Visualizzazione post con etichetta prelievo fiscale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta prelievo fiscale. Mostra tutti i post

venerdì 17 aprile 2020

Lasciate ogni speranza o voi che entrate nel sito INPS.it


- contiene aggiornamento del 22/04/2020 -

600 Euro a chi?!? Dopo essere finalmente riuscito a collegarmi al sito inaccessibile per giorni (forse mancavano i fondi da erogare o forse no) ho dovuto affrontare un battibecco telematico con la Demenza Artificiale che lo governa.

Primo tentativo - ho inserito i miei dati nel form di accesso per la richiesta del PIN e dopo un po' la D.A. di cui sopra mi ha risposto via sms che c'era una difformità tra la scheda anagrafica in loro possesso ed i dati che avevo inserito io. Non potevo certo mentire sulla residenza attuale mentre a loro ne risultava una vecchia. Nel messaggio comunicavano che sarei stato chiamato da un operatore.

martedì 31 marzo 2020

In moto non si va in due - Difesa Civile


- aggiornato il 24/04/2020 -

Premessa

1) Tutti sappiamo che a seguito di un allarme globale lanciato dall'ente sovranazionale di dubbia fama denominato OMS, vari Stati del mondo hanno rapidamente adottato misure eccezionali di limitazione delle libertà personali col pretesto più o meno fondato di limitare in tal modo, puerile ed antiscientifico, la diffusione del virus CoViD-19© altrimenti denominato SARS2 appartenente alla grande famiglia dei Coronavirus.

2) Tralasciando gli aspetti epidemiologici e patologici della questione, già trattati

sabato 30 dicembre 2017

Finalmente una tassa sulle bici

- Post aggiornato il 10 Gennaio 2018 - 


 A partire dal colpo di Stato "soft" che, grazie ad un attentato finanziario mirato, indusse Berlusconi a dimettere il suo governo legittimo, i successivi malgoverni illegittimi in tutti questi anni non erano ancora riusciti a varare un solo provvedimento utile e positivo per la Nazione.
Ci sono riusciti adesso, a camere sciolte e forse per caso, sempre nell'ottica di creare il maggior danno possibile al Paese in vista della disfatta prevista per il 4

mercoledì 31 maggio 2017

Il Fisco come un'idrovora


Come l'acqua e la corrente elettrica, anche il Fisco sceglie la via più breve e praticabile col minimo dispendio energetico per propagarsi ed assecondare la sua differenza di potenziale economico.
Agisce come un'idrovora, risucchiando e prosciugando per prime le riserve d'acqua meno consistenti.
Ma, come un'idrovora, non può che agire esclusivamente su di una serie di pozze d'acqua in qualche modo collegate tra loro; è incapace, infatti, di esplicare la sua azione drenante a danno di tante altre pozze d'acqua che persistono indisturbate in altri bacini.
Questi bacini rappresentano esattamente, sempre rimanendo in metafora idraulica, ciò che comunemente si definisce "il sommerso".

mercoledì 15 febbraio 2017

Il vantaggio di possedere auto di lusso

Tra le tante campagne disinformative, di quelle volte a focalizzare l'attenzione della gente su problemi marginali o del tutto insignificanti, ce n'è una che ha messo in comparazione il numero di auto di lusso circolanti col numero di dichiarazioni dei redditi tali da renderne lecito il possesso, sempre secondo PARAMETRI ARBITRARI FISSATI DAL FISCO.

Cherokee "di lusso" valore di mercato: 0
Infatti l'unico parametro che individua come "di lusso" un'auto secondo il fisco è la sua potenza fiscale ovvero la cilindrata ovvero (in parte) la potenza del motore.
Questo significa che se avete ereditato una Jeep Cherokee da 4000cc a benzina, acquistata nuova nel 1988 da vostro padre che a quel tempo, con la Lira poteva permettersela, anche se ora è poco più che un rottame - ma funziona perfettamente e rappresenta per voi un ricordo affettivo - ed il suo

sabato 21 gennaio 2017

Dove alberga l'illegalità


Sulle queste pagine, e del blog affiliato I Truffatori, il nome del paesino abruzzese di Farindola era già comparso in occasione della doppia ripresa di un articolo tratto dal blog Impatto Antropico.
In quella occasione di deplorava un intervento istituzionale a difesa dell'illegalità, come purtroppo spesso accade in Italia.

Così, quando ho sentito parlare di illeciti ed abusivismi riguardanti la struttura alberghiera spazzata via dalla slavina, non mi sono meravigliato più di tanto perché anche queste sono cose che accadono, in Italia.

martedì 13 dicembre 2016

Uno sguardo obbligato al di là del motorismo


Questo blog intendeva in origine occuparsi prevalentemente di motorismo ma la pratica di tale passione presuppone una condizione economica sufficientemente agiata e tranquilla da permettere qualche spesa voluttuaria.
Purtroppo la deindustrializzazione forzata del Paese avviata subito dopo il Colpo di Stato del 1992, gli ostacoli posti all'imprenditoria e la schiacciante pressione fiscale, negli anni hanno fatto precipitare il nostro Paese dal 5° all'8° posto quale potenza economica mondiale.
Certo siamo ancora tra i primi 10 Paesi più ricchi del mondo - senza computare il nostro patrimonio artistico ed immobiliare, altrimenti saremmo il primo - e ciò, nonostante le svendite al peggior offerente (preferibilmente estero) dei nostri gioielli produttivi industriali, la delocalizzazione attuata dai privati in cerca di manodopera a basso costo, l'induzione al fallimento prodotta dai

venerdì 23 settembre 2016

Un brutto segnale per l'economia ed il benessere: il downsizing


Che il PIL non rifletta assolutamente il nostro livello di benessere né di progresso, è cosa risaputa da tutti gli economisti e da una parte dell'opinione pubblica, sicuramente più vasta dopo il famoso discorso di Robert Kennedy che probabilmente giustificò la sua condanna a morte.

Il Prodotto Interno Lordo, infatti, è un dato tecnico che ha una rilevanza prevalentemente in ambito finanziario ovvero per un capitalismo che funziona solo se continua ad espandersi e genera profitti virtuali sganciati dall'economia reale, con delle dinamiche molto simili a quelle tipiche del gioco d'azzardo.
Ma in ambito economico, quello che ci riguarda da vicino, il valore del PIL è estremamente relativo alla sua composizione. Nel discorso citato, il mancato

giovedì 14 luglio 2016

Accentrare o decentrare?

Nell'ottica di completa dissoluzione dello Stato inteso come emanazione dei propri cittadini ed unico ente fornitore e garante dei servizi di primaria importanza, a partire dal colpo di Stato del '92 abbiamo assistito alla liquidazione coatta al peggior offerente delle principali industrie di Stato a cominciare dallo smantellamento guidato (da Romano Prodi) del colosso industriale IRI (avviato all'epoca a diventare il più grosso gruppo industriale del mondo, pericolo scongiurato dai nuovi governanti con le "mani pulite").

Dall'epurazione di quella classe politica, colpevole di

sabato 14 maggio 2016

Proposta per una tassazione equa



Occupandomi in questa sede solo di tematiche in qualche modo relative al motorismo, preciso che la mia proposta è strettamente mirata all’odiosa tassazione applicata ai veicoli motorizzati privati.

Va detto subito che una nazione ricca come la nostra, che è classificata ancora come l’ottava potenza mondiale nonostante negli ultimi decenni i tentativi – in gran parte andati a segno – di distruggere la nostra economia l’abbiano detronizzata dalle Top5, non ci sarebbe nessun bisogno di vessare ulteriormente i proprietari di veicoli targati con iniqui balzelli che si vanno ad

venerdì 3 maggio 2013

Attenti alle auto blu. Ma anche alle grige.

 
Dopo il caso dei furgoni gialli, se qualcuno crede di vivere in uno Stato che si è lasciato dietro qualsiasi legame col passato che lo ha generato, si sbaglia di grosso. La maggior parte delle leggi tutt'ora in vigore, in particolar modo quelle che regolamentano le responsabilità penali, risalgono al 1930, parzialmente modificate nel 1988.
Non che "aggiornamento" sia sinonimo imprescindibile di "progresso", anzi, ma anche in settori al di fuori del penale non è che ci troviamo tanto più aggiornati.
 
Al 1927 infatti, risale un Regio Decreto che consente la non iscrizione al PRA delle auto di Servizio Pubblico ovvero privato dello Stato, visto che lo Stato attuale tutto è tranne che un'ente di diritto PUBBLICO... .
E siccome (le leggi) se le suonano e se le cantano (e soprattutto le applicano) senza la nostra collaborazione e senza il nostro consenso, pare che - da un'inchiesta condotta dal periodico QuattroFIAT... pardon QUATTRORUOTE - almeno il 25% delle auto di Stato non risultano iscritte al PRA per cui in caso d'incidente con fuga del colpevole, è impossibile risalire al proprietario della vettura se non s'intraprende una vera e propria azione legale.
 
Va detto che lo studio del mensile milanese sottostima di quasi un ordine di grandezza (ovvero di uno zero in meno) la reale consistenza del parco delle auto di Servizio "Pubblico", per cui il fenomeno potrebbe essere MOLTO più esteso di quanto non denunciato.
Ad ogni modo, attenti a non intralciare il transito di queste vetture fantasma, anche quando vi sfrecciano accanto strafottendosene dei limiti di velocità che VOI siete invece costretti ad osservare a suon di salatissime multe e di ritiri di patente, come se spettasse a "loro" - per diritto divino -  stabilire il diritto o meno di guidare - ed in che modo - il nostro veicolo.
Gli autisti "blu", per decreto, sono del tutto immuni da sanzioni.
 
Questo parco sconfinato quanto inutile CI costa quasi 9 miliardi di Euro all'anno: ricordiamocelo ogni volta che ci chiedono ANCORA soldi sotto forma di inique tasse.
 
Nota: per auto "grigie" s'intendono quelle in uso alle Autonomie Locali.

Articoli di riferimento:
- Occhio ai furgoni gialli
- Auto per tutti o tutti per le auto?

giovedì 14 febbraio 2013

Inquinamento e stress da locomozione: come risolvere i problemi alla radice

Uno dei metodi più efficaci per ostacolare il diffondersi dell'informazione non è quello di cercare di contrastarla con degli argomenti logici - che per altro scarseggerebbero - ma salire sul carro della stessa cercando di deviarne la traiettoria.
Un trucco che funziona quasi sempre è quello di spostare l'attenzione e la focalizzazione della discussione dalle cause agli effetti. Su di essi si può discorrere all'infinito e perfino trovare soluzioni transitorie apparentemente efficaci (come un farmaco per una malattia) senza scalfire minimamente le cause.
Così, per quanto riguarda cause ed effetti relativi ai costi sociali, a quelli ambientali, agli effetti negativi sulla qualità della vita comportati dal traffico intenso e dalla densità circolatoria sulle strade, non si fa altro che discutere nonché ideare inutili palliativi costituiti da nuove norme circolatorie, divieti e deviazioni ad orari prestabiliti, potenziamento delle linee pubbliche ed altre amenità che non solo non migliorano ma - in genere - peggiorano la situazione in quanto se esiste una determinata quantità di persone e merci costrette a raggiungere un determinato punto, l'unica cosa che si può fare è quella di omogeneizzare il flusso evitando punte orarie e canalizzando il traffico su direttrici ad alta capacità di smaltimento. Tutte stronzate, insomma, che lasciano per forza di cose inalterato il flusso nella sua consistenza e con esso quasi inalterati i costi, l'impatto ambientale e le perdite di tempo.
 
L'unica svolta radicale a 180° per abbattere drasticamente, e non solo nascondere sotto al tappeto i mille problemi creati dal traffico, non è quella di ideare trasporti pubblici fantascientifici su monorotaia a -levitazione magnetica o auto iper-ecologiche che in maniera totalmente automatica ed indipendente dalla vostra volontà vi portano con estrema sicurezza al macello ma è quella di ABBATTERE I PRESUPPOSTI DEL TRAFFICO, come vado predicando da decenni, intervenendo per una volta sulle CAUSE e non sugli effetti.
 
Bene, giunti a questa determinazione, è innanzitutto necessario individuare i VERI motivi che spingono un'enorme percentuale di cittadini, ogni giorno della loro vita lavorativa o per il soddisfacimento delle necessità quotidiane, ad allontanarsi tanto dalla loro residenza da dover ricorrere ad un mezzo di trasporto motorizzato, privato o pubblico che sia.
 
Allora, da CHI è formato il traffico?
A seconda degli orari presi in considerazione, escludendo gli inevitabili addetti alla manutenzione urbana, stradale ed impiantistica come netturbini, stradini, idraulici del Comune ed elettricisti, artigiani e professionisti che operano a domicilio per la stessa natura della loro prestazione, nonché gli intoccabili turisti, si può supporre con sufficiente approssimazione che il traffico su cui si può intervenire, riducendolo drasticamente ricavandone più vantaggi che svantaggi, sia composto da categorie del genere:
  • Artigiani, burocrati, commercianti, operai, personale scolastico, professionisti che risiedono lontano dal loro posto di lavoro. In una parola: pendolari;
  • Studenti che risiedono lontano dall'edificio scolastico;
  • Cittadini costretti ad andare di persona, magari allontanandosi dal posto di lavoro, presso un ufficio pubblico o privato per espletare pratiche burocratiche;
  • Trasportatori di merci, con particolare attenzione ai generi alimentari, acqua e bevande comprese, in viaggio quotidiano da un capo all'altro del Paese;
  • Commercianti ambulanti;
  • Gente costretta ad allontanarsi per acquisti di prima e seconda necessità;
  • Personale medico e pazienti di ospedali, nosocomi vari, ambulatori, (inutili) centri di benessere o riabilitazione e quant'altro.
Soluzioni, nell'ordine ai punti elencati:
  • Incentivare, con mirati strumenti fiscali e creditizi supportati dallo Stato qualsiasi attività lavorativa che non comporti pendolarismo del titolare ovvero che si svolgono in prossimità della loro residenza. Rilasciare, senza difficoltà da parte del richiedente, licenze per nuove attività insistenti in zone perfiferiche a bassa densità abitativa o circolatoria e dal contrario non rilasciarne più tante nei centri già più che serviti e congestionati (questo provvedimento potrebbe incrementare il traffico locale di zone poco frequentate sgravando tuttavia in parte i centri urbani, con positivi effetti sull'inquinamento e sui tempi morti derivanti dai semafori e dalla ricerca dei parcheggi) 
  • Decentrare i plessi scolastici in piccole strutture di quartiere sfruttando anche le possibilità offerte dall'informatica, invece che accorparli in strutture sempre più grandi dai costi proibitivi e che da sole sono capaci di paralizzare il traffico della zona in cui insistono negli orari di ingresso ed uscita dei corsi;
  • Snellire ed informatizzare la burocrazia in maniera seria e radicale in modo da poter espletare da casa, magari a qualsiasi ora del giorno, la maggior parte delle pratiche e decentrando gli uffici in piccole unità di quartiere per i casi in cui sia realmente indispensabile la presenza del cittadino allo sportello. Abolire enti inutili come le Province, non per centralizzare il potere come immagina qualcuno, ma altrsì per decentrarlo agli enti locali ovvero ai Comuni che funzionavano benissimo nel Medio Evo e non si vede perché non possano funzionare oggi;
  • Detassare DEL TUTTO i prodotti alimentari a km 0 (diciamo non superiori a 10 oppure che non provengono da altri Comuni. Si potrebbe ideeare un vistoso marchio obbligatorio sulle derrate che ne identifica il Comune di provenienza). Tassazione extra "a chilometro" per la merce proveniente da distanze maggiori. Supertassa a chilometro sull'acqua imbottigliata in vetro. Ipertassa non inferiore ad 1€/litro su quella imbottigliata in plastica, da destinare ai costi di smaltimento senza combustione delle materie plastiche. Parallelamente alla supertassazione dell'acqua imbottigliata, sfruttare i proventi derivanti per migliorare la rete di distribuzione dell'acqua potabile e la sua qualità ricorrendo alla minore quantità possibile di additivi chimici. Una buona acqua potabile dal rubinetto dovrebbe essere anche gratuita ed a qualità garantita per ogni cittadino. Una fontana di quartiere a flusso continuato e magari utilizzato infine per irrigazioni (siamo in Italia e ce lo possiamo permettere) può contribuire ad evitare sedimenti e proliferazioni batteriche e vegetali nelle condutture;
  • Il commercio ambulante è folkloristico, in qualche caso costituisce anche una scelta di vita del titolare ma, non so, credo che prima o poi dovremmo farne a meno assieme ai mercati rionali e non che spesso, invece di costituire un occasione di risparmio per gli acquirenti, costituiscono solo una diminuzione dell'incasso giornaliero per i commercianti di zona in sede fissa. Ho riscontrato di persona, ad esempio, che negli ultimi anni in un piccolo ma ricco capoluogo di provincia toscano che conosco molto bene, il prezzo/qualità offerto al mercato cittadino del mercoledì non è migliore o è addirittura inferiore per pari prodotti reperibili in città;
  • L'aspetto dello shopping è da affrontare anche lavorando sulle coscienze e sulle abitudini che spingono i consumatori a fare abitualmente acquisti lontano dalla propria residenza invece di preferire i commercianti locali. La grande distribuzione rende difficile la concorrenza dei piccoli ma ci sarebbe sempre il metodo degli incentivi e dei disincentivi... .
  • L'ultima è la più facile di tutte: basta smettere di ammalarsi o di farsi convincere che si è ammalati tanto da doversi rivolgere a strutture e personali medici. Come fare? Semplicissimo: stressare lo stress, alimentarsi in modo corretto e condurre una vita salutare nonché ricca di soddisfazioni.
Con questi consigli, auguro a tutti una buona salute.

lunedì 21 gennaio 2013

Il redditometro potrebbe azzerare la passionaccia nazionale

 
Il nuovo redditometro è chiaramente concepito con grande lucidità allo scopo di accelerare la definitiva distruzione dell'economia nazionale (a meno che i nostri governanti non siano totalmente imbecilli, ma ci credo fino ad un certo punto).
Nel suo mirino ci saranno come prima e più di prima i veicoli motorizzati immatricolati ad uso privato ovvero tutte le nostre auto e le nostre moto.
La passione motoristica ne farà quindi le spese: la consueta ottusità dei parametri non terrà conto di indici realistici come l'effettivo valore di mercato del veicolo ma al contrario, di dati assolutamente relativi e non indicativi ai fini della presunzione di reddito, come la cilindrata o la potenza del motore.
Il numero di veicoli immatricolati e posseduti avrà parimenti un grande peso ed a nulla servirà dimostrare, ad esempio che le due auto e le due moto che si posseggono, vendute tutte assieme coprirebbero appena i premi annui delle loro assicurazioni. In questo caso, causa ed effetto, il danno e la beffa della situazione sono rappresentati proprio dal fatto che è difficile permettersi di sostenere più veicoli proprio perché le assicurazioni sono troppo care e non per altri motivi: se ho bisogno di percorrere in ogni caso 30.000km all'anno, di carburante non spenderò cifre significativamente diverse se lo faccio con un solo veicolo oppure alternando i quattro che possiedo.
Quindi il numero di veicoli posseduti, la loro potenza e la loro cilindrata sono relativamente indicativi di un reddito presunto ma SOLO perché i premi assicurativi sono esagerati ed i parametri per calcolarne la tassa di possesso sono concettualmente sbagliati. In altre parole sono i parametri stessi a determinarne il lusso presunto e non il contrario.
Una valutazione simile si potrebbe fare anche per quanto riguarda la nautica da diporto: è realmente appannaggio delle persone più facoltose ma solo perché la stessa nautica da diporto è considerata roba da ricchi ed in tal senso vessata e non il contrario!
Va detto che col nuovo redditometro, le barche vedono i loro coefficienti abbassarsi al livello delle... case!
E' chiaro che chi concepisce leggi del genere evita accuratamente di andare a chiedere i soldi a chi ce li ha sul serio e concentra i propri sforzi principalmente alla distruzione della classe media in modo da ridurla nella schiavitù in cui già si trova la fascia a reddito più basso o inesistente. Ciò è lampante ed indiscutibile.
Nel suo ultimo articolo pubblicato sul suo blog, il noto Avvocato Paolo Franceschetti si è così espresso sull'argomento:
"Il peggio del peggio in termini di libertà però lo danno le recenti leggi tributarie in materia di spesometro, redditometro, e anagrafe tributaria. Un sistema che in teoria controllerà tutte le spese dei cittadini per “normalizzare” ogni individuo: vuoi mangiare solo le mele del tuo campo per risparmiare soldi e comprarti tanti cd musicali che adori? Non puoi... non rientri nei parametri. Sei un tedesco che lavora in Italia e hai preso la cittadinanza italiana e sei abituato a bere 10 birre al giorno? Cazzi tuoi, non te lo puoi permettere, altrimenti potrebbe scattare l’accertamento.
Si potrebbe proseguire all’infinito con altri esempi, ma la verità è che le leggi esistenti servono solo ad ingabbiare il cittadino in una rete di regole quasi del tutto inutili, che servono a fargli perdere tempo al fine di distoglierlo dall’impiegare lo stesso tempo nell’evoluzione di se stesso."
Valutazione più che condivisibile. Tuttavia, avere anche la possibilità di coltivare una passione materiale non preclude affatto la possibilità di evolversi. E se si considera che il "nostro" motorismo, oltre che parte integrante della nostra cultura, è in forse assoluto la passione che è capace di generare più indotto nell'economia nazionale, proprio con questi chiari di luna sarebbe il caso di incentivarla e non di distruggerla.
Ma purtroppo, i nostri governanti stanno svolgendo fin troppo bene i compiti loro assegnati, in cambio di poche e maleodoranti briciole di potere.

martedì 15 gennaio 2013

Dal 1° gennaio più facile cambiare Compagnia di assicurazioni

 
Da una news di facile.it, pare che dal 1° gennaio 2013 non sia più necessario inoltrare disdetta alla Compagnia precedente in quanto risulta abolito l'articolo 170-bis del "tacito rinnovo".
Una buona notizia che richiama alla mente quanto da me esposto in un articolo  del 2009 linkato a margine che voleva e vorrebbe ancora correggere il tiro di chi compone i cosiddetti "panieri" che dovrebbero essere indici di un reale riscontro delle variazioni medie dei prezzi al consumo.
 
Noi cittadini della strada - intesa nel senso carrabile - sappiamo bene invece che non è certo il costo di un famigerato Big Mac ad incidere in maniera significativa sul NOSTRO paniere.
Per dirla in gergo bancario, e non solo, le due principali sofferenze per chi, per scelta o per necessità, utilizza mezzi motorizzati privati, consistono infatti nell'ammontare dei premi assicurativi (chissà perché li chiamano premi?) e, quotidianamente, nel costo di carburanti e combustibili.
Non dimentichiamoci infine che il costo dei prodotti petroliferi, fino a che la quasi totalità del nostro vivere quotidiano dipenderà dai derivati fossili, incide in maniera occulta su qualsiasi cosa noi acquistiamo, ove proveniente e trasportata da lontano. Per questo, nell'ottica di un contenimento degli sprechi tipici della nostra civiltà, è sempre più importante preferire prodotti "a km 0" nonostante si tenti d'impedirlo o di renderlo difficile in tutti i modi e con artifici fiscali (vedi proposte e provvedimenti governo Monti)
 
Il costo stesso dei prodotti petroliferi "alla pompa" fu preso in considerazione da un altro articolo (vedi link sottostante) pubblicato nel 2012, che tornava sul confronto del costo medio della vita al sud Italia rispetto al nord incentrando l'attenzione sulla reale incidenza delle tasse per il cittadino meridionale che, se pur inferiori in senso numerico a quelle pagate al nord, incidono percentualmente di più sul PIL.
 
Articoli di riferimento:

sabato 15 dicembre 2012

IMU **** loro

Questo criptico titolo può essere interpretato solo da cilentani ed affini ovvero avvezzi a lingue italomeridionali in genere.

Nell'avvicinarsi della scadenza (che brutta parola) di pagamento dell'iniquo balzello denominato IMU, è il caso di ricordare la sua vera funzione che, dal punto di vista matematico, non può essere certo quella di sanare le casse di uno Stato così sprecone.
Gli effetti reali di tassazioni in genere e di quelle selvagge come questa sono stati a loro tempo perfettamente sviscerati da Paolo Franceschetti nel suo blog.
Riporto integralmente il suo lucido articolo.


A cosa servono le tasse, e in particolare l’IMU.

Una cosa che nessuno dice mai riguardo alle tasse, è che esse non servono a far entrare denaro nelle casse dello stato, ma ad altri scopi, di cui abbiamo parlato in articoli precedenti sulla crisi finanziaria.

Voglio però soffermarmi nuovamente su questo argomento perché è fondamentale per capire il sistema in cui viviamo e gli scopi di chi ci governa.

Risulterà quindi chiaro dopo questo articolo anche a cosa serve l’IMU.

Tutte le fonti ufficiali (mass media, politici, ma anche testi di economia e di scienza delle finanze, nonché diritto tributario) sostengono che le tasse servono a far avere soldi allo stato, che verranno poi tramutati in servizi pubblici ai cittadini (strade, scuole, ospedali, ecc.).

Questo errore concettuale di fondo, ad esempio, non solo la si trova in qualsiasi manuale di diritto tributario per le università, ma anche su wikipedia alla voce “tasse”, dove non esiste neanche l’ombra di una voce contraria.

Appare quindi logico ai più, quando lo stato è in crisi, che la soluzione inevitabile (oltre a quella del taglio alle spese) sia quella di un aumento della tassazione per reperire nuovi fondi.

In realtà questa mossa non solo è sbagliata, ma produce effetti talvolta completamente opposti rispetto al risultato che – si dice a parole – vuole essere ottenuto.
Facciamo un esempio. Non c’è bisogno di un genio per capire che un aumento delle tasse del 2 per cento non produce affatto un aumento delle entrate nelle casse dello stato di pari importo. L’unico effetto che viene realmente prodotto invece è quello di una contrazione dei consumi del 2 per cento; l’aumento reale delle entrate statali, invece, si aggira attorno allo 0,01 per cento, perché va ad incidere esclusivamente sui capitali immobilizzati e non su quelli in circolazione.

Un altro esempio preciserà meglio il concetto introdotto.

Se al dipendente pubblico che guadagna 1000 euro lordi la pressione fiscale aumenta dal 30 al 33 per cento, il dipendente invece di 700 euro ne incasserà 670; tale somma è così bassa che costui sarà costretto a ridurre i consumi. Quelle 30 euro finiranno direttamente nelle tasche dello stato, e non verranno spese in consumi vari.

Ma se tali soldi fossero stati spesi in beni di consumo, sarebbero comunque finiti nelle tasche dello stato, sia pure per via indiretta; infatti sarebbero andati ad un commerciante (ad esempio al pizzaiolo) che su quelle trenta euro avrebbe pagato circa il 50 per cento di tasse (quindi 15 euro); con le rimanenti 15 euro il pizzaiolo avrebbe acquistato altri beni, su cui sarebbero state ugualmente pagate tasse, e cosi via all’infinito.

Facciamo un altro esempio. Se io spendo 1000 euro di benzina, circa 750 vanno direttamente in tasse. Le altre 250 vanno al benzinaio, che ne darà circa la metà allo stato, sempre in tasse. Con le restanti 125 il benzinaio comprerà dei beni (cibo, un motorino, libri per la scuola dei figli); questi beni saranno il guadagno di altri imprenditori che pagheranno a loro volta tasse, che compreranno a loro volta beni, in un circuito infinito.

In pratica tutto il denaro in circolazione va sempre, prima o poi, allo stato. Il modo migliore per aumentare le entrate statali, quindi, non è quello di aumentare l’IVA o le tasse, ma quello di incrementare i consumi, e colpire il mercato nero.

L’unico denaro che non finisce prima o poi nelle casse dello stato è quello che il cittadino riesce a immobilizzare e mettere da parte; quindi un aumento del prelievo fiscale sulle classi più deboli non ha alcun senso, perché non produce un aumento delle entrate statali ma unicamente un decremento dei consumi (penalizzando sia il cittadino sia l’imprenditore).

L’aumento delle tasse ha senso solo se viene applicato alle classi agiate, quelle che riescono a mettere da parte soldi in banca.

In qualunque caso, in ogni sistema fiscale degno di questo nome, esiste una fascia protetta esente da tasse, che è quella dei redditi minimi, perché è un principio ovvio che non ha senso far pagare le tasse a chi guadagna poche centinaia di euro al mese, dato che i guadagni della classi povere finiscono tutti in consumi (e quindi vanno allo stato) e non si traducono in risparmi.

Da noi, fino a qualche anno fa, erano esenti le fasce di reddito più basse. Da qualche anno invece il prelievo fiscale opera anche su chi ha redditi di poche centinaia di euro al mese, perché il reale motivo è distruggere psicologicamente il cittadino e piegarne la volontà.

Non a caso i sistemi fiscali più intelligenti (come quello canadese, bulgaro o australiano, per fare qualche esempio) non solo hanno aliquote basse (spesso l’aliquota massima è il 35) ma prevedono sgravi fiscali per chi investe; in alcuni paesi infatti l’utile delle imprese non è tassato se l’imprenditore reinveste i guadagni in ulteriori attività produttive. Il motivo è molto semplice: se l’imprenditore anziché accumulare soldi li reinveste, quei soldi andranno prima o poi allo stato.

Ad esempio, se Tizio ha guadagnato un milione di euro, darà il 30 per cento al fisco. Se invece quel milione lo investe nuovamente non viene tassato. Perché? Perché con quel milione verranno acquistati macchinari, capannoni, pagati stipendi; i macchinari faranno guadagnare imprenditori che pagheranno le tasse allo stato, i capannoni idem, gli stipendi verranno spesi dai dipendenti in beni di consumo. In sostanza, se lo stato decide di tassare quel milione di euro di utili, il risultato sarà che nelle sue casse andranno solo 300 mila euro; se quel milione non viene tassato, ma reinvestito, nelle casse statali andrà probabilmente quasi tutta la somma reinvestita.

In conclusione, in molti casi per lo stato è più conveniente non tassare piuttosto che tassare. Senza arrivare agli eccessi di paesi come Bermuda, dove non esiste tassa sul reddito, o Tonga, dove fino a qualche anno fa c’era un’imposta sul reddito del 2 per cento, ci sono esempi di sistemi fiscali che riescono a sopravvivere meglio del nostro, avendo un prelievo fiscale che si aggira attorno al 20 per cento di media; e in alcuni casi, come accade nel Wyoming, possono non esistere tasse sul reddito ma solo imposte indirette.

In Italia invece le tasse assumono connotazione che sfiorano il ridicolo; l’imposta di registro, ad esempio, che per i terreni è addirittura del 17 per cento (quindi si paga circa il 20 per cento se ci si sommano le imposte ipotecarie, catastali, e spese notarili) è un balzello immorale. Fino a qualche anno fa avevamo addirittura la tassa sugli accendini, e fino all’avvento del governo Berlusconi i commercianti di prodotti alimentari avevano addirittura una… tassa sui frigoriferi (sic!).

In altre parole, dal punto di vista fiscale fino a qualche anno fa eravamo considerati il peggiore paese del mondo, una vera barzelletta per gli stranieri. Successivamente le regole dell’Unione Europea hanno eliminato alcune tasse prive di logica, come l’IVA al 40 per cento sulle auto di lusso, ma di fondo siamo uno dei paesi peggiori del mondo da questo punto di vista.

Le tasse quindi - perlomeno quelle di un sistema demenziale come quello italiano - servono unicamente a tenere i cittadini in condizioni di sudditanza, per non permettere che questi abbiano tempo per pensare, evolvere, fare attività politica, informarsi. I cittadini devono sgobbare a testa bassa sei giorni su sette, per poi correre trafelati al supermercato il sabato sera e permettersi al massimo una domenica di svago, dove tutto potranno fare tranne che evolvere.

Il discorso vale anche per gli imprenditori, che sebbene godano di agi materiali talvolta superiori a quelli dei dipendenti, spesso lavorano febbrilmente anche la domenica pur di far funzionare i loro lussuosi imperi, complicatissimi da gestire a causa delle centinaia di balzelli, controlli, normative, pastoie, ostacoli, posti dalla burocrazia.


-

Le reali funzioni dell’IMU.

A questo punto è facile capire a cosa serve la recente IMU sugli immobili posta a carico di imprese e famiglie.

Scopo del governo attuale è sfasciare l’Italia definitivamente, e questo è ben chiaro a tutti.
Ma perché proprio con l’IMU?

Il motivo è presto detto.

Occorre tenere presente che le imprese hanno margini di utili abbastanza ridotti. Un grande magazzino, ad esempio, pur avendo incassi stratosferici, di milioni di euro al giorno, ha al contempo anche costi altrettanto stratosferici (dipendenti, luce, acqua, tasse varie, a cui deve aggiungersi il costo vivo delle merce deperibile che spesso viene buttata e il costo della merce invenduta).

Un’impresa che abbia un margine di utile netto all’anno, rispetto ai capitali investiti, del 10 per cento, può essere considerata florida.

Molte aziende anche di grosse dimensioni, hanno però margini di utili netti che si aggirano attorno al 2 per cento e anche meno.

Molte imprese agricole, da qualche anno, possono dirsi fortunate se raggiungono il pareggio del bilancio.

Questo discorso era valido fino a qualche anno fa.

Da quando è iniziata la crisi economica molte imprese hanno ridotto i loro margini di guadagno, hanno iniziato a licenziare personale, a tagliare le spese, e in alcuni casi gli imprenditori hanno iniettato liquidità in aziende in passivo per tentare di stare a galla (in altre parole hanno attinto dai loro risparmi personali per risollevare il bilancio aziendale in perdita).

Molti imprenditori hanno vari immobili in affitto e vivono con le rendite immobiliari.

Ora la tipologia della media impresa italiana è questa: l’imprenditore ha una o più aziende principali e una o più aziende secondarie; negli anni ha comprato immobili (parte li tiene sfitti per la famiglia, parte li ha riaffittati); in alcuni casi ha trasferito il capannone dal vecchio stabile (che ha dato in affitto) ad uno più grande.

In questo momento di crisi la maggior parte degli imprenditori ha problemi di liquidità.

Molti affittuari non pagano più l’affitto; molti smetteranno presto di pagarlo.

In altre parole l’IMU sottrae liquidità agli imprenditori, che non potranno utilizzare tali soldi per reinvestire; e in alcuni casi, alcuni si troveranno in difficoltà perché non avranno i liquidi sufficienti per affrontare l’esborso imprevisto.
Il paradosso è che molti imprenditori dovranno pagare l’IMU su immobili da cui non percepiscono più alcun canone di locazione proprio a causa della crisi economica; oltre al danno anche la beffa quindi. Poco tempo fa un imprenditore mi diceva che doveva pagare l’IMU sull’immobile dato in locazione all’ufficio di collocamento, che però non paga l’affitto da mesi; ma il paradosso è quello di un imprenditore a cui non viene pagato l’affitto da circa un anno, per un immobile locato addirittura alla Guardia di Finanza; in compenso l’IMU per un immobile di quelle dimensioni ammonta a decine di migliaia di euro; in sostanza, il proprietario si ritrova a sborsare decine di migliaia di euro di IMU, senza avere una corrispondente entrata come guadagno.

Stesso discorso, con le dovute varianti, vale per le famiglie.

In linea generale la famiglia media italiana è proprietaria della casa in cui vive, e se ha più figli spende quasi tutto quello che guadagna in spese scolastiche, vacanze, vitto ecc.

L’IMU serve quindi ad accelerare la crisi. A sottrarre liquidità alle famiglie e alle imprese, per accelerare lo sfascio.
Quei pochi imprenditori che avevano da parte dei liquidi e riuscivano a non vivere contando sui prestiti bancari, saranno costretti a mettere mano ai loro liquidi per pagare l’IMU sui loro immobili, in questo periodo spesso improduttivi per insolvenza dell’affittuario.

Quelli che non hanno liquidi saranno costretti a vendere qualche immobile (il che significa, in un periodo di crisi, che c’è il rischio che non riescano a vendere alcunché) oppure a chiedere un ulteriore prestito alle banche, indebitandosi ancor di più.

Nelle casse dello stato entreranno probabilmente meno soldi di prima, accelerando il caos e accellerando quell’effetto domino che porterà tutta l’economia italiana al collasso totale nei prossimi mesi. Ordo ab chao.
 
 
Nota: nella vignetta tratta da Marche Rosse si accenna al pagamento della tassa in tre rate.
In realtà è stata prevista la possibilità di pagare anche in due ma molti, soprattutto i meno abbienti, credendo che fosse più conveniente, hanno preferito il maggior frazionamento.
Fregatura nella fregatura!
Chi ha pagato in tal modo ha in realtà anticipato allo Stato una maggior somma di denaro prima del saldo finale stabilito per il 17 dicembre!