martedì 12 agosto 2014

Auto nuove o usate?


Il parametro fondamentale di cui si deve tener conto quando ci si trova dinanzi ad simile dilemma è la disponibilià finanziaria ovvero l'entità dello stanziamento di denaro che siamo disposti a spendere per l'acquisto di un'autovettura.
Può sembrare una cosa scontata ma non è così per almeno due motivi.
Il primo è che quando si possiede una disponibilità economica di gran lunga superiore alla cifra necessaria per comprare un veicolo nuovo che soddisfi le nostre esigenze, si ragiona "da ricchi" ed all'usato non ci si pensa neanche. Quando è invece necessario misurarsi attentamente è il nuovo a non essere neanche preso in considerazione. Lapalissiano? Non lo è per chi, come me, nella vita si è trovato ripetutamente a passare dalla condizione di benestante a quella di squattrinato indebitato verso privati e/o verso l'erario.

Nel corso della mia vita, ho sempre dato una priorità assoluta al parco veicoli e ciò non solo per una passione per il motorismo che mi ha accompagnato fino a poco più di un decennio fa ma anche e soprattuto per le mie esigenze di spostamento e trasporto merci, sia private e familiari che lavorative.
Mi sono accorto che quando valutavo l'acquisto di un veicolo necessario, pensavo automaticamente ed esclusivamente al nuovo se non avevo problemi economici ed all'usato se avevo un budget limitato. Ciò senza neanche rammaricarmi di non potere acquistare il nuovo. Sono una persona abituata a bilanciare i propri desideri sulle cose a cui ho effettivamente la possibilità di accedere, alla faccia della Legge dell'Attrazione che affascina gran parte delle persone più disadattate e deluse dalla vita che io conosca.

Ora non è più così ed al nuovo non ci penso neanche quando potrei permetterlo.
Il secondo motivo riguarda i soli "ricchi", visto che i "poveri" non hanno alternative da scegliere, come al solito. Ma per dei ricchi che siano oculati nelle loro scelte bisogna considerare che esiste un'indiscutibile convenienza economica nell'usato anche in termini d'investimento: ad un anno dall'acquisto, infatti, un veicolo nuovo si sarà svalutato almeno il doppio, sia in termini percentuali che ancor più in quelli assoluti, di un corrispondente veicolo acquistato usato.
Tenendo conto anche di questo allora la domanda allora è: esistono vantaggi significativi ad acquistare un veicolo nuovo anziché usato (in ottimo stato)?
La risposta presuppone ovviamente il confronto con un veicolo usato che assicuri la stessa affidabilità del veicolo nuovo. A riguardo esiste un rilievo statistico che rivela che nell'arco delle prime migliaia di km percorsi, un veicolo acquistato nuovo richiede mediamente più interventi d'officina di un veicolo acquistato usato (appena revisionato).
La curva illustrata visualizza la probabilità con cui un veicolo può richiedere degli interventi d'officina in funzione dei chilometri percorsi ed è riferita ad un veicolo acquistato nuovo.

Per ricavare la curva relativa ad un veicolo usato, basta non tenere in considerazione il primo tratto discendente della curva, ciò perché un buon usato è in genere appena revisionato da un altrettanto buon rivenditore onesto e competente mentre il nuovo avrà molto probabilmente bisogno di piccoli interventi di messa a punto nel corso dello "scioglimento" della meccanica costituito dal suo rodaggio, quando non presenterà addirittura qualche rottura dovuta a qualche componente difettoso sfuggito al controllo di qualità effettuato in fabbrica.
Bisogna considerare che un veicolo usato è molto più collaudato di uno nuovo!
La stessa cosa vale addirittura per gli pneumatici per i quali è noto che la rottura di una carcassa è molto più probabile per uno pneumatico nuovo che per uno ricostruito! Il motivo è semplice: una carcassa difettosa di fabbrica si rompe subito; se non lo fa, la sua vita operativa è di gran lunga superiore a quella del suo battistrada.

Stiamo parlando sempre di un rivenditore attento a non ritirare usato in pessime condizioni e che poi cerchi di rivenderlo! Chi si rivolge all'usato lo fa quasi sempre per soddisfare determinate esigenze e solo molto di rado in base a motivazioni frivole che possono anche essere accantonate e rimandate senza problemi, nel caso di un fermo macchina occorso al veicolo.
I commercianti più accorti e previdenti, inoltre, offrono al cliente una garanzia assicurativa che copre eventuali danni che si manifestino nell'arco del primo anno dall'acquisto del mezzo.

Ultimamente invece, mi è capitato che, a seguito di un acquisto condotto frettolosamente a centinaia di chilometri da casa ed in prossimità della chiusura giornaliera e settimanale dell'attività, mi sono ritrovato proprietario di un veicolo che mi ha dato una serie infinita (perché non è ancora finita) di problemi che il commerciante si è rifiutato di prendere in considerazione e di risolvere, respingendo perfino le mie mail e lettere raccomandate.
Incappare in disavventure del genere può far rimpiangere il fatto di non aver pensato di acquistare un veicolo nuovo (che comunque in questo momento non mi sarei potuto permettere, considerando che si tratta di una Range Rover scelta per determinate mie esigenze). Ma questo non significa che non esistano commercianti onesti e ottime auto usate pari al nuovo, come si dice in gergo da rivenditore serio.

Dei rivenditori che di sicuro non sono seri e se ne fregheranno dei gravi problemi che potrebbero darvi dei veicoli acquistati da loro, sono i titolari della:

Auto & Moto S.R.L. - Via Fontanese 37 - Castelnovo di Sotto (RE)

PERICOLO: EVITATELI!!

Approfondimento con tutti i particolari della vicenda:
(sito off line)


 - Aggiornamento del 16/06/2016 - 


Il sito a cui puntava il link è off line ma la documentazione è comunque tuttora esistente e la causa da me intentata si è chiusa a mio favore nel luglio dello scorso anno ma il giudice non ha ancora depositato la sentenza e quindi non ho ancora recuperato neanche un Euro!
Da notare che per avvalermi di un più rapido procedimento avevo intentato causa per un danno inferiore ai 5000€ - in modo da risolvere la questione davanti ad un Giudice di Pace - anche se a conti fatti ne ho persi circa 8000.
Lascerò on line questo articolo fino a che non otterrò delle scuse formali ed un rimborso forzatamente forfetario dalla Ditta sopra citata.

mercoledì 16 aprile 2014

Renzi compra 1300 auto blu con i nostri soldi

...però ne svende 100 delle vecchie ed i media di regime passano solo la seconda notizia, per altro sagacemente diramata solo dopo la chiusura dell'asta per gli acquisti.
In tal modo sembra che l'ultimo Presidente del Consiglio imposto agli italiani stia veramente cercando di arginare il deficit pubblico, pur se lavorando sugli spiccioli invece che sul capitale.
Infatti ha poco senso (se non di valenza propagandistica) recuperare qualche sparuto milione di Euro tagliando qua e là la spesa pubblica quando se ne elargiscono miliardi a fondo perduto alle banche private, e senza ottenere nulla in cambio (per lo Stato).

Ecco come ci prende in giro: la sua Giulietta sembra bianca ma in realtà è... blu, ovvero è un'auto di Stato.

E' così che si crea la realtà PERCEPITA: si parte da dati statistici inoppugnabili (ammettiamo che sia così) per poi estrapolarne solo la parte che sostiene la verità che si vuole far passare.
Non saranno certo 100 vecchie auto pubbliche svendute su e-bay a risanare le casse dello Stato quando contestulamente se ne comprano altre 1300 nuove!!
 
Il bamboccio fiorentino gioca, come i suoi ultimi predecessori, con le briciole di soldi e potere concessegli dai suoi padroni (non solo americani) e non cambia molto lo stile già adottato per il Comune di Firenze quanto a preferenze per appaltatori amici e nepotismo.
Per inciso, ad esclusivo uso di sua moglie sono state assegnate ben 4 auto blu. Ma forse non necessariamente di colore blu.

Articoli di approfondimento:

http://www.pressnewsweb.it/2014/03/allasta-cento-auto-blu-ma-lo-stato-e.html

http://www.informarexresistere.fr/2014/02/14/renzi-bugiardo-e-pericoloso-ha-troppi-padroni-potenti/

http://heymotard.blogspot.it/2012/12/auto-per-tutti.html

http://heymotard.blogspot.it/2013/05/attenti-alle-auto-blu-ma-anche-quelle.html

lunedì 3 marzo 2014

Patrioti su due ruote

Hanno guardato forse un po' troppi films americani per appassionarsi a simili orrori a due ruote ma sono ammirevoli per lo spirito che li anima e per i loro proponimenti: ne avessimo di "bikers" così in Italia invece degli smidollati plagiati dalla sottocultura americana che ci ritroviamo! Ma c'è da dire che da noi la propaganda USA ha trovato terreni, anzi orticelli molto più fertili: l'Italia è per sua stessa costituzione un Paese zerbino e discarica (non solo culturale) anglosassone, salvo una fugace presa di coscienza durata circa un ventennio... .

Nell'attuale Ucraina destabilizzata dalle forze NATO con l'appoggio di una sparuta minoranza interna(*), c'è più che mai bisogno di patrioti resistenti, come loro, che delegittimino governi-fantoccio filoamericani e guerrafondai come quelli che si stanno succedendo alla guida del nostro Paese.
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I Lupi della Notte (perché non "I Lupi della Steppa?!?) sono il più grande club motociclistico della Russia , con oltre 5.000 membri. Fieramente patriottici e credono, un po’ ingenuamente, che “...laddove sono i Lupi della Notte, dovrebbe essere considerata Russia” .
Hanno hanno recentemente organizzato una cavalcata di massa dal nord-est dell’Ucraina attraverso le regioni orientali in lingua russa fino alla Crimea con l'intenzione di distribuire rifornimenti alle forze delle milizie filo-russe.
Un membro della sezione locale del club ha dichiarato: “Non vogliamo che quello che è successo a Kiev possa accadere qui. Nazisti e banditi hanno preso il potere. E se dobbiamo combattere, noi combatteremo con tutto ciò su cui siamo in grado di mettere le mani.”
I Lupi si formarono durante la Perestroika negli anni ’80 in Russia come gruppo anti-sovietico che amava musica rock e motociclette. Ancora oggi, affermano di rifiutare tutte le leggi, scritte e non scritte, e tutti i movimenti politici o religiosi .
In realtà, i collegamenti di Putin col gruppo sono abbastanza considerevoli: il presidente russo ha un’amicizia duratura con il leader del gruppo, Alexander Zaldostanov, soprannominato ‘Il chirurgo ‘ .
Putin una volta ritardò di diverse ore il suo arrivo ad un incontro con il leader ucraino Viktor Yanukovich perché era in tour in moto in Crimea con ‘il chirurgo’ Zaldostanov.


 L’anno scorso, concesse a Zaldostanov l’Ordine d’Onore per il suo “lavoro attivo nell’educazione patriottica dei giovani”. In cambio, Zaldostanov ha elogiato il presidente per i suoi tentativi di “ripristinare la grandezza della Russia” .

Nel 2011 Putin ha guidato una colonna di Lupi della Notte nella città russa di Novorossiysk per un bike show, raduni e gite del gruppo sono diventati un’espressione di potere russo nell’Europa orientale.

Quando il gruppo pseudo femminista delle Pussy Riot dissacrò una cattedrale di Mosca, i Lupi si offrirono di proteggere le cattedrali ortodosse contro ogni ulteriore atto di teppismo.
Fonte: VoxNews

giovedì 6 febbraio 2014

La FCA non è quello che pensate ma è la nuova FIAT anglosassone


A completamento dell'articolo precedente, in cui stigmatizzavo un consistente investimento oltre oceano da parte del gruppo FIAT, ecco che non solo i capitali del gruppo lasciano il Paese ma il gruppo stesso, trasferendo baracca e burattini all'estero!
La notizia non è di quelle da prima pagina in Italia, in cui i media di regime preferiscono occuparsi di calcio, della vita privata dei politici, di corna&pettegolezzi vari pur di evitare di focalizzare l'attenzione degli ascoltatori su degli argomenti significativi, ma non è passata inosservata da parte di un media svizzero d'informazione finanziaria da cui è stata tratta.

Per quanto riguarda la fuga di capitali, citata in apertura dell'articolo, c'è da ricordare come la FIAT abbia da sempre beneficiato a piene mani di denaro pubblico ad essa elargito a fondo perduto con la scusa della preservazione dei posti di lavoro; ciò ogni qualvolta annunciava di essere in crisi. Tutto questo, attraverso la connivenza dei sindacati ed ovviamente di tutte le forze politiche, in particolar modo quelle di sinistra che istituzionalmente si sono sempre arrogate il diritto di difendere i lavoratori (ma solo i dipendenti, non certo gli imprenditori: tanto per essi il lavoro nasce sotto i cavoli). Per cui, è bene ricordarsi che buona parte di quei capitali provengono dalle nostre tasche.
 
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Fuga di capitali, fuga di cervelli e, adesso, fuga delle aziende. Il Belpaese sembra soffrire di un’inarrestabile emorragia che a lungo andare le costerà cara.
 
Mentre il Governo Letta sta cercando, ricalcando il passato in chiave più stringente, di riportare liquidità in Italia punendo gli evasori con la voluntary disclosure, la prima azienda italiana cosa fa? Scappa all’estero per beneficiare di un regime fiscale più vantaggioso.
 

La Fiat, la storica casa automobilistica torinese legata alla famiglia Agnelli, fa fagotto e se ne va: sede legale ad Amsterdam e, probabilmente, residenza fiscale in Gran Bretagna. Il motivo è molto semplice: l’Italia non è più attrattiva. Meglio Londra che dal 2010 ha attuato una riforma per attirare gli investimenti dall’estero e invitare le multinazionali alla “delocalizzazione”. E a quanto pare funziona.

Il modello britannico alletta perché il sistema di imposizione dei redditi esteri è più snello e meno oneroso, un po’ come quello svizzero. Inoltre il Regno Unito ha creato convenzioni internazionali vantaggiose con costi sui interessi e dividendi inferiori. Persino le tasse sui dividenti degli investitori sarebbero meno care di quelle italiane. Da un trasloco oltremanica i manager italiani non possono che guadagnarci, contando bonus più sostanziosi e incentivi migliori.
 
Così, dopo 115 anni al Lingotto, senza troppi fronzoli, il Ceo del Gruppo, Sergio Marchionne, ha annunciato la partenza di Fiat che, per chiudere completamente un’era, cambia anche logo e nome. Fiat Chrysler Automobiles, abbreviato Fca: questa la nuova identità di un’azienda che di italiano, ormai, avrà solo i natali.
 
Il presidente John Elkann, nipote di Giovanni Agnelli, non ha potuto mostrarsi che entusiasta, definendo la FCA “...l’inizio di un nuovo capitolo della nostra storia che permetterà di affrontare il futuro con rinnovata motivazione ed energia”.

Il board di Fiat, anzi di Fiat Chrysler Automobiles, ha assicurato che in Italia non cambierà nulla e che tutti i posti di lavoro verranno mantenuti. Per chetare gli animi di quelli che piangono nel vedere una pietra miliare del Paese andarsene, il sindaco di Torino, Piero Fassino ha voluto sottolineare che "Torino e l'Italia continuino a essere l'headquarter europeo del gruppo".

Una magra consolazione per un’Italia dove l’industria si sta praticamente dissolvendo. E se Fiat deve dare l’esempio…
 
 
integralmente tratto da ECplanet, ripreso da ticinofinanza.ch
 
articolo di riferimento:

venerdì 3 gennaio 2014

Come investire all'estero altri 1750 milioni di dollari italiani

Va bene che il gruppo FIAT è ormai da molti anni una holding internazionale e non più una mera Fabbrica Italiana Automobili Torino ma molti italiani, quelli che scelgono prodotti del marchio immaginando di far bene al Paese, sono ancora convinti che si tratti di un'industria "nazionale" anzi quasi statale, visto che d'industrie automobilistiche statali non ne abbiamo più.
La verità invece è quasi all'opposto: la FIAT degli inizi '900 è diventata in molto meno di un secolo pressoché monopolista della produzione automotiva nazionale fagocitando marchi come Autobianchi, Ferrari, Lancia, OM e perfino Alfa Romeo che era uno dei gioielli di Stato svenduti al peggior offerente; e questo succedeva ancor prima che la cricca capeggiata da Romano - poco romano ma molto inglese - Prodi desse l'avvio alla distruzione sistematica e poi alla svendita delle industrie nazionali.
 
I "meriti" del marchio (ex)torinese consisterebbero nell'aver "motorizzato l'Italia" soprattutto a livello popolare invadendo il mercato con vere trappole a basso costo come la 600 del '55 e la "Nuova 500" del '57 - che almeno risultavano di facile manutenzione e alla fine di lunga durata - e poi con "auto-di-carta" tra cui prima tra tutte la famigerata Uno, vera insostituibile fonte di lavoro per meccanici, carrozzieri, ricambisti, ortopedici e becchini nonché malviventi, vista la sua grande diffusione e conseguente facile dissimulazione.
 
Altro grande segno di rispetto verso la nazione natìa, è stato negli anni la delocalizzazione di impianti produttivi in Paesi come Brasile e Polonia, la progettazione e vendita d'impianti produttivi ai sovietici nostri formali nemici ai tempi della guerra fredda (ma gli affari non si fermano davanti a cortine) e mi voglio fermare al settore auto, visto che la FIAT, direttamente o attraverso a sue consociate, progetta e produce ben più che sole auto e non solo nel settore civile... . 
Nel frattempo si cedevano quote azionarie del gruppo in giro per il mondo tra cui alla Libia di Gheddafi, quando il grande Capo di Stato non era ancora (del tutto) inviso all'Occidente, ed in misura considerevole: quasi il 16%.
Chi si ricorda ormai che per una decina d'anni - mi pare dal '76 all'86 la FIAT è stata in parte libica prima di diventare (ancor più che libica) americana con una partecipazione di oltre il 18%?
 
Non vado oltre ma vorrei evitare di asserire (altre?) sciocchezze perché m'intendo molto poco di economia&finanza ma quello che ho scritto finora è sufficientemente vero per costruire un contesto in cui inserire un'industria ritenuta o comunque considerata da molti a torto come "nazionale" e di conseguenza degna di aiuti da parte dei cittadini quando le cose le vanno male. Peccato che quando le vanno bene essa non distribuisca i dividendi tra i contribuenti o almeno restituisca loro il maltolto.
L'ultima manovra, l'acquisizione del resto del pacchetto azionario Chrysler (dal 58,5 già detenuto al 100%), al di là di qualsiasi considerazione e prospettiva economica, permette di esportare negli USA un'ulteriore enorme cifra per poi, col pretesto della (falsa) ecologia, invadere l'America di insulse macchinette azionate ancora, nel XXI secolo, di concettualmente obsoleti - per quanto evoluti - motori alimentati a combustibili fossili.
 
Del resto, le prospettive di vendere ancora auto sul mercato interno sono ben poche: sia perché siamo già il primo Paese al mondo quanto ad auto immatricolate o circolanti per cittadino, sia perché gran parte dei risparmi con cui numerosi di essi avrebbero pensato di acquistarne ancora un'altra o sostituire la vecchia, sono saldamente ed irrevocabilmente in mano alle banche.

martedì 4 giugno 2013

Gli idioti e le vite degli altri

 
Diversamente da come potrebbe pensare di Castellabate chi lo ha conosciuto tramite Benvenuti al Sud, nel nostro Comune avvengono anche cose normali, non solo improbabili commedie.
Una di queste cose normali - o quanto meno probabili e quindi plausibili - si è verificata in una scuola superiore molto di recente.
Sto parlando del caso che ha visto come protagoniste un paio di studentesse che, nel loro ambito scolastico, non si sono premurate di nascondere più di tanto la loro reciproca attrazione fino a farsi soprendere appartate in bagno in atteggiamenti che andavano ben oltre il dubbio.
 
Ora, in un Paese in cui vaste schiere d'imbecilli si sono date da fare per la legalizzazione dei matrimoni gay, cosa di cui proprio non se ne sentiva la mancanza né se ne ravvisava urgenza, invece di darsi da fare per cose importanti, non si capisce perché qualcuno debba gridare allo scandalo quando, animato da un poco condivisibile interesse ad indagare nelle faccende private altrui, scopre due minorenni a... farsi gli affari loro, e non voglio sapere altro!
Non si capisce neanche per quale motivo e con quale intento, se non quello di danneggiare gratuitamente le vite altrui, al fatto sia stata data ampia eco coinvolgendo in primis le famiglie, con conseguenze che si possono immaginare, per le povere ragazze.
 
In definitiva, senza disquisire oltre sull'accaduto né soprattutto sulla reazione isterica di qualcuno che forse in vita sua non ha mai avuto, come loro, il coraggio di esternare i propri sentimenti, dobbiamo prendere atto che la principale degenerazione che sta vivendo la nostra società consiste proprio in un iper-moralismo di stampo islam-american-sovietico, sintomatico insomma di un'organizzazione sociale di tipo totalitario, sempre più formale e distante dal cittadino quanto a servizi e garanzie e sempre più invadente e capillare quanto a controllo sull'individuo.
 
Qualsiasi regime infatti non ha paura delle masse ma dei singoli individui e delle loro scelte fuori dal coro.
 
Coraggio ragazze, se volete essere voi stesse, dovete prepararvi a vivere una vita osteggiata e combattuta.
E non pensate mai di sposarvi tra di voi: fareste un omaggio al vostro principale nemico: il Sistema. 

venerdì 3 maggio 2013

Attenti alle auto blu. Ma anche alle grige.

 
Dopo il caso dei furgoni gialli, se qualcuno crede di vivere in uno Stato che si è lasciato dietro qualsiasi legame col passato che lo ha generato, si sbaglia di grosso. La maggior parte delle leggi tutt'ora in vigore, in particolar modo quelle che regolamentano le responsabilità penali, risalgono al 1930, parzialmente modificate nel 1988.
Non che "aggiornamento" sia sinonimo imprescindibile di "progresso", anzi, ma anche in settori al di fuori del penale non è che ci troviamo tanto più aggiornati.
 
Al 1927 infatti, risale un Regio Decreto che consente la non iscrizione al PRA delle auto di Servizio Pubblico ovvero privato dello Stato, visto che lo Stato attuale tutto è tranne che un'ente di diritto PUBBLICO... .
E siccome (le leggi) se le suonano e se le cantano (e soprattutto le applicano) senza la nostra collaborazione e senza il nostro consenso, pare che - da un'inchiesta condotta dal periodico QuattroFIAT... pardon QUATTRORUOTE - almeno il 25% delle auto di Stato non risultano iscritte al PRA per cui in caso d'incidente con fuga del colpevole, è impossibile risalire al proprietario della vettura se non s'intraprende una vera e propria azione legale.
 
Va detto che lo studio del mensile milanese sottostima di quasi un ordine di grandezza (ovvero di uno zero in meno) la reale consistenza del parco delle auto di Servizio "Pubblico", per cui il fenomeno potrebbe essere MOLTO più esteso di quanto non denunciato.
Ad ogni modo, attenti a non intralciare il transito di queste vetture fantasma, anche quando vi sfrecciano accanto strafottendosene dei limiti di velocità che VOI siete invece costretti ad osservare a suon di salatissime multe e di ritiri di patente, come se spettasse a "loro" - per diritto divino -  stabilire il diritto o meno di guidare - ed in che modo - il nostro veicolo.
Gli autisti "blu", per decreto, sono del tutto immuni da sanzioni.
 
Questo parco sconfinato quanto inutile CI costa quasi 9 miliardi di Euro all'anno: ricordiamocelo ogni volta che ci chiedono ANCORA soldi sotto forma di inique tasse.
 
Nota: per auto "grigie" s'intendono quelle in uso alle Autonomie Locali.

Articoli di riferimento:
- Occhio ai furgoni gialli
- Auto per tutti o tutti per le auto?

sabato 27 aprile 2013

Il "mistero" della Stradina Magica a San Giovanni di Sala Consilina

Ecco un caso emblematico che illustra il diffuso rifiuto di accettare la realtà quando la sua accettazione comporta una revisione critica delle proprie convinzioni.
L'approccio mostrato dagli attori con un fenomeno (a loro) sconosciuto è quello tipico dei negazionisti di qualsiasi manifestazione non sia spiegabile col proprio bagaglio culturale o con la propria intelligenza.

Come in tante altre parti del mondo, vicino Sala Consilina (SA) c'è, o pare ci sia, una salita che dal punto di vista fisico si comporta come una discesa.
Per evitare fraintendimenti e... illazioni, diciamo subito che - stando al video che vado a presentare - nessuno ha ancora accertato da quale parte pende realmente la stradina perché questo si può fare SOLO ricorrendo ad un rilievo di tipo GEOMETRICO e non fisico!
Ripeto: se la pendenza non viene accertata tramite delle misurazioni d'angolo eseguite mediante l'uso di teodoliti o altri mezzi idonei, nessuno può affermare con assoluta certezza da quale parte penda la strada.
Perché una salita è per definizione tale solo se percorrendola si sale di quota cioè ci si allontana dal centro geometrico della Terra ovvero dalla linea di fede costituita dal livello convenzionale del mare; magari tenendo anche conto, per più pignoli, che il geoide su cui viviamo non è propriamente una sfera perfetta!

Premesso questo, da qualsiasi parte penda la strada rispetto alla linea dell'orizzonte ovvero rispetto a quello che per noi, fisicamente e geometricamente, rappresenta l'orizzontalità, bisogna prendere in considerazione la possibilità che dei rilievi di tipo fisico contraddicano quelli geometrici.
Ad esempio, la battuta non tanto idiota (forse l'unica ipotesi intelligente di tutto il servizio) con cui si conclude il video, quella della possibilità che vi sia una potente massa magnetica sotterranea capace di attrarre masse ferrose deviando il vettore gravitazionale, rappresenta una possibilità REALE, per quanto remota ed improbabile che sia.
E se ci si presuppone di eseguire delle prove SCIENTIFICHE, nessuna verifica va scartata a priori, altrimenti nessun test può essere considerato probante.

Ora, a parte il fatto che il servizio non solo è titolato con la parola "mistero" tra virgolette (e questo già denuncia il tipo di approccio) ma parte subito con l'affermazione, da parte del conduttore, che ci si trovi di fronte ad una "leggenda metropolitana", avvalorata poi dall'intervento di un qualificato barista che afferma si tratti di una "diceria", il test fisico effettuato dal bravo carpentiere NON PUO' ESSERE PROBANTE ai fini della determinazione della reale pendenza.
Il motivo è molto semplice: se in loco esiste un'aberrazione gravitazionale, ovvero una deviazione del vettore gravità, che per sua natura non agisce solo su masse ferrose come può fare un campo magnetico ma su qualsiasi materiale, eseguire una misurazione della pendenza con un livello a bolla non può fornire NESSUNA INDICAZIONE UTILE se non che il vettore gravitazionale in quel punto è normale (cioè perpendicolare) al livello stesso.
Non ci dice se il vettore risulta disassato, o più esattamente diretto verso un centro di gravità diverso rispetto ad un altro vettore individuato per esempio a 100 metri di distanza dove la gravità sembra o risulta "normale".

Non rappresenta una prova certa ma è interessante notare che il muro che costeggia la strada in questione è rastremato in alto in modo da confermare la pendenza della stradina ed in base a questo fatto è possibile fare tre ipotesi:
1) l'allineamento orizzontale fu eseguito a suo tempo con un livello a bolla e quindi all'epoca della costruzione del muro non vi era alcuna aberrazione gravitazionale per cui la salita si comportava... da salita!
2) per allineare il muro ci si basò su riferimenti geometrici esterni, quindi riferendosi otticamente ad opere preesistenti tanto lontane dal sito da non risentire della presupposta aberrazione.
3) il muro è stato realizzato (volutamente?) in modo da creare l'illusione della pendenza inversa: è la più improbabile delle tre ipotesi ma è anche la più facile da smentire: basta traguardare ad occhio l'orizzontale della sua sommità confrontandolo con un orizzontale di riferimento sicuro come l'orizzonte stesso o una casa vicina.
Se il muro risultasse allineato come orizzontale, non può esserci alcun dubbio: la salita è geometricamente una salita ma dal punto di vista fisico si comporta come una discesa.
Alla faccia delle conclusioni a cui sono indebitamente giunti gli attori del servizio.

Quindi è chiaro che il test eseguito nel video non fornisce risposte definitive, dimostrando lecita qualsiasi speculazione. 
Anzi, paradossalmente per chi lo ha condotto, un test così effettuato potrebbe costituire una conferma dell'aberrazione gravitazionale del sito, una volta accertata GEOMETRICAMENTE l'effettiva pendenza della stradina rispetto all'orizzonte.

Lo posto solo per illustrare su quali basi inconsistenti e presupponenti sono fondate le opinioni più diffuse.

Interessante, dal punto di vista sociologico, anche andare sull'account di YouTube per constatare che la maggioranza dei commenti sono in totale sintonia con le teorie preconcette quanto infondate esposte dal servizio.
 
Avrei voluto postare un commento ma non ci sono riuscito a causa di impedimenti telematici che non sono riuscito a superare e allora... ho scritto questo articolo.
Spero che qualcuno di "loro" lo legga per aprire la propria mente al dubbio; anche per questo motivo, nel titolare questo post ho ricalcato esattamente il titolo del video.

Sopportate questa visione, è interessante per capire in mezzo a che tipo di mentalità comune ci troviamo.
Da un rilievo statistico, pare che l'85% della popolazione non sia in grado di analizzare obiettivamente un fenomeno. E questa è tutta gente che va a votare e con la quale dobbiamo fare i conti tutti i giorni.
 

venerdì 26 aprile 2013

Ricarica rapida per i bus elettrici

I bus elettrici si ricaricheranno a induzione
 
Rendere le ricariche dei veicoli elettrici sempre più snelle e rapide è uno dei traguardi che molte aziende stanno cercando di ottenere così da avere, in un futuro il più prossimo possibile, una ricarica elettrica della stessa durata di uno stop alla pompa di benzina. Una delle tecnologie più promettenti a riguardo consiste nel ricaricare la batteria del mezzo con l’induzione, ovvero senza l’utilizzo di cavi e prese elettriche, che ne limiterebbero la mobilità, ma mandando l’energia in modalità wireless a speciali batterie che saranno in grado di riceverla e immagazzinarla.
 
Bombardier, azienda canadese leader nel settore aeronautico e dei trasporti, ha battezzato questa tecnologia Primove e ha deciso di passare ai test su strada con alcuni bus elettrici, dopo 5 anni di sviluppo in laboratorio.
La città prescelta per questi test è Montreal, non tanto per il fatto che è canadese quanto per il fatto che le condizioni climatiche durante l’anno sono molto impegnative per dei test del genere, considerando che in inverno si scende agevolmente anche a 30 gradi sotto lo zero e in estate si superano con altrettanta facilità i 30 sopra lo zero.
 
Dopo questi test sul circuito dell’Ile-Ste-Helene, nel 2014 il banco di prova si sposterà in Germania, per la precisione nella città di Mannheim, dove il Ministero Federale dei Trasporti ha finanziato questo progetto per 3.3 milioni di euro.
Nel caso tutti i test si rivelassero positivi è probabile che nel futuro potremo aspettarci altri mezzi di trasporto dotati di questa tecnologia, considerando che in teoria è applicabile sia a mezzi più grandi come tram o piccoli treni, sia a mezzi più piccoli come le comuni auto.
Ad ogni modo, non saranno solo le batterie dei veicoli a dover essere adeguate per l’utilizzo dell’induzione come metodo di ricarica in quanto dovranno essere installate sotto il manto stradale apposite apparecchiature in grado di mandare l’energia quando necessario, e qui potrebbero risiedere le resistenze maggiori.
 
Tratto da E-cology.it

mercoledì 24 aprile 2013

Come non si deve guidare in città...

...ma attenzione: il video sotto presentato e destinato a dei consumatori bambini, non è diseducativo solo per questo!

Infatti, proseguendo nell'opera di condizionamento delle menti messo in atto dal Sistema, la pratica d'inserire vistose scie aeronautiche un po' dappertutto senza un motivo particolare, almeno in apparenza, ha contaminato tutto il mondo della pubblicità e molte delle animazioni destinate ai più giovani.
Addirittura, nell'ottica di una riscrittura orwelliana della storia, si possono osservare scie aeree in alcuni vecchi film recentemente restaurati e digitalizzati inserite in scene nelle quali prima non c'erano!
Lo scopo, facilmente intuibile, è quello di indurre una normalizzazione ovvero una passiva accettazione del fenomeno delle irrorazioni aeree, confondendolo anzi spacciandolo per fenomeno naturale.

Sappiamo invece che la formazione delle scie di condensa avviene esclusivamente in presenza di tre parametri FONDAMENTALI e CONTEMPORANEI quali una temperatura dell'aria attraversata dal velivolo che sia inferiore ai  -40°C, un'umidità relativa superiore al 70%  ed una quota superiore agli 8000m s.l.m. .
 
Queste condizioni imprescindibili hanno la possibilità di verificarsi tutte assieme in meno del 3% dei casi, infatti alle nostre latitudini le vere scie di condensa sono un fenomeno riservato quasi esclusivamente a delle giornate invernali particolarmente fredde ed umide.
Inoltre, le vere scie di condensa tendono a sublimare ovvero scomparire nell'arco di una cinquantina di secondi o al massimo, in condizioni ancor più particolari, di qualche minuto.
Se permangono in cielo fino ad espandersi ed a modificarne l'aspetto, si può star sicuri che si tratta del frutto di irrorazioni aeree intenzionali e pianificate.
 
Precisato tutto questo, signori bambini non vi sognate un giorno di guidare così, almeno in città!!
 

 

domenica 21 aprile 2013

Dalla Volvo un dispositivo automatico salva pedoni ed animali

 
Nel rapporto 2009 dell’Istat si può trovare il dato relativo agli incidenti stradali in Italia dovuti a scontri contro ostacoli accidentali, tra i quali gli animali. In quell’anno eventi di questo tipo sono stati in tutto 8.280, con 311 morti e 10.289 feriti; nello specifico, gli incidenti mortali per “animale evitato” sono stati 22 e quelli dovuti a “manovre di evitamento” 481.
Anche il bollettino di morti animali è devastante: l’Aidaa - Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, ha specificato che nei primi dieci mesi del 2010 sono stati investiti sulle strade italiane 1.798 cani, 788 gatti e 1.465 animali selvatici (ricci e volpi soprattutto), oltre a 65 tra pappagalli, furetti e conigli. Un destino crudele soprattutto per gli animali domestici abbandonati (130.000 circa ogni anno) che all’80% vengono coinvolti in incidenti stradali anche mortali.
 
Cosa si può fare contro queto fenomeno? Alcune case automobilistiche hanno iniziato a mobilitarsi. Volvo ad esempio, dal 2010 ha cominciato a installare su alcuni modelli il Pedestrian Detection, un dispositivo - ancora in miglioramento - che permette di identificare un movimento “umano” e compiere una frenata di sicurezza. Grazie a un radar e a una telecamera, il macchinario funziona anche con gli animali, facendo frenare la macchina qualora uno di loro attraversasse la strada e il conducente non se ne accorgesse.
 
Per i guidatori italiani è indispensabile sapere che dal 13 agosto del 2010 il codice della strada (legge 29 luglio 2010 n.120) prevede che nel caso in cui si investa un animale l’automobilista si fermi e presti soccorso. Per l’occasione la Lav - Lega Antivivisezione ha pubblicato una Guida con informazioni relative a cosa fare e a chi rivolgersi se un animale è coinvolto in un incidente stradale. Le sanzioni per chi non dovesse rispettare queste regole possono superare i 300 euro.
 
integralmente tratto da VIRGILIO GO GREEN

sabato 20 aprile 2013

Sete di sangue - a volte ritornano

Doveroso tornare sull'argomento visto che per domani nel territorio del Comune di Castellabate è stata annunciata una nuova sessione di donazioni del sangue.
 
A parte la ricorrenza, non c'è nulla da aggiungere rispetto a quanto esposto nell'articolo sottoindicato ma che tuttavia vale la pena di riproporre e rileggere:
A Castellabate, fate ancora in tempo a NON donare il sangue

mercoledì 17 aprile 2013

Casco per moto: rischi e protezione

Con l'avvento della "bella stagione"(*) molti si ricordano di avere una moto in garage e la tirano fuori proprio ora che comincia a fare caldo, quando tra un po' diventerà impossibile equipaggiarsi con un abbigliamento sufficientemente protettivo ed il casco diventerà insopportabile a chiunque non abbia il metabolismo di un rettile.
Ma quest'abitudine è considerata la "normalità", concetto che non ha nulla a che vedere con la razionalità.
Personalmente, da animale a sangue caldo quale sono, come da sempre in questi periodi considero pressoché chiusa la stagione favorevole all'uso della moto e rimando il piacere di guidarla al prossimo inverno.
 
Un promemoria per chi assieme alla moto rispolvera anche il casco.
 
L'uso del casco sulla moto
Nel 1986, con una delle solite leggi apparentemente concepite per la salvaguardia della salute del cittadino, veniva introdotta l'obbligatorietà d'uso di un casco omologato per la guida di ciclomotori e motoveicoli.
La campagna mediatica di sensibilizzazione (leggi: "creazione del consenso") che accompagnò tale legge, si adoperò per estrapolare dalle statistiche tutti quei casi in cui la mancanza del casco aveva causato seri danni o la morte a traumatizzati a seguito di incidenti motociclistici.
Sempre come al solito, tra lanci giornal-terroristici e commenti a margine, un mare di sciocchezze accompagnava tali cronache.
Un tipico lancio disinformativo utilizzato all'epoca - ma a volte ancor oggi - suggeriva come CAUSA diretta di un (grave) incidente di moto, la mancanza del casco obbligatorio, confondendo causa ed effetto, sicurezza attiva e sicurezza passiva.
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In realtà, è possibile anche dimostrare il contrario ovvero che l'uso del casco può essere causa stessa dell'incidente. Ciò nonostante, non è affatto consigliabile utilizzare un veicolo a due ruote (bici compresa) senza un abbigliamento protettivo, casco compreso.
Non è di questo che voglio parlare ma si possono effettivamente configurare alcune situazioni realistiche in cui il casco stesso può costituire un pericolo ovvero può incidere negativamente sulla cosiddetta Sicurezza Attiva, condizione che studia le cause dirette degli incidenti. Sommariamente, l'ottundimento dell'udito e la limitazione del campo visivo che derivano dall'uso del casco e l'ingresso di un insetto all'interno dello stesso, possono essere le principali cause di incidenti ascrivibili direttamente all'uso del casco.
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Al contrario, il casco può evitare di incorrere in un incidente proteggendo la testa dall'urto con un oggetto contro il quale si può impattare PRIMA di cadere. A me stesso, sono capitati almeno due casi che confermano la maggiore sicurezza (in questo caso passiva ed allo stesso tempo attiva) assicurata dal casco: in un'occasione, sbattendo violentemente la testa non protetta contro... un'altra testa (quella di un pedone imprudente almeno quanto me) sono svenuto sul colpo prima di cadere e questa è stata l'unica causa della caduta stessa. Se avessi avuto il casco, certamente non avrei perso i sensi, quasi sicuramente non sarei caduto ma probabilmente il povero pedone sarebbe morto. In un'altra occasione invece, il casco ridusse significativamente l'impatto contro un grosso ciottolo caduto dal cassone di un camion tipo "Pellicano" e poi rimbalzato sull'asfalto fino all'altezza della mia fronte.
Quindi per queste ed altre esperienze, nonché la prudenza che finalmente mi contraddistingue, io consiglio SEMPRE di utilizzare il casco ma...
...è necessario sottolineare alcuni aspetti derivanti dall'uso del casco, che i media giornal-terroristici si guardano bene dall'affrontare:
  • Il 70% circa dei traumi al cranio derivanti da incidenti di moto interessano il distretto maxillo-facciale: questo vanifica di fatto, nella stessa percentuale, la protettività offerta dai caschi di tipo jet o, peggio, del tipo a "scodella" di stampo scooter-custom-ippico-demenziale. Quindi un casco realmente protettivo non può che essere di tipo integrale. Meglio lasciare i jet ai piloti di caccia e le scodelle ai buffoni su due ruote.
  • L'inerzia di un casco nel caso di un impatto o di uno scuotimento, aumenta quella della testa anche di oltre il 30%. Questo si può tradurre con uno sforzo aggiuntivo ed anomalo per le vertebre cervicali.
  • Per il motivo di cui sopra, la stessa presenza del casco, sia a causa delle dimensioni "fuori sagoma" rispetto alla testa, sia della sua massa, possono costituire causa diretta di un impatto che a testa nuda si sarebbe evitato, soprattutto nel caso di un rotolamento sull'asfalto. Quindi, rilevare un segno sul casco dopo una caduta non vuol dire automaticamente che senza casco si sarebbe battuto il cranio da qualche parte!
  • Tornando alle possibili conseguenze sulle vertebre cervicali, il casco con i suoi ingombri può anche favorire il verificarsi di sollecitazioni non fisiologiche all'anatomia vertebrale; in altri termini, il casco potrebbe costringere la testa a piegarsi in maniera eccessiva nella dinamica di un incidente.
  • Un casco jet è imprudente, un casco a scodella è idiota ma anche un integrale senza visiera (o con la visiera perennemente aperta) indossato senza occhiali può essere molto pericoloso: non a caso, in alcuni Paesi come una volta sicuramente la California, per la guida delle moto è obbligatorio indossare gli occhiali ma non il casco! Evidentemente, il legislatore lascia libero il motociclista di rischiare la testa a suo piacimento ma vuole tutelare gli altri dalla perdita di controllo del veicolo che può derivare da un insetto o da polvere che possano finire negli occhi del motociclista. Non è un caso forse che di quelli che si vedono in giro guidare tranquillamente moto a "occhi nudi", gran parte di essi siano in-de-fessi utilizzatori di scodelle.
 
*) "Non esistono brutte stagioni,
esiste solo un cattivo modo di vestirsi."
[antico proverbio nordico la cui versione cilentana è:
 "E' arrivato 'u vierno p'i male vestuti"
 cioè l'inverno è un problema per chi è mal vestito]
 
Già pubblicato su heymotard.it