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mercoledì 19 luglio 2017

Velocità progresso


Se si dovesse descrivere al meglio il concetto di "progresso" utilizzando meno termini possibili anzi un solo, non v'è dubbio che il più adatto sarebbe "velocità".
Senza rifarmi a Marinetti ed ai modernisti della sua epoca che peraltro non condivido, è fuor di dubbio che in tutti i campi dello scibile, ogni progresso riconosciuto è caratterizzato da una maggior velocità di comprensione, trasmissione, scrittura, trasporto, sintesi, eccetera.
Se confrontiamo la vita quotidiana che conduciamo, essa è caratterizzata da una serie di incombenze che assolviamo oggi con velocità enormemente maggiore rispetto al passato. Basti pensare con quanta naturalezza apriamo il rubinetto della doccia e ci aspettiamo che eroghi acqua calda invece di

lunedì 5 giugno 2017

Musica & motori di campagna

Una strepitosa quanto improbabile versione country del classico AC/DC Tunderstruck, 2 milioni di visualizzazioni:


lunedì 22 maggio 2017

La voce intonata della dissidenza

Un po' di famose canzonette italiane rielaborate nel testo e cucite assieme da con grande sagacia e spirito (libero) d'osservazione.
Tutto vero, tutto tragicamente azzeccato, ma almeno ridiamoci su:

venerdì 21 aprile 2017

Tanta merda

Quando a teatro s'andava con la carrozza trainata da cavalli, una grande quantità di sterco davanti alla sala indicava un grande afflusso di spettatori e per questo che ancor oggi agli attori si augura "Tanta merda".

Roberto Benigni è proprio uno di quelli ai quali un augurio del genere sorge spontaneo: infatti non esiste categoria umana più disprezzabile che un comunista arricchito. Questo non certo per il fatto che si arricchisca (TUTTI devono avere la possibilità di arricchirsi, se lo vogliono) ma perché, in base ad una moltitudine di riscontri personali, una volta arricchiti, i comunisti tendono a diventare i più spregevoli capitalisti che si possa immaginare, attaccati al denaro, al potere, sprezzanti dei diritti altrui, perennemente con la puzza sotto al naso ed incapaci di riscontrare la profonda ipocrisia denotata dalle

venerdì 14 aprile 2017

Ve lo diciamo cantando

Una volta tanto, la satira smette di essere di regime (cioè di sinistra) e si manifesta più indipendente ed oggettiva, vox populi come dev'essere.

lunedì 10 aprile 2017

Intermezzo musicale

 " La velocità assume l'aspetto di un traguardo intellettuale e si capisce allora perché Herbert von Karajan fosse sedotto da quello strumento capace di produrre un suono che tuttavia gli risultava impossibile armonizzare con quelli delle grandi orchestre che comandava a bacchetta. L'armonia di un dodici cilindri di Enzo Ferrari, diceva, era unica nel mondo dei suoni del quale Herbert von Karajan era padrone assoluto, ed era stato il primo a capire che il motore emette una voce che non va confusa con un volgare rumore. (citato in Corriere della sera, 7 luglio 1998) "

sabato 8 aprile 2017

Smoke on the Water, Fire in the Sky, Trucks on the Crowd



Se i Deep Purple avessero scritto in questi giorni il loro brano più famoso, probabilmente la terza frase del ritornello sarebbe stata quella indicata.
Infatti, per quanto riguarda il Fumo nell'Acqua ed il Fuoco nel Cielo, invece che allo sfortunato concerto svizzero di Frank Zappa, si sarebbero ispirati ai missili appana lanciati dalle navi americane contro la Siria mentre per i Camion sulla Folla, in questi ultimi tempi fino a quello recentissimo di Stoccolma, è diventato un must e giustifica sempre più sempre il mio appello a limitarne l'uso e la detenzione...

Anzi, visto che ci troviamo in argomento, potrei lanciare un altro appello alla limitazione di personaggi competenti eletti a cariche pubbliche.
Se è vero che la cosa ci protegge da uno scivolone verso il corporativismo -

venerdì 13 gennaio 2017

AC DC BG


Come tutti i rocchettari sapranno, gli acronimi AC DC che identificano l'omonimo gruppo, indicano le sigle che in inglese individuano flussi di corrente elettrica rispettivamente Alternata e Continua (Direct) ma in senso lato stanno a definire una sindrome bipolare, patologia della quale pare da tempo affetto Beppe Grillo (da cui la sigla BG inserita nel titolo) e tutto il Pensiero Unico del partito che sembra barcamenarsi da una sponda all'altra a seconda della direzione del vento (inteso come risultanze dei sondaggi...).

Anche senza dare per scontato il fatto, già messo in evidenza più volte soprattutto nel blog gemello de I Truffatori, che il Movimento Immobile sia stato concepito per imbrigliare il dissenso e condurlo all'impotenza politica, si possono fare diverse ipotesi "gonzo" sulle motivazioni che stanno dietro a tali cambi di rotta.

sabato 3 dicembre 2016

La scelta di Bartleby

Herman Melville è ricordato principalmente quale autore del celebre romanzo Moby Dick che compose trasponendovi anche delle esperienze vissute in prima persona sulle baleniere del suo tempo.
L'opera narrava dell'ossessione vendicativa di un capitano nei confronti di una combattiva balena bianca a causa della quale aveva perso una gamba.
E, come spesso succede nella vita, anche nel racconto la furia cieca della vendetta porta al disastro finale.

Celebre è l'adattamento cinematografico della storia diretto da John Huston con lo stesso titolo, in cui il comandante della baleniera era interpretato da Gregory Peck e, tornando a parlare di musica su questo

mercoledì 30 novembre 2016

La musica ed il motorismo praticante


I canali sensoriali attraverso cui percepiamo la realtà materiale sono convenzionalmente almeno 5 e, anche tra coloro che li hanno tutti perfettamente funzionanti, non contribuiscono allo stesso modo a formarci l'idea che abbiamo della realtà ovvero ciò che in Programmazione Neuro Linguistica viene definita Mappa Del Territorio.

Infatti per ognuno di noi esiste, a livello più o meno cosciente, una determinata scala di prevalenza di un canale sensoriale rispetto agli altri.
Se ad esempio possiamo dare per scontato che per un amante della musica il canale che probabilmente prevale sugli altri è quello uditivo, non si può stabilire per certo quali siano i canali preferenziali attraverso i quali passano le sensazioni che appagano un appassionato di motorismo.

giovedì 20 ottobre 2016

Grateful Dead - Morti Riconoscenti e Proposte Indecenti


Come accade usualmente negli States, solo un terzo dell'elettorato va a votare e ciò per diversi motivi che possono essere individuati prima di tutto in un alto livello di coscienza della popolazione che dopo decenni di farse ha compreso la valenza puramente formale delle elezioni, il cui esito non può cambiare in maniera sostanziale la politica nazionale ed estera USA, decisa e pianificata a monte e anche contro il volere del livello politico. Come del resto succede in Italia.
Secondariamente, anche chi crede che sarebbe possibile cambiare le cose favorendo un candidato anziché un altro, sa bene che non esiste alcuna garanzia che l'esito ufficiale delle votazioni ricalchi esattamente le preferenze espresse dai votanti aventi diritto.
Infatti, è noto che in diversi Stati USA, per votare non venga richiesto alcun documento di identificazione

sabato 15 ottobre 2016

Bob Nobel Dylan


Le prime pagine di oggi danno spazio a due eventi che hanno avuto luogo nel mondo della cosiddetta "cultura" (come se la Scienza delle Costruzioni o la Fisiologia fossero da considerare ignoranza): il Nobel assegnato a Bob Dylan e la morte di Dario Fo, anch'egli a suo tempo beneficiato dallo stesso premio internazionale.

giovedì 13 ottobre 2016

L'ossimoro quotidiano


L'ossessione della mia compagna per le inevitabili gocce d'acqua che lascio ogni mattina in giro per il bagno, la porta a dotare tutti gli accessori potenzialmente umidi di un appoggio assorbente o di un contenitore impermeabile. Tra questi ultimi, ne spicca uno - manifestamente arrangiato - sul quale spicca una scritta che, per quanto mi fa pensare, non posso fare a meno di leggere ogni mattina.
La dicitura è:
 | Pesto alla Genovese SENZA AGLIO |
Ora, non vi può essere alcun dubbio sul fatto che la scritta denunci con chiarezza il contenuto di pesto alla genovese privato dell'aglio, a vantaggio di

martedì 9 agosto 2016

Piccoli crimini quotidiani: storia d'estate quarant'anni avanti nel futuro

Nella foto si configurano almeno tre reati
Se un italiano tornasse nel suo Paese dopo 40 anni consecutivi trascorsi in un altro Paese, in un altro mondo, in un altro tempo oppure... in coma, quali difficoltà incontrerebbe a riprendere la sua vita quotidiana?

Immaginiamo pure che per qualche motivo spiegato dalla Teoria della Relatività Generale (magari negli anni '70 ha trovato il modo di viaggiare a velocità prossime a quelle della luce) la sua vitalità, le sue pulsioni, il suo fisico ed i suoi dati anagrafici siano rimasti gli stessi di quando aveva 17 anni. Per cui risulta essere minorenne ancor oggi. Non vedrà l'ora di riprendere la sua vita quotidiana fatta di rapporti sociali e scorribande con gli amici. Tra l'altro è ancora estate.

giovedì 21 luglio 2016

Tutta cromata, 10HP - Honda CB 750 Four


Nel 1969 accaddero due fatti che caratterizzarono un'epoca, almeno in Italia: la Honda immise sul mercato la sua CB750 e Lucio Battisti presentò la nuova canzone "Il Tempo di Morire".
Da allora, perfino in ambiente motoristico, si protrae un equivoco sul significato dell'attributo "dieci acca pì" alla parola "Motocicletta" che apre il testo della canzone.
Questo, nonostante nessuno in Italia si riferisse mai alla potenza motore utilizzando la grandezza inglese "Horse Power", nonostante già all'epoca 10cv di potenza del motore erano pochi in assoluto ed alla portata di un qualsiasi 125 e nonostante nessuna moto leggera dell'epoca fosse definibile "tutta cromata"...!

lunedì 18 luglio 2016

Oops... le Forme dell'Arte sono finite!

Chi ha avuto modo di vivere attraverso più generazioni o d'indagare il recente passato, si è accorto senz'altro che in molti campi artistici o comunque caratterizzati da una ricerca creativa, si è verificato una progressiva rarefazione di proposte originali, innovative ma allo stesso tempo "belle", per quanto relativo possa essere questo aggettivo.

La spiegazione è tutta in un celebre aforisma del grande architetto Otto Wagner:
"Niente che non sia funzionale potrà mai essere bello"

Se definiamo "mostruoso" un essere umano, non è perché siamo razzisti ma perché viene stabilito da parametri archetipici radicati nella nostra mente.
E siccome gli archetipi non sono né buoni né cattivi ma solo descrittivi, essi si rifanno ad una coscienza che sa perfettamente cosa è "bene" e cosa è "male" per la nostra specie.
Un essere "mostruoso" molto probabilmente avrà diversi problemi fisici e difficilmente potrà condurre una vita normale. Probabilmente anche la durata della sua triste vita sarà inferiore alla media.

mercoledì 13 aprile 2016

E' bello ciò che è bello oppure ciò che piace agli altri?

In una società in cui lo stesso concetto corrente di "normalità" è più che discutibile - essendo considerate normali delle palesi assurdità del sistema che ci avvolge - è lecito interrogarsi sulla validità dei giudizi altrui per quanto riguarda le forme dell'arte, il design, la moda, insomma lo stesso concetto di bellezza.
Siccome ciò che pensiamo non può che essere fortemente condizionato, anzi quasi del tutto determinato da ciò che sappiamo, anche per quanto riguarda i nostri gusti è facile dedurre che non siano puro frutto del nostro intelletto ma siano stati lentamente condizionati o artificialmente inculcati nel corso della nostra vita.
Del resto basta rendersi conto del fatto che nell'ultimo mezzo secolo il Sistema è riuscito a far scandalizzare la gente di cose che prima erano ritenute normali e viceversa: oggi non si scandalizza più nessuno di comportamenti e scelte ritenute prima del tutto inammissibili.

Qui entra il discorso della morale comune che ovviamente è condizionata dall'orientamento che prende (o subisce?) la società nel corso della sua "evoluzione", non dico di no.
Ma, scavando a fondo nella nostra forma mentis ancestrale ed arrivando a considerare l'utilità evolutiva dei gusti che guidano le nostre scelte, l'unica considerazione utilitaristica della bellezza è ciò che affermava il famoso architetto austriaco Otto Wagner che sosteneva che solo ciò che è funzionale (ovvero assolve nel migliore dei modi alla sua funzione) può essere definito "bello".
Sotto tale luce è facile capire, dal punto di vista evolutivo, perché nelle donne apprezziamo istintivamente:
- gambe lunghe e dotate di una buona massa muscolare (anche se loro ci imbrogliano con la distribuzione dei loro depositi adiposi); gambe così ci assicurano che la femmina sia perfettamente in grado di affrontare impegni gravosi.
- fianchi (moderatamente) larghi che dovrebbero rassicurarci sulla loro capacità di partorire senza problemi né rischi.
- ghiandole mammarie sviluppate (ma anche in questo caso possono imbrogliarci con i loro opportuni depositi...)
- capelli lunghi e fluenti, capaci di diffondere nell'aria i feromoni che ci attirano a loro.
- ecc. tutti concetti di bellezza legati alla funzionalità, anche se negli ultimi decenni, non si sa grazie a quali esteti influenti, si sono apprezzate anche donne anoressiche o decisamente mascoline ravvedendo in loro non si sa proprio quali canoni estetici!

Secondo me, il principale limite degli addetti ai lavori, quelli che lavorano e guadagnano in campo artistico, è quello di non riconoscere che le forme dell'arte siano finite per numero ovvero limitate per forza di cose ad un certo numero di linguaggi ed espressioni stilistiche.
Così, alla disperata ricerca del nuovo, si finisce per proporre e far accettare per forza alle masse dei concetti di bellezza che avrebbero sollevato ilarità o disgusto solo pochi decenni fa.

Esempio: chi conosce ed ha apprezzato i più importanti e significativi brani musicali prodotti fino a tutti gli anni '70, ascoltando QUALSIASI cosa prodotta oggi non può fare a meno di accorgersi che se è di gradevole ascolto... il trucco c'è perché assomiglia oppure è spudoratamente copiata da qualcosa di già sentito, mentre se è del tutto nuova ed originale, è facile che risulti artisticamente scadente o del tutto inascoltabile.
In pratica, brutalmente: la musica di oggi o è copiata da musica vecchia e dimenticata oppure è semplicemente brutta.
Il mercato conta sul fatto che molti giovani non conoscono i brani originali e così pensano che "American Woman" sia realmente di Lenny Krawitz e "Knocking On Heaven's Door" dei Guns'n'Roses... , ciò per parlare ancora di cose piacevoli che confermano la regola perché questi ultimi, onestamente, hanno fatto bella roba originale oltre a qualche prestigiosa cover...
...certo che la loro "Welcome To The Giungle" era strutturata in maniera molto simile alla celeberrima "Whole Lotta Love" degli Zeppelin ma almeno è stato un gran bel brano, non come oggi che non solo si sente roba che assomiglia "troppo" a classici del rock ma fa anche schifo ascoltarla.

La stessa cosa mi pare accada in tutti i campi del design, primo dei quali quello auto-motociclistico.
Nel primo dei due si copiano spudoratamente forme classiche in barba alle leggi dell'aerodinamica e dell'abitabilità interna e si utilizzano anche i nomi originali per sfruttare ogni lontana reminiscenza col passato.
Nel secondo, non solo si fa lo stesso ma si è perfino assistito ad un regresso tecnologico con la riproposizione di moto anacronisctiche, pur velocissime ma ciò nonostante prive di carenatura (oggi infatti definite "naked" mentre prima venivano definite "motociclette" visto che all'epoca erano tutte così).
E pensare che a quei tempi, da appassionati praticanti stanchi di resistere alla pressione aerodinamica, fummo capaci di orientare il mercato a forza di richiedere e montare cupolini e carene non originali sulle nostre "naked"... oops, che dico: motociclette!

Oggi è il mercato che orienta e decide i nostri gusti, almeno fino a che gli permettiamo di farlo.

mercoledì 7 gennaio 2015

Belle arti o nuove arti?

 
Nel precedente articolo dedicato ad alcune puntualizzazioni sulla musica prodotta da Pino Daniele, in occasione della sua scomparsa, ho accennato al fatto che moltissimi (la quasi totalità di quelli più noti) artisti italiani impegnati nel campo della musica rock o cosidddetta "leggera", quasi per tradizione acquisita, hanno sempre attinto a piene mani da repertorio di origine anglofona, ed anche francese per quanto riguarda i cantautori.
In questo, il merito di Pino Daniele è stato quello di copiare le sonorità fusion (per niente blues, come sottolineato) di Gino Vannelli e poi di Santana (e chissà di quanti altri) ma evitando di eseguire delle semplici cover, essendo stato uno dei pochi "cantautori" italiani che hanno realmente avuto qualcosa di personale ed originale da dire, almeno con i testi. Forse il più grande artista italiano di musica fusion (se ne cercate uno che ha fatto del blues la propria carriera credo che l'unico che abbia raggiunto una certa notorietà nel genere, peraltro da sempre poco seguito in Italia, sia stato Roberto Ciotti).
Così non è stato per tantissimi prima di lui - ed anche contemporaneamente - che hanno raggiunto notorietà e successo con delle semplici cover (riarrangiamenti ed adattamenti in lingua italiana di pezzi preesistenti, per lo più di origine inglese o statunitense) per poi proporre, una volta ottenuta l'audience, brani originali ma certamente di minor successo.
Artisti riconosciuti, da  Fabrizio De Andrè allo stesso Vasco Rossi, dai più famosi complessi italiani degli anni '70 come i Giganti o l'Equipe 84, per quanto bravi ed originali (gli Equipe in qualche occasione perfino più bravi degli autori originali!) a tanti altri singoli e gruppi, hanno conseguito una consistente fetta del loro successo eseguendo delle cover di brani angloamericani di successo. Merito anche della scarsa diffusione degli originali in Italia che ha impedito a molti fans, per decenni, di accorgersi che i più grandi successi dei loro beniamini non erano farina del loro sacco. Ciò, ripeto, senza nulla togliere al valore artistico degli esecutori, anzi, sottolineo il caso dell'Equipe che sono riusciti secondo me addirittura a migliorare musicalmente alcuni originali.
E ciò non è da ritenere strano: non sempre la migliore interpretazione di un brano è quella fornita dall'autore: una per tutti, basti pensare alla celebre "Gloria" di Van Morrison (che in Italia magari ricorderanno in pochi) resa ancor più famosa dopo essere stata interpretata dai Doors (da Van Morrison a Jim Morrison...) ma elevata ai massimi livelli musicali solo dopo anni da Patty Smith!
Un'altra che mi viene in mente è American Woman dei The Guess Who subito reintepretata dai Led Zeppelin in maniera - inutile dirlo - superiore all'originale. Per chi non se la ricorda, più recentemente è stata riproposta (quasi) tale e quale dal camaleonte musicale Lenny Kravitz.
 
Ma siccome questa è la normalità nella musica, va ricordato anche che molti successi 100% italiani non sono stati portati al successo dal loro autore ma da dei semplici (e magari più bravi!) interpreti e arrangiatori. Quanti sono coscienti del fatto che la celeberrima Azzurro non è di Celentano ma di Paolo Conte? E quanti sanno che molte delle più belle, delicate e sensibili canzoni italiane sono state scritte da un personaggio apparentemente border line come Franco Califano?
 
Questo per esternare due concetti:
uno è che, come similmente accade nel  motorismo sportivo, è più facile che un grande interprete (pilota) riesca a condurre al successo una canzone (veicolo) progettato da altri;
Per fare un esempio nel mondo della musica, oltre al citato esempio riferito agli impareggiabili Led Zeppelin, il pur grande Bob Dylan non avrebbe mai potuto sperare di eguagliare Jimi Hendrix nell'interpretazione della sua All Along The Watchtover.
L'altro è che secondo me, in prossimità della fine di questo Yuga, le forme dell'arte si stanno avviando rapidamente ed inevitabilmente all'esaurimento delle varianti possibili per cui qualsiasi nuova realizzazione, sempre più probabilmente, rischia di essere brutta oppure sfacciatamente copiata da un'opera preesistente. Ciò lo ritengo valido in tutti i campi, dalla musica alle arti figurative, dall'architettura al campo elettivo del presente blog, che è quello motoristico, in cui se viene proposto qualcosa di nuovo, o è manifestamente brutto oppure assomiglia a qualcosa di già visto. C'è poco da fare e l'unica soluzione per rivivere come nuove ed esaltanti tutte le nuove invenzioni artistiche sarebbe dimenticarsi di quanto realizzato in precedenza. Forse per questo sono inevitabili i ricorsi storici ed un periodico annichilimento della specie umana.
Se non ci credete, provate a mettere insieme su di un pentagramma una decina di note che risultino armoniche tra di loro e che non siano già state proposte identiche da qualcun'altro.
 
Articolo di riferimento:

martedì 6 gennaio 2015

L'ultimo inganno di Pino Daniele


Arrangiatore, cantante e chitarrista di indubbio talento, Pino Daniele col suo blues metropol-napoletano-italo-americano (in pratica la fusione fredda di 4 elementi...) ha cantato una Napoli moderna e multiculturale (nonché evidente zerbino e discarica statunitense) nella maniera più emblematica.

Dov'è l'inganno? Per un appassionato di musica è evidente: Pino Daniele col blues ha avuto a che fare poco più di quanto non abbia avuto a che fare Elvis Presley con la canzone napoletana.
Non posso quindi affermare che il pur grande Pino non abbia avuto assolutamente nulla a che fare col blues, perché alla fine almeno un paio delle sue piacevolissime canzoncelle della prima ora seguono i  canoni del blues ma quello che continuo a non accettare è che egli stesso ed i media che l'hanno supportato hanno continuato ad ingannare il suo pubblico musicalmente meno acculturato spacciando per blues (per quanto rivisto alla napoletana) musica già più che codificata come fusion, appunto, un genere d'autore, per quanto di facile ascolto, che negli States riuscì a mettere d'accordo sia estimatori del melodico che del jazz-rock.
Molti sono stati gli artisti che prima di lui si sono espressi secondo i canoni (abbastanza liberali) della musica fusion ma nessuno aveva mai avuto il coraggio nonché la faccia tosta di spacciarla per blues!

Oops! Mi accorgo in questo momento che al posto di una sua foto ne ho inserito una dell'artista americano Gino Vannelli punto di riferimento della musica fusion degli anni '80: si tratta sicuramente di un mio errore freudiano, in quanto soprattutto nel suo primo periodo di attività ho ritenuto l'artista napoletano nient'altro che un bravissimo clone (anche più bravo dell'originale, perché no?) del suo omologo americano, assolutamente identico nelle sonorità più o meno come Nec lo è rispetto a Sting e Zucchero lo è stato rispetto a Joe Cocker del quale ha imitato perfino le movenze spastiche... ma si sa: è difficile che un artista italiano, per quanto bravo, esprima qualcosa di assolutamente originale.
Pochissimi sono stati coloro che ci sono riusciti.

Ecco, rimedio subito inserendo una foto del vero Pino: come è possibile apprezzare, anche la somiglianza fisica tra i due artisti è impressionante.
Non ci posso fare niente col fatto che il buon Pino abbia attinto a piene mani dal repertorio di Gino  (Gino & Pino: anche nel nome un'assonanza): l'importante è che i posteri se lo ricordino ed i suoi estimatori lo tengano presente.


Sottolineo il fatto che per me ha poca importanza constatare che per arrivare al successo Pino Daniele abbia adattato la musica di Gino Vannelli alla sua visione anglonapoletana, anzi glie lo ascrivo come merito perché continuo a sostenere che è stato molto bravo ed ha prodotto alla fine cose molto piacevoli da ascoltare. 
Da ragazzo sono anche stato ad un suo concerto e ne conservo un buon ricordo, anche se conoscevo bene le opere di Gino Vannelli e quindi non potevo subire l'inganno. 

Ad ulteriore discarico della colpa che ho ascritto a Pino (l'inganno del blues) devo anche sottolineare che ad un certo punto della sua carriera, esaurito il filone Vannelli, Pino ha smesso di ispirarsi a lui.
Infatti ha continuato la sua carriera copiando Santana.