, che tornava sul confronto del costo medio della vita al sud Italia rispetto al nord incentrando l'attenzione sulla reale incidenza delle tasse per il cittadino meridionale che, se pur inferiori in senso numerico a quelle pagate al nord, incidono percentualmente di più sul PIL.
 
Articoli di riferimento:

sabato 15 dicembre 2012

IMU **** loro

Questo criptico titolo può essere interpretato solo da cilentani ed affini ovvero avvezzi a lingue italomeridionali in genere.

Nell'avvicinarsi della scadenza (che brutta parola) di pagamento dell'iniquo balzello denominato IMU, è il caso di ricordare la sua vera funzione che, dal punto di vista matematico, non può essere certo quella di sanare le casse di uno Stato così sprecone.
Gli effetti reali di tassazioni in genere e di quelle selvagge come questa sono stati a loro tempo perfettamente sviscerati da Paolo Franceschetti nel suo blog.
Riporto integralmente il suo lucido articolo.


A cosa servono le tasse, e in particolare l’IMU.

Una cosa che nessuno dice mai riguardo alle tasse, è che esse non servono a far entrare denaro nelle casse dello stato, ma ad altri scopi, di cui abbiamo parlato in articoli precedenti sulla crisi finanziaria.

Voglio però soffermarmi nuovamente su questo argomento perché è fondamentale per capire il sistema in cui viviamo e gli scopi di chi ci governa.

Risulterà quindi chiaro dopo questo articolo anche a cosa serve l’IMU.

Tutte le fonti ufficiali (mass media, politici, ma anche testi di economia e di scienza delle finanze, nonché diritto tributario) sostengono che le tasse servono a far avere soldi allo stato, che verranno poi tramutati in servizi pubblici ai cittadini (strade, scuole, ospedali, ecc.).

Questo errore concettuale di fondo, ad esempio, non solo la si trova in qualsiasi manuale di diritto tributario per le università, ma anche su wikipedia alla voce “tasse”, dove non esiste neanche l’ombra di una voce contraria.

Appare quindi logico ai più, quando lo stato è in crisi, che la soluzione inevitabile (oltre a quella del taglio alle spese) sia quella di un aumento della tassazione per reperire nuovi fondi.

In realtà questa mossa non solo è sbagliata, ma produce effetti talvolta completamente opposti rispetto al risultato che – si dice a parole – vuole essere ottenuto.
Facciamo un esempio. Non c’è bisogno di un genio per capire che un aumento delle tasse del 2 per cento non produce affatto un aumento delle entrate nelle casse dello stato di pari importo. L’unico effetto che viene realmente prodotto invece è quello di una contrazione dei consumi del 2 per cento; l’aumento reale delle entrate statali, invece, si aggira attorno allo 0,01 per cento, perché va ad incidere esclusivamente sui capitali immobilizzati e non su quelli in circolazione.

Un altro esempio preciserà meglio il concetto introdotto.

Se al dipendente pubblico che guadagna 1000 euro lordi la pressione fiscale aumenta dal 30 al 33 per cento, il dipendente invece di 700 euro ne incasserà 670; tale somma è così bassa che costui sarà costretto a ridurre i consumi. Quelle 30 euro finiranno direttamente nelle tasche dello stato, e non verranno spese in consumi vari.

Ma se tali soldi fossero stati spesi in beni di consumo, sarebbero comunque finiti nelle tasche dello stato, sia pure per via indiretta; infatti sarebbero andati ad un commerciante (ad esempio al pizzaiolo) che su quelle trenta euro avrebbe pagato circa il 50 per cento di tasse (quindi 15 euro); con le rimanenti 15 euro il pizzaiolo avrebbe acquistato altri beni, su cui sarebbero state ugualmente pagate tasse, e cosi via all’infinito.

Facciamo un altro esempio. Se io spendo 1000 euro di benzina, circa 750 vanno direttamente in tasse. Le altre 250 vanno al benzinaio, che ne darà circa la metà allo stato, sempre in tasse. Con le restanti 125 il benzinaio comprerà dei beni (cibo, un motorino, libri per la scuola dei figli); questi beni saranno il guadagno di altri imprenditori che pagheranno a loro volta tasse, che compreranno a loro volta beni, in un circuito infinito.

In pratica tutto il denaro in circolazione va sempre, prima o poi, allo stato. Il modo migliore per aumentare le entrate statali, quindi, non è quello di aumentare l’IVA o le tasse, ma quello di incrementare i consumi, e colpire il mercato nero.

L’unico denaro che non finisce prima o poi nelle casse dello stato è quello che il cittadino riesce a immobilizzare e mettere da parte; quindi un aumento del prelievo fiscale sulle classi più deboli non ha alcun senso, perché non produce un aumento delle entrate statali ma unicamente un decremento dei consumi (penalizzando sia il cittadino sia l’imprenditore).

L’aumento delle tasse ha senso solo se viene applicato alle classi agiate, quelle che riescono a mettere da parte soldi in banca.

In qualunque caso, in ogni sistema fiscale degno di questo nome, esiste una fascia protetta esente da tasse, che è quella dei redditi minimi, perché è un principio ovvio che non ha senso far pagare le tasse a chi guadagna poche centinaia di euro al mese, dato che i guadagni della classi povere finiscono tutti in consumi (e quindi vanno allo stato) e non si traducono in risparmi.

Da noi, fino a qualche anno fa, erano esenti le fasce di reddito più basse. Da qualche anno invece il prelievo fiscale opera anche su chi ha redditi di poche centinaia di euro al mese, perché il reale motivo è distruggere psicologicamente il cittadino e piegarne la volontà.

Non a caso i sistemi fiscali più intelligenti (come quello canadese, bulgaro o australiano, per fare qualche esempio) non solo hanno aliquote basse (spesso l’aliquota massima è il 35) ma prevedono sgravi fiscali per chi investe; in alcuni paesi infatti l’utile delle imprese non è tassato se l’imprenditore reinveste i guadagni in ulteriori attività produttive. Il motivo è molto semplice: se l’imprenditore anziché accumulare soldi li reinveste, quei soldi andranno prima o poi allo stato.

Ad esempio, se Tizio ha guadagnato un milione di euro, darà il 30 per cento al fisco. Se invece quel milione lo investe nuovamente non viene tassato. Perché? Perché con quel milione verranno acquistati macchinari, capannoni, pagati stipendi; i macchinari faranno guadagnare imprenditori che pagheranno le tasse allo stato, i capannoni idem, gli stipendi verranno spesi dai dipendenti in beni di consumo. In sostanza, se lo stato decide di tassare quel milione di euro di utili, il risultato sarà che nelle sue casse andranno solo 300 mila euro; se quel milione non viene tassato, ma reinvestito, nelle casse statali andrà probabilmente quasi tutta la somma reinvestita.

In conclusione, in molti casi per lo stato è più conveniente non tassare piuttosto che tassare. Senza arrivare agli eccessi di paesi come Bermuda, dove non esiste tassa sul reddito, o Tonga, dove fino a qualche anno fa c’era un’imposta sul reddito del 2 per cento, ci sono esempi di sistemi fiscali che riescono a sopravvivere meglio del nostro, avendo un prelievo fiscale che si aggira attorno al 20 per cento di media; e in alcuni casi, come accade nel Wyoming, possono non esistere tasse sul reddito ma solo imposte indirette.

In Italia invece le tasse assumono connotazione che sfiorano il ridicolo; l’imposta di registro, ad esempio, che per i terreni è addirittura del 17 per cento (quindi si paga circa il 20 per cento se ci si sommano le imposte ipotecarie, catastali, e spese notarili) è un balzello immorale. Fino a qualche anno fa avevamo addirittura la tassa sugli accendini, e fino all’avvento del governo Berlusconi i commercianti di prodotti alimentari avevano addirittura una… tassa sui frigoriferi (sic!).

In altre parole, dal punto di vista fiscale fino a qualche anno fa eravamo considerati il peggiore paese del mondo, una vera barzelletta per gli stranieri. Successivamente le regole dell’Unione Europea hanno eliminato alcune tasse prive di logica, come l’IVA al 40 per cento sulle auto di lusso, ma di fondo siamo uno dei paesi peggiori del mondo da questo punto di vista.

Le tasse quindi - perlomeno quelle di un sistema demenziale come quello italiano - servono unicamente a tenere i cittadini in condizioni di sudditanza, per non permettere che questi abbiano tempo per pensare, evolvere, fare attività politica, informarsi. I cittadini devono sgobbare a testa bassa sei giorni su sette, per poi correre trafelati al supermercato il sabato sera e permettersi al massimo una domenica di svago, dove tutto potranno fare tranne che evolvere.

Il discorso vale anche per gli imprenditori, che sebbene godano di agi materiali talvolta superiori a quelli dei dipendenti, spesso lavorano febbrilmente anche la domenica pur di far funzionare i loro lussuosi imperi, complicatissimi da gestire a causa delle centinaia di balzelli, controlli, normative, pastoie, ostacoli, posti dalla burocrazia.


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Le reali funzioni dell’IMU.

A questo punto è facile capire a cosa serve la recente IMU sugli immobili posta a carico di imprese e famiglie.

Scopo del governo attuale è sfasciare l’Italia definitivamente, e questo è ben chiaro a tutti.
Ma perché proprio con l’IMU?

Il motivo è presto detto.

Occorre tenere presente che le imprese hanno margini di utili abbastanza ridotti. Un grande magazzino, ad esempio, pur avendo incassi stratosferici, di milioni di euro al giorno, ha al contempo anche costi altrettanto stratosferici (dipendenti, luce, acqua, tasse varie, a cui deve aggiungersi il costo vivo delle merce deperibile che spesso viene buttata e il costo della merce invenduta).

Un’impresa che abbia un margine di utile netto all’anno, rispetto ai capitali investiti, del 10 per cento, può essere considerata florida.

Molte aziende anche di grosse dimensioni, hanno però margini di utili netti che si aggirano attorno al 2 per cento e anche meno.

Molte imprese agricole, da qualche anno, possono dirsi fortunate se raggiungono il pareggio del bilancio.

Questo discorso era valido fino a qualche anno fa.

Da quando è iniziata la crisi economica molte imprese hanno ridotto i loro margini di guadagno, hanno iniziato a licenziare personale, a tagliare le spese, e in alcuni casi gli imprenditori hanno iniettato liquidità in aziende in passivo per tentare di stare a galla (in altre parole hanno attinto dai loro risparmi personali per risollevare il bilancio aziendale in perdita).

Molti imprenditori hanno vari immobili in affitto e vivono con le rendite immobiliari.

Ora la tipologia della media impresa italiana è questa: l’imprenditore ha una o più aziende principali e una o più aziende secondarie; negli anni ha comprato immobili (parte li tiene sfitti per la famiglia, parte li ha riaffittati); in alcuni casi ha trasferito il capannone dal vecchio stabile (che ha dato in affitto) ad uno più grande.

In questo momento di crisi la maggior parte degli imprenditori ha problemi di liquidità.

Molti affittuari non pagano più l’affitto; molti smetteranno presto di pagarlo.

In altre parole l’IMU sottrae liquidità agli imprenditori, che non potranno utilizzare tali soldi per reinvestire; e in alcuni casi, alcuni si troveranno in difficoltà perché non avranno i liquidi sufficienti per affrontare l’esborso imprevisto.
Il paradosso è che molti imprenditori dovranno pagare l’IMU su immobili da cui non percepiscono più alcun canone di locazione proprio a causa della crisi economica; oltre al danno anche la beffa quindi. Poco tempo fa un imprenditore mi diceva che doveva pagare l’IMU sull’immobile dato in locazione all’ufficio di collocamento, che però non paga l’affitto da mesi; ma il paradosso è quello di un imprenditore a cui non viene pagato l’affitto da circa un anno, per un immobile locato addirittura alla Guardia di Finanza; in compenso l’IMU per un immobile di quelle dimensioni ammonta a decine di migliaia di euro; in sostanza, il proprietario si ritrova a sborsare decine di migliaia di euro di IMU, senza avere una corrispondente entrata come guadagno.

Stesso discorso, con le dovute varianti, vale per le famiglie.

In linea generale la famiglia media italiana è proprietaria della casa in cui vive, e se ha più figli spende quasi tutto quello che guadagna in spese scolastiche, vacanze, vitto ecc.

L’IMU serve quindi ad accelerare la crisi. A sottrarre liquidità alle famiglie e alle imprese, per accelerare lo sfascio.
Quei pochi imprenditori che avevano da parte dei liquidi e riuscivano a non vivere contando sui prestiti bancari, saranno costretti a mettere mano ai loro liquidi per pagare l’IMU sui loro immobili, in questo periodo spesso improduttivi per insolvenza dell’affittuario.

Quelli che non hanno liquidi saranno costretti a vendere qualche immobile (il che significa, in un periodo di crisi, che c’è il rischio che non riescano a vendere alcunché) oppure a chiedere un ulteriore prestito alle banche, indebitandosi ancor di più.

Nelle casse dello stato entreranno probabilmente meno soldi di prima, accelerando il caos e accellerando quell’effetto domino che porterà tutta l’economia italiana al collasso totale nei prossimi mesi. Ordo ab chao.
 
 
Nota: nella vignetta tratta da Marche Rosse si accenna al pagamento della tassa in tre rate.
In realtà è stata prevista la possibilità di pagare anche in due ma molti, soprattutto i meno abbienti, credendo che fosse più conveniente, hanno preferito il maggior frazionamento.
Fregatura nella fregatura!
Chi ha pagato in tal modo ha in realtà anticipato allo Stato una maggior somma di denaro prima del saldo finale stabilito per il 17 dicembre!

giovedì 6 dicembre 2012

Auto per tutti o tutti per le auto (blu)?

Avete presente quelle anonime berline scure di cilindrata medio-alta che vi sorpassano in autostrada, spesso con un lampeggiante blu acceso sul tetto, in barba a qualsiasi limite di velocità?
Sono, come tutti sanno, le famigerate auto "blu" appartenenti o comunque destinate al Servizio di Stato.
Pare che questo servizio, solo nel nostro strano Paese, comprenda l'utilizzo di tali auto per esigenze molto poco... statali, che vanno di norma dal prelevare e riportare a domicilio amanti, familiari ed amici degli assegnatari all'accompagnare tutti alla partita di pallone.
Fin qui niente di strano: è malcostume nazionale da sempre l'utilizzo di beni e risorse pubbliche per scopi privati, quello che appare meno nella norma è l'incredibile vastità di questo allegro parco.
 

 
Tanto per dare un'idea su come si regolano altri Stati, un esempio per tutti possiamo prenderlo dagli Stati Uniti d'America che, a fronte di una popolazione di poco superiore ai 314mln di abitanti offre ai suoi politici un parco composto da 72.000 auto: in pratica il costo e la gestione di ogni vettura ricade su 4361 cittadini, come dire paragonabile all'economia di un paesino come Santa Maria di Castellabate che si permette una vettura per il suo primo cittadino.
In base a tale proporzione, nel nostro Paese che non arriva ancora a 61mln di abitanti, dovrebbero esserci meno di 14000 auto di Stato, e secondo me sarebbero ancora troppe: l'Italia non è (ancora?) uno stato confederato come gli USA e per di più abbiamo degli Enti (quasi) locali come le Province e le Regioni (per come sono attualmente concepite delimitate) che sono più dannose che inutili alla Cosa pubblica ed andrebbero per tanto eliminate (le province) o ridotte a tre (le regioni).
E invece sapete quante auto "blu" abbiamo, roba da fare invidia agli Emirati Arabi?
 
626.760
 
Come dire che i costi (superiori nel complesso a qualsiasi manovra finanziaria finora messa in atto) relativi ad acquisto e manutenzione per ognuna di esse e per lo stipendio di relativo autista, sono sorretti da appena 97 cittadini italiani.
Facendo due conti, presupponendo che ogni vettura con autista costi tra acquisto, manutenzione e stipendio circa 50.000€ all'anno (presupponendone la sostituzione ogni 4 anni ed un costo d'acquisto limitatato a 50.000€, che è poco) ognuno di noi si sobbarca un esborso contributivo (aggiuntivo) che assomma a circa 500€ all'anno, a fronte dei 10$ circa che "spende" un cittadino statunitense.
 
 
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