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martedì 14 maggio 2019

Codice della Strada: nuove disposizioni per aumentare il caos sulle strade ed i rischi per la circolazione

Nell'ottica di un peggioramento generalizzato della vivibilità della Nazione, col governo giallomerde che sui temi fondamentali (Euro; Europa Unita, Vaccinazioni tossiche) la pensa e la fa esattamente come i precedenti, un'altra mazzata al benessere del cittadino ed alla sicurezza sociale si prospetta con l'introduzione di nuove norme riguardanti la circolazione stradale. Analizziamole una per una, compresi i risvolti positivi (pochi) e negativi (tanti):


 Disposizione
 Probabile conseguenza
Limite minimo di cilindrata per l'accesso in autostrada abbassato da 150 a 120cc, ammessi anche veicoli elettrici da 11Kw in su.
Incremento degli incassi per le società - per lo più private - che gestiscono la rete autostradale; aumento del rischio per la circolazione dovuto alle scarse prestazioni dei veicoli ammessi; possibile l'utilizzo di moto 125 di vecchia generazione senza limitazioni di potenza: le loro prestazioni sono abbastanza adeguate alla circolazione autostradale
Via libera a pattini a rotelle, skateboard e monopattini a spinta sulle piste ciclabili, nelle aree pedonali, sugli spazi riservati ai pedoni e sugli itinerari ciclopedonali.
Aumento del rischio di circolazione dovuto alla differenza di velocità tra pedoni, bici ed altri veicoli a spinta animale con conseguente incitamento per i ciclisti ad occupare le strade utilizzate dai veicoli a motore.
"Maggiore distanza di sicurezza" che i veicoli a motore dovranno rispettare sorpassando i ciclisti
Aumento del rischio di scontri frontali con altri veicoli. Ma in realtà questa è una norma difficilmente attuabile stante l'intensità del traffico stradale rapportato alla larghezza media delle strade. Nella stragrande maggioranza dei casi, rispettare quest'obbligo potrebbe comportare la formazione di lunghe file di automobilisti che non ritengono di trovare o non trovano fisicamente lo spazio per oltrepassare la variante mobile. Questo soprattutto se si considera che per chi sorpassa è praticamente impossibile stabilire, con un adeguato margine di sicurezza, lo scarto col veicolo che viene sorpassato; inoltre è nota a tutti la strafottenza con la quale la stragrande maggioranza dei ciclisti pretende di utilizzare la sede stradale, procedendo affiancati o comunque lontani dal margine destro della carreggiata. Come già posto in evidenza diverse volte in questo blog, la circolazione di veicoli a trazione animale è  sulle strade aperte al traffico motorizzato anacronistica, estremamente pericolosa e andrebbe semplicemente vietata con grande rigore applicativo. Sono già frequentissimi i casi di suicidio stradale da parte di ciclisti incoscienti che infestano le nostre strade violando sistematicamente le norme del CdS nonché del Buon Senso, cosa che è anche peggio.
Possibilità per i ciclisti di percorrere sensi unici contromano
Una norma che non farebbe altro che legalizzare il malcostume da sempre in voga tra questi indebiti e strafottenti utenti abusivi delle strade, aumentando anch'essa il caos circolatorio nonché i rischi stessi per la circolazione.







Insomma, le strade come una metafora del vivere civile, con delle categorie privilegiate a cui si concedono (ulteriori) diritti senza richiedere in cambio una pari osservanza di doveri, come capita a beneficio di etnie non italiche insistenti più o meno indebitamente, sul territorio nazionale.

lunedì 1 ottobre 2018

Non c'è spazio per tutti.

Il titolo potrebbe far presupporre una tirata contro l'importazione criminale di giovani maschi stranieri da mantenere nullafacenti e spesso delinquenti a spese dello Stato ma non parlerò di questo. Lo spunto nasce da un recente incidente di caccia che ha comportato la morte di un ragazzo impegnato nel suo trekking andandosene però tranquillamente a spasso in una zona aperta all'attività venatoria. Probabilmente era anche abbigliato in maniera mimetica ovvero in armonia con i colori della natura e si aggirava nel bosco cercando di non disturbare la fauna, atteggiamenti adottati generalmente entrambi da noi tutti amanti della vita nella natura.
MA, e sottolineo "ma", bisogna tener sempre presente che il mondo è di tutti e ognuno di noi deve fruirne pensando di non essere solo al mondo. In Italia abbiamo già una regolamentazione venatoria tra le più articolate e restrittive al

domenica 8 luglio 2018

Categorie privilegiate

Fresco di stamattina lo spunto per scrivere questo post. Guidando il mio furgone lungo la strada provinciale che percorro tutti i giorni, ho appena assistito a questa scena emblematica:
davanti a me una FIAT "500" (le virgolette servono per evitare di attribuire un valore di cilindrata alla vetturetta) che procedeva nel mio stesso senso di marcia si trova davanti una coppia di ciclisti da corsa. Trovandoci in salita, la loro velocità era molto prossima a quella della morte (cioè zero) e la 500, pur in presenza di striscia continua, oltrepassa la mezzeria per allontanarsi di quel metro e mezzo di distanza che una nuova e delirante disposizione prescrive nel sorpassare dei ciclisti.
Brava la 500 ligia ad una norma del CdS violandone però un'altra, solo che:
- nel corso della manovra, uno dei due ciclisti - strafottendosene come è d'uso

mercoledì 21 marzo 2018

Ancora un incidente mortale causato da vetture a guida automatizzata

Non è certo il primo (vedi link a margine) e non sarà di certo l'ultimo incidente mortale se si continuerà a perseverare nell'applicazione di quelle tecnologie che Nikola Tesla per primo definì perverse.
La tecnologia infatti dovrebbe essere al servizio dell'Uomo e non viceversa. E' evidente che in un contesto di viabilità multi-utenza con fruitori che utilizzano oppure no tipologie di veicoli dalle dinamiche inconciliabili tra loro, andare ad inserire (anche) veicoli a guida automatizzata - "stupidi" per definizione - non può che andare ad aumentare i rischi derivanti dalla circolazione.
Su percorsi caratterizzati da incroci pedonali a raso o sui quali è ammessa

lunedì 5 marzo 2018

Disastri a due ruote


Siena - mentre gli elettori decidevano - se pur di stretta misura - di lasciare la città in mano agli stessi che hanno causato il disastro della loro banca più importante, tra sabato e domenica si è deciso di lasciare spazio ai "circensis" facendo violentare il territorio urbano da un'orda di ciclisti che, sulla carta, avrebbero dovuto gareggiare su strade a sterro, dialettalmente denominate "bianche".
E invece, alla faccia di quanto dichiarato dal manifesto d'intenti, la gara si è svolta occupando lunghi tratti di strade asfaltate normalmente

sabato 30 dicembre 2017

Finalmente una tassa sulle bici

- Post aggiornato il 10 Gennaio 2018 - 


 A partire dal colpo di Stato "soft" che, grazie ad un attentato finanziario mirato, indusse Berlusconi a dimettere il suo governo legittimo, i successivi malgoverni illegittimi in tutti questi anni non erano ancora riusciti a varare un solo provvedimento utile e positivo per la Nazione.
Ci sono riusciti adesso, a camere sciolte e forse per caso, sempre nell'ottica di creare il maggior danno possibile al Paese in vista della disfatta prevista per il 4

giovedì 31 agosto 2017

Categorie privilegiate

La Legge sarebbe uguale per tutti ma per qualcuno - o addirittura intere categorie di individui - è più uguale.
Quotidianamente, centellinando i deliri dei media di regime, si possono apprezzare le condanne di chi detiene (per il momento) il potere contro tutte le categorie non allineate al Pensiero Unico PD-pentastellato, alla morale di regime, alle improbabili verità ufficiali. Tutti coloro che non pensano altrimenti sono allora etichettati come complottisti, razzisti e - quando proprio mancano gli argomenti, come spesso accade negli ambienti sinistri - perfino fascisti, riesumando un credere morto e sepolto dalla storia.

mercoledì 19 luglio 2017

Velocità progresso


Se si dovesse descrivere al meglio il concetto di "progresso" utilizzando meno termini possibili anzi un solo, non v'è dubbio che il più adatto sarebbe "velocità".
Senza rifarmi a Marinetti ed ai modernisti della sua epoca che peraltro non condivido, è fuor di dubbio che in tutti i campi dello scibile, ogni progresso riconosciuto è caratterizzato da una maggior velocità di comprensione, trasmissione, scrittura, trasporto, sintesi, eccetera.
Se confrontiamo la vita quotidiana che conduciamo, essa è caratterizzata da una serie di incombenze che assolviamo oggi con velocità enormemente maggiore rispetto al passato. Basti pensare con quanta naturalezza apriamo il rubinetto della doccia e ci aspettiamo che eroghi acqua calda invece di

sabato 6 maggio 2017

Sicurezza stradale: una legge che ci vorrebbe

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Il recente tragico incidente stradale in cui ha perso la vita un noto campione di ciclismo, costituisce un'ulteriore conferma della necessità - più volte auspicata in queste pagine - di disciplinare con cognizione di causa e severità la circolazione di veicoli non motorizzati immessi nel normale traffico veicolare.
Non si comprende infatti come, in un'Italia in cui si introducono nuovi assurdi divieti ogni giorno, non si sia pensato a vietare la circolazione stradale di veicoli dotati di una dinamica non solo incompatibile con la realtà odierna dei flussi veicolari ma anche con lo sviluppo tecnologico.
Al giorno d'oggi, è demenziale che un veicolo in circolazione possa procedere in salita a passo d'uomo ed andare in giro privo di specchi retrovisori ed un adeguato impianto di illuminazione e segnalazione: chi lo permette è un

domenica 4 settembre 2016

Bici: il pericolo stradale Numero Uno



Stamattina verso le 9 sono arrivato in moto alla postazione dalla quale digito, percorrendo uno dei consueti tratti di strada ed ho notato un discreto numero di ciclisti - tutti agghindati in modo tecnico come se stessero partecipando ad una corsa - che procedevano nei due sensi, costringendo i normali utenti della strada al consueto e pericoloso slalom.
Circa un'ora dopo, sono stato raggiunto dalla mia compagna che è venuta in auto arrivando in ritardo a causa del blocco stradale conseguente ad un incidente manco a dirlo occorso tra un'auto guidata da una (molto probabilmente incolpevole) ragazza ed il solito ciclista incosciente.
Come faccio a sapere che è incosciente?
Semplice: andare in bici in mezzo ad un traffico motorizzato è da incoscienti: demenziale sostenere il contrario.

giovedì 3 marzo 2016

Attenti al suicidio stradale!


Siccome al peggio non v'è mai fine, come sosteneva anche mia nonna, alla fine la famigerata proposta di legge sull'Omicidio Stradale ha ottenuto l'insperato (per le persone razionali) consenso alle Camere.

L'ho appreso stamattina dal TG5 e già la sua applicazione è stata commentata come foriera di non pochi problemi ai tribunali, risultando, aggiungo io, spesso molto difficile attribuire colpe certe agli attori coinvolti in incidenti stradali mortali.
Ad esempio, quasi sempre non è possibile stabilire in alcun modo se in occasione di uno scontro avvenuto di notte, i veicoli avessero tutti i dispositivi luminosi funzionanti. E capita spesso di vedere auto che vanno in giro con un solo faro acceso (magari solo il destro, che è peggio) oppure bici da corsa prive di qualsiasi dispositivo luminoso.

Come parecchie leggi italiane, è concepita da ignoranti in materia che credono di poter disciplinare in maniera manichea tutte le evenienze della vita sociale.
E' un metodo usato nei Paesi culturalmente e socialmente più arretrati, e noi non ci facciamo bella figura allineandoci a tali standard, nei quali, in mancanza di un Codice della Strada sufficientemente chiaro e dettagliato, in caso d'incidente applicano semplicemente il loro Codice Penale che magari prevede anche la pena di morte!
Un bel salto indietro nei diritti civili ed un bel salto avanti verso una dittatura conclamata.

Il problema è che anche se stiamo molto attenti a come guidiamo, non si può essere in grado, a volte, di anticipare o rimediare a comportamenti dissennati messi in atto da altri.
Il mio pensiero va per primo al classico sbucare all'improvviso di un pedone (magari un bambino e di corsa!) da una fila di veicoli parcheggiati oppure all'altrettanto classico comportamento sconsiderato di molti ciclisti che se ne infischiano del Codice eludendo semafori ed altre disposizoni o circolando affiancati in piena curva di una strada a doppio senso di circolazione: capita spesso di scansarli all'ultimo momento proprio mentre sopravviene un altro veicolo nella corsia opposta!
Il rischio è - sul presupposto generico che chi tampona ha sempre torto - vedersi accusati di omicidio, con la conseguente rovina della vita, in un caso che più logicamente andrebbe configurato come suicidio!

P.S.: Sia chiaro che non ce l'ho con i clclisti in generale (uso anch'io la bici nei luoghi e con le modalità opportune) ma solo con quelli che mettono a repentaglio la loro incolumità e la qualità della vita altrui.

domenica 6 maggio 2012

La sicurezza stradale si ottiene (anche) riducendo il PIL

Poco tempo fa ho pubblicato, per il sito heymotard.it, una pagina in cui ho inserito le foto delle principali moto utilizzate dal gruppo di motociclisti di cui facevo parte nei mitici (per i motociclisti e non solo) anni '70; di spalla ho inserito delle considerazioni sul cambiamento dei tempi e sul fatto che la maggior parte delle "imprese" motoristiche compiute in quegli anni sarebbero oggi improponibili oltre che parecchio rischiose.
Ma perché, se le strade e gli stessi veicoli sono più sicuri di quarant'anni fa?
L'articolo che segue è stato già pubblicato sul sito gemello heymotard.it
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Il problema è il traffico, aumentato in maniera esponenziale e non solo in rapporto diretto all'aumentare della popolazione.
Andare fuori strada per conto proprio o sbattere contro un oggetto fisso è un'evenienza piuttosto difficile da verificarsi in una strada deserta, per quanto infida e sconnessa possa essere, se a guidare è una persona dotata di sufficienti capacità di guida e senso della misura.
Ma col traffico tutto cambia, non è più sufficiente l'autocontrollo e... l'autodeterminazione per evitare incidenti ma diventa necessario tener costantemente conto delle azioni del prossimo fino addirittura a prevederle!
In moto, veicolo che non dà la falsa sicurezza conferita da un'auto, s'impara subito a "prevedere il futuro" intuendo in anticipo un comportamento a rischio di un veicolo che ci segue, ci precede, sopraggiunge in senso contrario, sta per attraversarci la strada o sta semplicemente fermo (fino a prova contraria...).
Ad esempio, la cosa più normale per un motociclista esperto e previdente è tener d'occhio la ruota anteriore del veicolo che si sta sorpassando per anticiparne eventualmente un'imprevedibile sterzata a sinistra. Superando veicoli a tre ruote come l'Ape, questo diventa già più difficile. Infatti l'Ape rappresenta una vera minaccia per i motociclisti, sia per la difficile visibilità della ruota sterzante, sia per la rapidità da record tra tutti i veicoli con cui tali mezzi riescono a cambiare direzione.
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Ma, a parte la prudenza ed i comportamenti a rischio, ci sono due fattori fondamentali che stanno alla base della sicurezza nel traffico:
  • la differenza di velocità tra i veicoli che percorrono la stessa carreggiata
  • la densità veicolare
Che la differenza di velocità sia un importante fattore di rischio, è perfettamente noto negli Stati Uniti che, pur avendo una cognizione del traffico quasi esclusivamente urbana, sono ben coscienti che in un intenso flusso veicolare è bene che TUTTI i veicoli procedano quanto più possibile alla stessa velocità. Infatti negli States multano anche chi va troppo piano ed è (realmente, non come in Italia) proibito alle moto di risalire le code: quest'ultima sembra un'esagerazione ma non lo è affatto se si pensa alla disinvoltura con la quale certe persone per scendere dall'auto aprono lo sportello all'improvviso senza curarsi di guardare prima se sopraggiunge qualcuno; e questi comportamenti sono frequentissimi nella vita convulsa delle città.

C'è da dire che se nelle nostre città più trafficate s'impedisse realmente ai veicoli a due ruote di risalire una coda o di sorpassare DOVUNQUE rimanendo più o meno in corsia, l'utilizzo di tali veicoli ai fini di ridurre i tempi di percorrenza diverrebbe a quel punto inutile: meglio allora viaggiare in maggior sicurezza e comfort in auto, con stereo e climatizzazione accesi. Ciò si rifletterebbe in maniera estremamente negativa sul traffico stesso e sulla sua scorrevolezza; una dimostrazione di quello che potrebbe accadere in una città come Roma facendo semplicemente rispettare il Codice della Strada si è potuta osservare pochi anni fa quando un gruppo coordinato di motociclisti, esasperati dalle multe che ricevevano quasi quotidianamente per "eccesso di velocità" percorrendo tragitti casa-ufficio, mise in pratica una singolare protesta: un gruppo compatto di un centinaio di moto attraversò la città rispettando in maniera assoluta i limiti di velocità imposti. Il risultato fu la paralisi del settore urbano che attraversavano.
Questa esperienza dimostra che siamo ben lontani dall'aver compreso il modo di gestire il traffico: i limiti di velocità, ad esempio, così come sono concepiti svolgono egregiamente solo due funzioni, quella di tutelare il gestore delle strade da responsabilità dovute al loro stato di manutenzione (imponendo limiti bassi, qualunque incidente avvenuto a velocità superiori è per definizione colpa del conducente) e quella di costituire una costante fonte di finanziamento per le casse dei Comuni.
C'è anche da notare che i limiti di velocità vengono fatti rispettare dalle Forze dell'Ordine ma vengono apposti da enti che spesso non hanno alcuna competenza in materia circolatoria.
Un'ultima considerazione: qualunque utente abituale della strada sa bene che anche in una situazione in cui il traffico scorre regolare ma intenso, è sufficiente un minimo intoppo per trasformare una situazione ordinaria e controllata in un caos totale: un mini-tamponamento senza conseguenze per le persone è sufficiente a paralizzare per chilometri a monte dell'incidente, un'arteria intensamente trafficata.
La densità di circolazione è determinata dal rapporto tra la capacità di "drenaggio" del sistema viario (considerando il numero di corsie per ogni senso di marcia, la loro larghezza, la conformazione del tracciato, la presenza ed il numero di deviazioni e di incroci, ecc.) ed il numero di veicoli in transito orario, considerate anche le loro dimensioni.
E' chiaro che in un territorio morfologicamente tormentato e densamente abitato come il nostro (e la Campania sotto questo aspetto "eccelle"), intervenire sulla scorrevolezza delle strade è molto difficile oltreché costoso.
Rimane il problema del numero di veicoli in transito...
Ma qualcuno si chiede mai 'ndo va tutta 'sta ggente, per dirla alla romana?
Dove, e soprattutto PERCHE' nella (non) vita che ci siamo... anzi che ci hanno costruito, abbiamo l'esigenza di spostarci continuamente?
Sinteticamente, le principali motivazioni che stanno alla base del traffico veicolare e di persone:
  • La distanza tra residenza e posto di lavoro, o scuola per gli studenti, e la stessa necessità di doversi spostare per lavorare o per seguire lezioni;
  • La distanza tra residenza e zone di reperimento (acquisto) delle necessità quotidiane e la stessa necessità di doversi spostare per trovare quello che ci serve quotidianamente o quasi;
  • La costante ed assurda richiesta di acqua imbottigliata, bevande, alimenti e merci varie (di cui gran parte inutili) provenienti da zone lontane centinaia di chilometri se non, in molti casi, addirittura da altri continenti!
  • La distanza e la stessa necessità di doversi spostare per doversi curare, ed in questo caso dovremmo guardare alla malattia come un effetto dovuto al nostro cattivo stile di vita e non tanto una causa che motiva la necessità di doversi spostare.

Ho volutamente escluso il traffico di ordine voluttuario perché a mio giudizio è l'unico traffico sul quale non è lecito intervenire: ognuno dev'essere libero di poter andare dove gli pare quando gli pare.

Il pendolarismo è uno dei principali mali del secolo: fonte di stress, di cattiva qualità della vita e di enormi costi per la collettività. Lavorare per cancellarlo dalla faccia della Terra è uno degli obiettivi primari per riportare le Cose al loro ordine naturale. Non è possibile pensare ad un sistema di vita che prevede la necessità di dover passare una considerevole parte della giornata a compiere inutili spostamenti che sottraggono tempo sia alla propria vita, sia alla capacità produttiva di ognuno. E' ridicolo, assurdo, inconcepibile, è necessario ingegnarsi per far tendere a zero questa necessità.

Il radicamento al territorio di ognuno di noi è una delle componenti negative: questo dipende sia dalla sfera affettiva dalla quale ci allontaniamo con riluttanza, sia dal fatto che in Italia, almeno per il momento, oltre l'80% della popolazione è proprietaria, per via diretta o parentale, della casa dove abita ed un certo attaccamento alla proprietà di famiglia è lecito e comprensibile.
Negli States ad esempio non è così e, sia per la loro pragmaticità data dalla loro "freddezza", sia per la vivacità del mercato: per gli statunitensi è assolutamente normale vender casa e trasferirsi se si presentano buone opportunità lontano da dove si risiede.
In Giappone - un altro Paese lontano anni luce dal nostro modo di concepire la vita - i grossi centri industriali comprendono e dispongono di tutti gli indotti necessari per la residenza del personale dirigente o impiegato, in modo da evitar loro il pendolarismo, che comunque rimane estremamente intenso nelle grandi città.
Così ad esempio la Kawasaki di Akashi, nel territorio limitrofo ai suoi enormi impianti industriali (dove costruiscono di tutto, dalle moto alle petroliere passando per il settore utilitaristico ed aeronautico) mette a disposizione alloggi, centri di ritrovo, negozi, servizi vari, ristoranti, scuole, centri medici e perfino un ospedale: in pratica, i lavoratori-abitanti del territorio, si allontanano solo per esigenze voluttuarie, per divertimento e senza stress da pendolarismo.
Non si vede perché soluzioni come queste non siano applicabili, se pur molto gradualmente, anche nel nostro Paese.
Il frazionamento dei servizi. Costruire grossi centri esclusivamente burocratici, residenziali, lavorativi, commerciali o ludici sortisce l'effetto di creare traffico dal nulla: molto meglio a quel punto FRAZIONARE tutti questi servizi ad aggregarli in gruppi completi ed autosufficienti.
Si eliminerebbero così i quartieri-dormitorio di ispirazione tristemente sovietica, il presupposti stessi del pendolarismo, la necessità di dover attraversare la città o addirittura la regione per ottenere un documento.

Le assunzioni dovrebbero avvenire tenendo conto, come parametro imprescindibile per legge, della distanza tra residenza e posto di lavoro, fino ad applicare una penale chilometrica - e non certo un rimborso - sia al datore di lavoro che al dipendente: questa penale potrebbe andare a costituire un fondo statale dedicato alla manutenzione delle strade. I lavoratori, a parità di qualifica richiesta, più vicini al posto offerto dovrebbero quindi vedere il proprio "punteggio" aumentare rispetto a quelli più lontani.

La richiesta di merci provenienti da lontano andrebbe dissuasa allo stesso modo, con l'applicazione di una penale chilometrica a beneficio dello Stato. In questo ambito, visto che il nostro Paese è ricco di acqua potabile - e quando manca, vuol dire che qualcuno se ne è appropriato indebitamente - l'acquisto di acqua imbottigliata proveniente da lontano andrebbe tassato in maniera drastica: se proprio uno vuole bere, contro ogni logica e razionalità, in Sicilia l'acqua imbottigliata sulle Alpi invece di aprire semplicemente il rubinetto di casa bevendo acqua ugualmente potabile che per di più paga dalle 250 alle 500 volte di meno, almeno paghi un Euro in più al litro che vada a coprire il costo sociale ed ambientale della sua scelta. Ed è giusto che sia così, per dissuadere e debellare un comportamento idiota e autolesivo tipicamente italiota come quello di trasportare continuamente enormi quantità d'acqua imbottigliata su e giù per la nazione producendo traffico e costi sociali inaccettabili.
Disporre a casa di merci provenienti da lontano, magari da altre culture, sminuisce inoltre il piacere  di viaggiare e le motivazioni stesse del viaggio e spiana pericolosamente la strada alla globalizzazione rendendo il mondo sempre più simile in ogni punto ed orribilmente piatto dal punto di vista culturale.

I servizi on-line. Non si vede perché, almeno con le tecnologie attualmente a disposizione di tutti (per non parlare di quelle esclusivamente elitarie...), non sia possibile risolvere un problema o un'incombenza burocratica direttamente da casa: se esiste la posta certificata, il valore legale di una comunicazione e-mail e la possibilità di identificare con assoluta certezza chi è impegnato in un collegamento on-line, allora DEVE esistere la possibilità di evitare di recarsi personalmente in un ufficio comunale o statale.

Potenziare il settore comunicativo di un ufficio pubblico, creerebbe moltissimi posti di lavoro, finanziati direttamente dall'enorme risparmio di costi sociali dovuto alla diminuzione del traffico e del conseguente inquinamento (fino a che non riusciremo a spostarci senza inquinare: le tecnologie in merito non mancano, manca solo la voglia ed il coraggio di applicarle).

Successivamente a questa visione delle cose, potranno diventare realmente risolutive soluzioni applicate direttamente al traffico come ad esempio il potenziamento dei collegamenti marittimi che in un Paese "acquatico" come il nostro non sono mai stati sfruttati abbastanza se non dalla gestione borbonica del Regno delle Due Sicilie... .
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Correggere tutte queste scelte, avrebbe come risultato indotto una sana riduzione del Prodotto Interno Lordo, formato in gran parte da spese e produzioni inutili o dannose, con benefici effetti sulla stabilità monetaria, sui costi e sulla sicurezza sociale, sulla qualità della vita in generale. Anche il PIL, esattamente come il traffico, va considerato per quello che è: un effetto delle nostre scelte, non una causa e tanto meno un fine.
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mercoledì 2 maggio 2012

La bicicletta come Soluzione Finale...

...della sovrappopolazione mondiale.



In questi ultimi tempi, pressoché simultaneamente in Italia ed in Gran Bretagna, si è cominciato a parlare molto dell'incidentalità legata all'uso della bicicletta ove inserita in un contesto di traffico veicolare. In effetti se ne parla come per altri problemi affrontati dai media (di regime): senza una gran cognizione di causa, in maniera allarmistica e girando attorno al vero problema in modo da deviare l'attenzione su aspetti marginali e poco significativi. Secondo la mia esperienza stradale, formatasi nell'arco di oltre mezzo secolo on the road con i veicoli più disparati tra cui ovviamente la bicicletta, i problemi legati alla sicurezza nell'uso della bici sono pochissimi ed estremamente semplici:
  • I comportamenti "a rischio" da parte di chi la utilizza;
  • La sua assoluta incompatibilità col traffico motorizzato e non solo: anche con quello pedonale.
I comportamenti a rischio
Su questo c'è poco da dire o da dimostrare: chiunque si trovi a percorrere frequentemente un'area pedonale a piedi oppure una strada aperta al traffico alla guida di un qualsiasi mezzo motorizzato, avrà infinite occasioni di osservare come tanti ciclisti utilizzino il proprio mezzo in barba alle più elementari norme del buon senso e della circolazione, come in preda ad una strana ebbrezza o delirio d'invulnerabilità: le bici sono utilizzate con gran frequenza nelle aree pedonali a velocità (relativamente) "folli" ovvero pericolose come se la mancanza di un motore rendesse impunibili ed al di sopra delle leggi chi le guida; sono altrimenti utilizzate nelle strade aperte al traffico molto spesso senza alcun rispetto della segnaletica in generale, dei segnali d'arresto (stop, semafori) e del senso di marcia. I ciclisti cosiddetti "professionisti" in allenamento alla guida di biciclette da corsa si dimostrano essere molto spesso i meno "professionisti" di tutti nel traffico sottovalutandone il pericolo con comportamenti ad altissimo rischio come procedere in formazione di tre, quattro o più su strade strette e trafficate sulle quali il semplice buon senso imporrebbe di procedere tassativamente in fila indiana. Un altro comportamento a rischio è semplicemente quello di "esistere" in un contesto nel quale il traffico procede ad una velocità media ben superiore a quelle loro possibili "manifestandosi" all'improvviso davanti al veicolo più veloce ad esempio in una curva priva di visuale. La cognizione con cui parlo di queste cose deriva anche dall'utilizzo quasi quotidiano che faccio della bici, nonostante tutto, stando SEMPRE bene attento a non compiere le imprudenze più comuni tra le quali quelle sopra descritte.
Incompatibilità
Nel traffico pedonale, la bici può essere utilizzata con sicurezza esclusivamente a patto di un'estrema prudenza di condotta ma per le sue caratteristiche dinamiche rimane comunque un veicolo che ha una sua dinamica ben precisa, inserito in un contesto in cui ci si muove a piedi con dinamiche ben diverse!
Nel traffico veicolare la bicicletta, mossa dal suo motore umano e per tanto limitato ad una potenza inferiore al cavallo, non possiede neanche lontanamente le doti di accelerazione sufficienti per trarsi d'impaccio da una situazione di pericolo. Inoltre, come se non bastasse, il concetto di "specchietto retrovisore" e con esso l'irrinunciabile sicurezza che conferisce nell'informarci di cosa stia succedendo alle nostre spalle, è relegato alle bici-giocattolo da bambini che poi, crescendo, diventeranno tanto audaci ed irresponsabili da smontare i loro specchietti ed abituarsi a non utilizzarli mai più. Inutile aggiungere che solo ultimamente, anche se spesso a livello di accessorio alla moda, si cominciano a rivedere dei dispositivi d'illuminazione sulle bici, forse perché oggi ormai alimentati a batterie invece che con la vecchia dinamo che ci appesantiva la pedalata.
Conclusioni
Se è vero com'è vero che non esiste alcuna prova storica che da Hitler o da chi per lui sia mai stato impartito un ordine di sterminio poi definito "Soluzione Finale" su base etnica, pardon razziale, e ciò nonostante si continua a parlare di Olocausto nei termini hollywodiani ai quali siamo abituati fina da bambini (ed anche prima) è anche vero che i 2500 ciclisti statisticamente morti negli ultimi 10 anni, andrebbero classificati come suicidi e non come vittime del traffico, essendo le bici assolutamente INCOMPATIBILI con i veicoli motorizzati a causa delle incolmabili differenze dinamiche che presentano rispetto ad essi: per cui, chi ha scelto di inserirsi con una bici in un contesto di traffico motorizzato, o ne conosce appieno gli enormi rischi ed è un suicida, un temerario oppure un semplice imbecille. Inoltre non è chiaro quali vantaggi debba apportare la bici alla salute quando utilizzata respirando gas di scarico a pieni polmoni.
Soluzione
L'unica soluzione razionale per "mettere in sicurezza" l'utilizzo della bici è riservarne la circolazione su percorsi appositamente dedicati, le famose "piste ciclabili", e vietarne o almeno dissuaderne fortemente la circolazione su strade pedonali o aperte al traffico motorizzato.
In attesa di vederne realizzate in abbondanza e con tutti i crismi in maniera da rendere sicuro e conveniente l'uso della bici, si raccomanda a tutti gli utilizzatori indefessi di... non fare i fessi e salvaguardare la propria pelle (e quella degli altri) adottando le opportune norme di prudenza dettate dal semplice buon senso.
Come suggerimento, in provincia di Salerno abbiamo, lungo la litoranea che congiunge il capoluogo ad Agropoli, un esempio lampante di come NON vadano realizzate le piste ciclabili:
  • scegliendo aree che rendano necessaria una deforestazione;
  • realizzandole troppo strette e circoscritte da staccionate per poterle utilizzare comodamente ed in sicurezza nei due sensi di marcia;
  • pavimentandole, anzi NON pavimentandole in maniera adeguata ovvero utilizzando materiali inerti non legati (brecciolino) tali da renderne la percorrenza pericolosa, faticosa ed a rischio bucature.
Tanto è vero che la maggioranza dei ciclisti "litoranei", loro malgrado preferiscono utilizzare la pur trafficatissima sede stradale lasciando la pista ai pedoni (che a rigor di segnaletica ne sarebbero esclusi), a qualche motorino, qualche utilitaria e perfino ad un trattorino-bar ambulante che ho avuto la sorpresa di vedere proprio oggi procedere a tutta velocità su tale sede.
Evitando gli errori appena elencati, ci auspichiamo un fiorire di piste ciclabili tanto sviluppate, invitanti e ben fatte da dissuadere tutti i ciclisti dalla tentazione di farsi ammazzare sulle normali strade aperte al traffico.
Paso

integralmente tratto da heymotard.it