giovedì 12 novembre 2009

Apologia del SUV: un'opinione controcorrente

...ovvero: Elogio del Fuoristrada!

Può capitare che, travolti come siamo da un continuo ed incontrollato mare di parole proveniente dai media, ci dimentichiamo o travisiamo il reale significato di una definizione. Tra tante delle figure retoriche diventate d'uso e d'abuso comune c'è quella, fatidica, dell'Impatto Ambientale. Usata spesso a sproposito e solo nella sua accezione negativa, questa definizione è in realtà priva di una valenza qualitativa e vuol dare solo una misura della portata di una modifica operata dall'Uomo o, perché no, naturale sull'ambiente che si prende in oggetto.
Bene, qualcuno ha idea di quale sia l'attività che fin dalla comparsa dell'Uomo sulla Terra ha provocato realmente il maggior Impatto Ambientale, inteso proprio come colossale modifica del territorio con effetto (per lo più negativo) su flora e fauna locale?
Tra tutte le catastrofi ecologiche che continuamente si verificano, che si possono immaginare ed alle quali siamo avvezzi, l'urbanizzazione e le Opere Pubbliche colossali svetta invece - e di gran lunga su tutte le altre - l'Agricoltura.E' l'agricoltura infatti, seguita da presso dalla pastorizia, che nella storia dell'Uomo è stata la maggior causa di modifica sostanziale degli ecosistemi preesistenti. Le deforestazioni a scopo agricolo o a causa della pastorizia e l'irregimentazione delle acque necessarie agli scopi umani hanno provocato nei millenni la desertificazione - anche per gli effetti sul microclima - di intere aree geografiche e la perdita definitiva di una parte importante del patrimonio originario di biodiversità animale e vegetale.Coscientemente, si è anche proceduto all'eliminazione capo per capo fino all'estinzione in qualche caso di quegli animali e quei vegetali "dannosi" (per la nostra specie?) o che non ci tornavano utili o che non fornivano lo stesso "rendimento" di altri. In questo modo, anche quindi per una pura causa di "mercato", abbiamo ridotto la nostra dieta una volta variata attraverso le centinaia di specie vegetali tra le quali potevamo scegliere a sole 4 colture fondamentali ed al consumo di carne derivante da poche e redditizie razze animali a tale scopo allevate in condizioni innaturali.

Tuttavia, allo scopo di rimediare almeno in parte ai danni colossali che abbiamo inferto all'ambiente, non è più possibile fare marcia indietro per il semplice motivo che tutte le foreste della Terra non basterebbero ormai più per sfamare gli oltre 7miliardi di persone che siamo diventati e quindi dell'agricoltura non potremmo più farne a meno, però in questo ambito qualcosa si può fare sul serio (qualcuno si è dato la briga di calcolare che tutta la Terra basterebbe a sfamare al massimo una trentina di milioni di umani che seguono una dieta di tipo paleolitico ovvero composta da alimenti derivanti esclusivamente dalla caccia e dalla raccolta....) ad esempio riducendo drasticamente il nostro consumo di carne:
a parte il fatto che questo non potrebbe che far bene alla nostra salute ed alle nostre tasche, pare che il 70% delle risorse idriche venga impiegato per gli allevamenti e per l'agricoltura e se è vero com'è vero che per far crescere un vitello di un chilo siano necessari 13kg di foraggio, che senso ha mangia
rsi il vitello, poveretto, invece di mangiare direttamente - come fa lui - un frutto della terra? Anche immaginando (a torto) che un chilo di carne possa fornirci tanto più cibo di "qualità" rispetto ad un chilo di vegetali, lo stesso a conti fatti non risulta conveniente né per noi né per l'ambiente.

Un'altra cosa che potremmo fare, senza soffrirne più di tanto anzi aiutando come per la carne la nostra salute sarebbe ridurre gradualmente anche il consumo di caffè:
di questa droga infatti se ne consuma una grossa parte solo a scopo rituale o abitudinario.
Nel senso che se proprio non vogliamo rinunciare alla scarica d'adrenalina (ed al successivo "down" che ne consegue...) che ci fornisce la caffeina quando non abbiamo il tempo di svegliarci con naturalezza o quando per esigenze contestuali siamo costretti controvoglia a stere ben svegli quando invece vorremmo dormire, potremmo evitare di assumere caffè solo per abitudine sociale o sociativa: così facendo potremmo ridimensionare le (purtroppo altamente redditizie) colture di caffè smettendo di deforestare a tale scopo giungla equatoriale e magari riconvertendo le piantagioni a cereali, un po' meno redditizi del caffè ma sicuramente più utili all'umanità. Ma c'è da dire che contro un'idea del genere ci sarebbe (in effetti c'è) l'opposizione delle potenti Compagnie del caffè e anche dello stesso mais: è noto infatti come molti grossi produttori sudamericani di cereali siano stati pagati dalle majors per NON produrre mais allo scopo di tenere alti i prezzi sul mercato. Vendere a caro prezzo poco prodotto rende molto più che venderne tanto ad un prezzo adeguato: col primo metodo si riducono di molto le spese di coltivazione, raccolta, stivaggio, trasporto e distribuzione.

Ma perché parlare di questo se l'oggetto dell'articolo verte su tutt'altro? Ci arrivo adesso, la premessa era importante.

Quali sono le tracce della presenza umana che possiamo osservare per prime avvicinandoci alla Terra dallo spazio? Come possiamo ormai facilmente rilevare anche utilizzando uno strumento come Google Earth, secondaria causa d'impatto ambientale dopo l'agricoltura e conseguente irregimentazione delle acque è l'urbanizzazione: anche se è vero che con l'abitudine che ormai ci sembra normale (ma invece non lo è!) di costruire sovrapposte l'una all'altra le nostre abitazioni si risparmia territorio prezioso, c'è da considerare che abitare zone densamente popolate non comporta un reale vantaggio in termini d'impatto ambientale, anzi...
Supponiamo di concentrare - come succede comunemente nelle nostre periferie - un migliaio di persone... anzi no, di famiglie in un "normale" quartiere-dormitorio privo di servizi sociali. Queste tre o quattromila persone avranno innanzitutto bisogno di un'adeguata rete idraulica, fognaria ed elettrica, avranno bisogno si STRADE sufficienti a drenare il regime torrentizio dei loro spostamenti quotidiani verso i servizi sociali e verso il lavoro, avranno anche bisogno di parcheggi per le loro auto in quanto i garages della maggior parte di loro saranno ingombri di mobili ed inutili suppellettili derivanti dall'ultimo trasloco o dall'eredità di un congiunto, oppure da qualche veicolo a due ruote o semplicemente hanno attrezzato il locale a tavernetta per gli amici che quando verranno avranno anche loro bisogno di parcheggi per le loro auto... Ecco che sotto questa luce si ridimensiona il presunto minor impatto che può fornire un'urbanizzazione spinta.

E le strade? Quando una realizzazione umana è capace di provocare una mutazione negativa di rilievo nell'economia di un ecosistema, si parla (anche) di "Dissesto Idrogeologico" e ad esso sono spesso attribuite la maggior parte delle conseguenze dovute a frane o ad inondazioni, dimenticandosi magari che esse sono in parte naturali e che se l'Uomo non avesse l'insana abitudine di realizzare le proprie abitazioni o le strade sotto a dei costoni instabili o nell'invaso di un potenzialmente impetuoso torrente, di tanti di questi eventi non sentiremmo neanche parlare perché non avrebbero alcuna conseguenza sulla salute pubblica.
Gli Enti preposti, uno per tutti il Genio Civile, sono chiamati per legge a valutare il potenziale dissesto causato da un'opera sul regime delle acque e sulla stabilità di costoni potenzialmente franosi e spesso le conclusioni a cui giungono gli esperti appartenenti a tali Enti sono a dir poco contraddittorie: sulla base di questi presupposti infatti, si sono ritenute e dichiarate pericolose per il territorio ed irrealizzabili delle innocue piste da cross che tutto sommato lasciano così com'è il contesto sul quale insistono limitandosi ad una delimitazione dell'impianto ottenuta con pali di castagno, un po' di rete zincata e qualche fettuccia colorata. Spesso i servizi sono realizzati con strutture amovibili a impatto pressoché nullo sul territorio, visto che possono anche essere erte su palificazioni o disponibili su ruote.
Addirittura in alcune regioni su vasti territori è vietata la pratica del fuoristrada tout curt, con l'unica esclusione delle moto da trial - ma solo per alcune ridottissime aree gestite da Amministrazioni particolarmente "illuminate" e sensibili - dopo che si è rilevato che i loro pneumatici incidono sul terreno meno di quanto non faccia uno scarpone da montagna...!

Per contro, si lascia che vengano realizzate opere ben più "pesanti" e di dubbia utilità in contesti difficili come quelli in zone disastrate a causa di smottamenti o terremoti: è quasi prassi consolidata che dopo un evento disastroso la prima (ri)costruzione eseguita con fondi pubblici riguarda grosse palestre, campi di calcio o altri luoghi di svago utilissimi per far dimenticare alla popolazione di aver perso la propria casa e vedere i soldi destinati alla ricostruzione impiegati per scopi meno che secondari. Frequente in queste occasioni anche la costruzione di strade lisce come biliardi e larghe come le piazzette di un borgo medievale che portano... al nulla nel bel mezzo di una campagna solo non proprio ad un nulla nulla ma ad un nulla che appartiene a qualcuno che ha in mente una bella speculazione edilizia....

Eccoci al punto: l'importanza della costruzione delle strade, che hanno distinto e fatto grande l'Impero Romano, deve esserci rimasta del sangue anche dopo la caduta dell'impero, visto che ormai nel nostro territorio la natura è integra solo in piccola parte mentre per il resto è frammentata in innumerevoli piccoli tasselli delimitati e contornati da strade asfaltate. Le strade asfaltate, a differenza sostanziale di quelle carrerecce, bisognano di un adattamento del territorio sostanziale ed importante, con SBANCAMENTI geometrici ed accurati, consolidamenti, preparazione del fondo, DRENAGGI, muretti, innumerevoli ponti (qualcuno però se lo scordano sempre, perché i ponti costano e rallentano la costruzione), asfaltatura e segnaletica, sia orizzontale che verticale (un bell'indotto, non c'è che dire...).

Insomma è difficile immaginare un'opera dell'Uomo che abbia un impatto ambientale minore di quello provocato da una strada asfaltata! Perché le strade asfaltate (importanti) non possono neanche permettersi pendenze eccessive e ghirigori tra le vallate quando è tanto "semplice" perforare una montagna tirando una bella linea dritta sulla carta della zona. Le strade asfaltate sono l'Opera pubblica per eccellenza, quella che rende il Paese moderno e lo distingue da quelli "arretrati" come quelli africani.

In un'epoca in cui almeno ad una ristretta elite sono noti i segreti dell'antigravità (o di sicuro almeno i primi rudimenti) si pensa ancora a costruire strade asfaltate belle lisce e livellate per permettere al bullo di paese figlio di papà di acquistare la terza auto di famiglia e poi montarci subito un kit di ribassamento estremo Fast&Furious Style molto adatto alla pista ma ben poco adatto ai lastricati millenari che comunemente ancora pavimentano (almeno) il centro storico delle nostre città medievali.

Insomma siamo arrivati al sunto del discorso, ed è un punto di vista che mi meraviglio non sia mai stato posto in evidenza da nessuno, neanche da appassionati che scrivono su media dei settori motoristici del fuoristrada: c'è veramente così tanto bisogno di FRAMMENTARE E DEVASTARE il territorio per costruire (ancora) strade asfaltate solo per abbreviare i tempi di percorrenza tra un posto e l'altro o per permettere a chi ha deciso di vivere immerso nella natura di portarsi però dietro tutte le comodità dell'urbanizzazione?

Ogni nuova strada "diretta" ed asfaltata costituisce una ferita insanabile sul territorio, una frammentazione degli ecosistemi che attraversa e divide in maniera insanabile, un'occasione di MORTE per le creature del bosco abituate ad attraversare la zona ed un rischio per i motociclisti, una deviazione del regime idrico i cui effetti sono spesso imprevedibili sia come probabile dissesto sia come possibile modificazione dell'habitat floreale (e quindi faunistico).

E qui tornano utili i SUV, al secolo "Sport Utility Vehicle" o "Veicoli SubUrbani" ovvero quei veicoli a 4 ruote che permettono un fuoristrada moderato senza rinunciare alla comodità di una normale auto e quindi di spostarsi agevolmente su strade anche NON asfaltate. Peccato che la stragrande maggioranza di questi veicoli tuttofare vengano acquistati, senza alcuna logica, per un utilizzo prevalentemente urbano ed autostradale (sotto questo aspetto sarei anche d'accordo con la linea intransigente del "Via i SUV dal centro!" adottata da alcuni Enti locali).Ma ancor di più di un SUV, un sano, meno costoso e più affidabile 4x4 duro e puro che al costo di una vita un po' meno comoda potrebbe in linea teorica anche fare a meno di vere strade accontentandosi di un tratturo o di un trasferimento "dritto per dritto" quando il territorio lo consente.
Da notare che nei Paesi anglosassoni - dov'è nata - la classificazione "SUV" include le auto da fuoristrada puro.

Ma perché dobbiamo continuare a modificare il territorio che ci circonda? Non stiamo già abbastanza comodi?
Io ritengo che al giorno d'oggi lo sviluppo stradale di cui dispone il Paese sia più che sufficiente adoperando certo la dovuta cura manutentiva ed in qualche caso ampliamento ed adeguamento delle principali arterie ma di fare nuove strade tranne che in casi particolari proprio non se ne sente la necessità.
Vuol dire che se proprio sentiamo il bisogno di raggiungere una meta impervia o lo facciamo a piedi dedicando all'uscita un po' di tempo in più, ripagato dal piacere che può offirre una passeggiata nella natura, oppure lo facciamo a bordo di un ECO-LOGICO veicolo da fuoristrada puro meglio ancora, se non abbiamo nulla d'ingombrante da trasportare, che abbia due sole ruote!!

mercoledì 11 novembre 2009

Alla faccia del riscaldamento globale

Con la maggiore attenzione che pongo agli eventi climatici, da quando ho acquisito consapevolezza su alcune cause ed effetti che prima mi erano ignoti, ho notato che negli ultimi 5 anni, almeno per quanto riguarda il microcosmo esistente sotto (e sopra) casa mia, l'inverno si presenta in maniera sempre più anticipata, repentina ed aggressiva.

Alla faccia del riscaldamento globale quindi, se 5 anni fa la perduta mitezza del clima autunnale tipico di questi lidi mi consentiva di fare le mie nuotate quotidiane fino a Dicembre inoltrato, negli anni successivi le condizioni virate decisamente al freddo mi hanno imposto di smettere sempre prima nell'arco del mese di Novembre fino alla decisa accelerazione di quest'anno che ha smorzato le mie velleità balneari già nei primi giorni di Ottobre! In pratica con un mese abbondante di anticipo rispetto allo scorso anno.

Se è vero che nel breve termine gli equilibri climatici locali tendono a ristabilirsi rapidamente dopo la sospensione delle tristi operazioni di irrorazione aerea, è anche vero che il tempo climatico - si spera il più possibile naturale - che si va a ristabilire tende molto più all'inverno che all'autunno.
Ed è questo che sta succedendo negli ultimi anni.


In questi ultimi due mesi ho potuto notare una consistente ma forse APPARENTE riduzione delle irrorazioni nella ristretta ottica della mia fetta di Cilento mentre spostandomi ripetutamente nel Lazio ed in Toscana mi sono reso conto che altrove la situazione non è migliorata affatto e che le scie chimiche da quelle parti sono una realtà quasi quotidiana.
Per indovinare il perché di questa discrepanza - fortunosa per i cilentani - bisognerebbe capire qual'è il motivo di questa differenza di "trattamento" tra una regione e l'altra: è comunque noto come sul territorio nazionale ci siano regioni oggetto di attacchi aerei di consistenza drammatica e colossale come per la Sardegna mentre nella non troppo lontana Sicilia le scie chimiche si vedono soprattutto... dalle testimonianze reperibili in rete.
Bisognerebbe anche capire e distinguere tra un tipo di operazione e l'altra, in quanto è certo che non tutte sono mirate ad una modificazione climatica, ma allo stato di cose è possibile solo fare delle ipotesi in base alle informazioni che abbiamo ed alle sostanze di ricaduta via via individuate.
Può darsi ad esempio che il Cilento faccia parte di una più vasta zona in cui si conducono solo delle serie di esperimenti che ciclicamente hanno termine oppure che i risultati programmati per le operazioni siano già stati conseguiti ed questo è il vero motivo di questa tregua!
Oppure non c'è alcuna sospensione delle attività ma semplicemente le irrorazioni continuano lontane dalla costa in alto mare da dove poi i venti dominanti di terzo quadrante possono facilmente veicolare verso l'entroterra le... cause e distribuirne gli effetti senza bisogno di allarmare neanche quei pochi che come noi riescono ad avvedersi delle scie chimiche nel cielo.

Pur essendo cosciente della realtà fisica nella quale in una condizione di riscaldamento globale dell'atmosfera c'è in essa più energia e quindi più violente possono essere le manifestazioni atmosferiche, il discorso del presunto riscaldamento non mi torna lo stesso per il semplice motivo che si, temporali e piogge sono più violente e frequenti ma le temperature medie alla fine sono inferiori di quelle di prima.
Non so, forse quanto sopra è una mia impressione ma di sicuro c'è che nelle giornate di copertura dovuta alle scie, la temperatura dell'aria sale di parecchi gradi - anche una decina o più - rispetto alla norma consolidata mentre immediatamente dopo una sospensione delle operazioni il termometro precipita a valori troppo bassi per la stagione; e ciò succede maggiormente se la giornata è soleggiata, quindi non è neanche valida l'ipotesi che le temperature medie siano un po' più basse solo perché il cielo è spesso coperto da spesse nubi imbrifere.
La realtà è invece che un riscaldamento globale è in atto per cause naturali e l'impatto antropico su di esso (almeno quello derivante dalle emissioni di CO2 e dagli scarichi industriali e veicolari) è praticamente trascurabile
.

Perciò anche se un giorno in cui ammettendo ufficialmente l'esistenza di un piano di copertura aerea dovessero cercare di sdoganarci le scie chimiche come una difesa contro il riscaldamento globale, abbiamo tutti gli elementi per concludere che non è così.

Chissà dopo tale ammissione - che prima o poi dovrà avvenire senz'altro a giudicare dalle notizie ufficiali lanciate qua e là attraverso i media - quale sarà il tono che adotteranno i numerosi e più noti disinformatori di regime: ci vorrà loro una bella faccia tosta per cambiare versione ed inventarsi qualcosa del genere "...sapevamo, ma per il BENE comune non potevamo ancora dirvi che..."....

Approfondimenti:
- Riscaldamento Globale
- Scie Chimiche
- Il bluff del riscaldamento globale in poche parole


Interessante discussione a margine di un articolo pubblicato sul sito di controradio.org:
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http://quintoelemento.controradio.org/index.php?blog=7&title=si_scrive_geoingegneria_si_legge&more=1&c=1&tb=1&pb=1

giovedì 5 novembre 2009

Benzina "verde"... ma in che senso?

Fenomenologia del benzene (o benzolo)

tratto da heymotard.it

La decisione di colorare e definire "verde" il venefico miscuglio di idrocarburi utilizzato oggi per i motori a ciclo Otto, la dice lunga sull'ipocrisia del Sistema che decide per conto nostro ciò che è bene e ciò che è male. Ormai infatti, nell'immaginario collettivo il verde richiama per associazione concetti legati all'ecologia ed alla natura.

Ma la benzina, come puro prodotto petrolifero, è del tutto incolore e perfettamente trasparente anche se da sempre è uso colorarla allo scopo di individuarne con immediatezza determinate caratteristiche (ad es: per distinguere tra le vecchie "normale" e "super") e ancor più a fini fiscali, essendo i carburanti ad uso civile gravati di una tassazione in ogni caso fortissima ma diversa a seconda degli utilizzi previsti.

Il colore giallo o rosso delle vecchie benzine era dovuto alla presenza di diverse proporzioni di tre additivi utilizzati per aumentare il Numero di Ottano, ovvero la capacità del carburante di non detonare all'aumentare del Rapporto di Compressione. Questi componenti erano il famigerato Piombo Tetraetile, il Ferro Pentacarbonile e l'Anilina: questi ultimi due erano responsabili della colorazione gialla o rossa a seconda della percentuale utilizzata, mentre il primo è stato l'unico imputato ufficiale della tossicità della vecchia benzina "al piombo".

Ma andiamo con ordine: per farlo sono costretto a farvi ripercorrere una piccola parte, poco nota, della Storia dell'Autotrazione...

Perché la "necessità" di additivare le benzine con antidetonanti?

L'approccio più sbagliato nell'analisi di un problema è dare per scontate le basi sulle quali costruiamo i nostri ragionamenti: se cadiamo in quest'errore, qualsiasi deduzione per quanto logica possa essere raggiungerà sempre conclusioni sbagliate, se sbagliate sono le basi.

Un assunto (vero) di Meccanica applicata all'autotrazione ci dice che il consumo di carburante - a parità del Consumo Specifico caratteristico di ogni motore - non può che essere proporzionale alla potenza spesa per far avanzare il veicolo: ciò significa che non esiste nessuna relazione diretta tra il consumo effettivo e la cilindrata del motore come comunemente si crede o viene fatto credere ad arte...

Infatti, se il progettista ha bisogno di più potenza per spingere il suo veicolo a velocità superiori, con più carico a bordo e su per una forte pendenza, non ha che da aumentare la cilindrata del suo motore a combustione interna perché è questo il metodo più logico e "naturale" per aumentare la potenza di un motore senza andare incontro a problematiche legate ai costi di progettazione e produzione ed anche alle modalità con le quali questa maggior potenza viene erogata: è noto infatti che maggiore è la Potenza Specifica (potenza espressa per unità di cilindrata) e minore sarà l'elasticità di marcia, con la necessità di dotare il motore di un maggior numero di rapporti ed utilizzarli tutti quanti quando si guida. Non a caso le vecchie, grosse e paciose vetture americane prodotte ancora negli anni '70 erano equipaggiate con cambi a sole 3 o al massimo 4 marce mentre sulle piccole ma potenti vetture europee siamo ormai abituati ad utilizzare 5 o 6 marce come sulle moto.

Il vantaggio di utilizzare grosse cilindrate a parità di potenza richiesta non finisce qui: un motore di cilindrata più grossa, a parità di potenza espressa, funzionerà a regimi mediamente più bassi a tutto vantaggio delle usure, che in meccanica non a caso si misurano in Milioni di Cicli compiuti dal motore; come dire: meno giri = minori usure. Infatti le auto americane di vecchia generazione erano spesso garantite dalle Case per 1.000.000 di miglia (oltre 1.600.000 chilometri) e di ciò se ne vantavano alla faccia del consumismo sfrenato che da sempre ha caratterizzato lo stile di vita americano. Ma col tempo, i produttori di auto avranno pensato "Ma che stiamo facendo? Diamo al pubblico un prodotto che non si rompe? E la famosa Obsolescenza Programmata che utilizziamo con tanto successo per gli elettrodomestici?"

Per applicare questo concetto alle auto, a scanso di dotarli di distruttivi dispositivi ad... orologeria, la via che meno poteva dare nell'occhio era quella di ridurre le cilindrate col pretesto della riduzione dei consumi, che come abbiamo visto non sono in realtà legati così strettamente alla cilindrata del motore. E così fu fatto in occasione della colossale pagliacciata dell'Austerity lanciata su scala globale nel 1973: un'emerita menzogna basata sul falso assunto che i carburanti fossili disponibili sulla Terra stessero di lì a poco per terminare definitivamente e si dovesse quindi in tutti i modi ed urgentemente ricorrere a delle misure drastiche per ridurne il consumo. Negli States ridussero (inutilmente se non a vantaggio delle vendite) le cilindrate mentre in Italia, Paese nel quale le cilindrate erano già ridotte ai minimi termini grazie alla cervellotica tassazione ad esse proporzionale, s'inventarono le demagogiche quanto inutili "domeniche a piedi" ove applicate facevano ripiombare d'incanto le nostre città ad epoche antecedenti alla motorizzazione civile...

Ma c'è un dilemma tecnico da superare: per aumentare la potenza di un motore senza aumentarne la cilindrata, le vie da percorrere sono due:

1) aumentarne i regimi di rotazione: questo risultato può essere ottenuto utilizzando fasature più "spinte", un'alimentazione più consistente ed una progettazione più accurata con l'utilizzo di materiali pregiati e più leggeri; ma tutto questo spinge in su i costi di produzione e tende a rendere i motori troppo "sportivi" di carattere per l'utilizzo quotidiano, con conseguenze negative anche per quanto riguarda i consumi di carburante;

2) aumentare il Rapporto di Compressione: questo è parametro diretto della potenza espressa dal motore in quanto influenza direttamente il Rendimento Termico, ovvero la capacità del motore di trasformare in energia una quota più alta possibile del Potere Calorifico posseduto dal carburante (questa quota per i moderni motori a benzina si attesta attorno ad un misero 30%: il resto dell'energia prodotta durante la combustione viene dispersa in calore. Da questo punto di vista, i motori a combustione interna sono quanto di peggio sia mai stato concepito dall'Uomo per trasformare energia, inferiori come rendimento solo ai camini casalinghi o ad un fuoco di legna appiccato al suolo...). Il Rendimento Termico condiziona quindi positivamente anche i consumi.

Individuata la Via del Rapporto di Compressione [RdC], sorge un altro problema, le benzine hanno il difetto di reagire con uno strano comportamento all'aumentare del RdC: tendono infatti a detonare invece di innescare una combustione graduale consona ad un buon funzionamento del motore; una detonazione infatti consiste in una vera esplosione che agisce sul pistone invece di una spinta graduale assicurata dall'espansione dei gas che segue una normale combustione; una detonazione, o meglio una serie di detonazioni sono quindi potenzialmente dannose per l'integrità del motore e immediatamente deleterie ai fini della produzione di potenza. La soluzione consiste nell'utilizzare un carburante dotato di un Numero di Ottano più elevato della benzina di distillazione petrolifera....

Se il mondo non fosse fortemente influenzato dalle decisioni e dagli interessi dalle Compagnie Petrolifere, un carburante dotato di natura di un altissimo Potere Antidetonante esiste ed è l'etanolo ma il suo principale "difetto" è quello di non essere derivato del petrolio ma solo da uno zucchero qualsiasi, quindi non brevettabile in quanto naturale.... Inoltre l'etanolo è igroscopico e tende quindi a formare composti acidi che intaccano i metalli, è molto volatile (quasi come il benzene...), si miscela difficilmente con gli oli (problema sentito solo per gli ormai desueti motori a 2 tempi) e possiede uno scarso Potere Calorifico, cosa quest'ultima che comporta un maggior consumo in litri a parità di potenza. Ma a questo punto la differenza la farebbe il costo del carburante e la portata del suo impatto sull'ambiente, e sappiamo che l'etanolo è una fonte di prodotti di combustione molto meno tossici di quanto non siano quelli formati dalla benzine. Tra l'altro lo assumiamo così com'è tutti i giorni contenuto in misura diversa negli alcolici che beviamo: "etanolo" è solo un altro nome dell'alcool etilico.

Attenzione: l'etanolo non va assolutamente assimilato al metanolo che invece è un derivato del petrolio altamente tossico per inalazione, ingurgitazione e contatto.

Ma siccome il mondo è fortemente influenzato dalle Compagnie di cui sopra, allora fu scelta la Via dell'additivazione della benzina seppur con antidetonanti non derivati dal petrolio. All'epoca s'individuarono i tre elementi citati in apertura che funzionavano molto bene, proporzionalmente meglio degli attuali, mentre con l'avvento (forzato) della benzina colorata in verde, gli attuali additivi antidetonanti sono tutti di origine fossile del gruppo degli Aromatici ovvero "...composti organici basati sull'anello di benzene, un anello di carbonio 6 con tre legami doppi delocalizzati, benzene, toluene, xilene, ecc." [cit. tratta da un articolo di Nexus New Time che nel complesso sostiene però alcune inesattezze]

Ma siamo sicuri che la benzina "al piombo" fosse più tossica dell'attuale "verde"?

Restringendo il campo al principale imputato, il piombo nella forma sopra descritta, sulla sua tossicità non ci sono dubbi e neanche ce ne sono sulla sua capacità di contaminare aria, acqua ed esseri viventi se disperso nell'ambiente: si tratta di una neurotossina in grado di causare alla lunga la sindrome del Saturnismo nota anche per essere una delle presunte possibili causa delle decadenza dell'Impero Romano essendo la sua classe dirigente particolarmente esposta - per diversi motivi di ordine culturale e di condizione sociale - alla contaminazione da piombo.

Tutta qui l'accusa contro il piombo: c'è da ricordare che questo elemento, anche nella forma una volta utilizzata per le benzine, non è affatto volatile per cui se è vero che può contaminare con facilità falde acquifere, alimenti ed esseri viventi con i quali viene a contatto, è anche vero che permane ben poco in sospensione atmosferica tendendo i suoi prodotti Ossido di Piombo e Cloruro di Piombo a precipitare rapidamente al suolo. Per fare un confronto, basti pensare che il bario diffuso per aerosol attraverso le "Scie Chimiche" risulta più tossico dello stesso piombo (e può rimanere in sospensione aerea anche sei mesi).

Analizziamo invece gli effetti noti e comprovati sull'organismo provocati dagli idrocarburi aromatici utilizzati come antidetonanti per le benzine.

Altre citazioni dall'articolo sopraindicato:

"L'ente statunitense che si occupa della protezione ambientale (EPA) ha preso di mira cinque sostanze inquinanti dell'aria per la loro tossicità: il benzene e il butadiene 1.3 sono le prime due in cima alla lista. Sono ambedue altamente cancerogene."

Il Proff. Roger Perry, capo del Sydney Melanoma Unit, del Royal Prince Alfred Hospital, dichiara: "Il benzene è un agente altamente cancerogeno. E' causa di tumori ai polmoni, al fegato, ai reni, alla pelle e di leucemia".

Inoltre, esiste una documentata analisi scientifica che individua alcuni potenti solventi ed in particolare proprio il benzene come i principali responsabili della sindrome conosciuta come AIDS erroneamente (o ipocritamente?) attribuita in toto al fantomatico virus HIV. Ecco due stringati ma eloquenti riassunti tratti dal sito italiano della Dottoressa Hulda Clark:

=> http://www.drclark.net/ita/drclark_protocol/hiv_aids/hiv_cause.php

=> http://www.drclark.net/ita/drclark_protocol/hiv_aids/hiv_abstract.php

Se qualcuno a questo punto volesse sostenere la tesi che in realtà il benzene in atmosfera non ci va in quanto abbattuto dal processo di catalizzazione che avviene nelle apposite marmitte, dovrebbe sapere che:

1) il benzene, assieme ad altri aromatici, è un idrocarburo estremamente volatile, quindi la sua dispersione in atmosfera è ASSICURATA durante tutte le fasi che susseguono alla sua distillazione: lo stockaggio in raffineria, il trasporto, la distribuzione, la permanenza nei serbatoi (areati) dei veicoli, l'emissione di incombusti (vedi punti successivi)

2) il processo di catalizzazione che DOVREBBE avvenire nelle apposite marmitte avviene in realtà solo quando la massa catalizzante raggiunge la sua temperatura operativa, attorno ai 700°C. Perché raggiunga questo valore, il motore deve funzionare per una ventina di minuti continuati. Questo significa che se un veicolo è utilizzato tutti i giorni esclusivamente su percorsi casa-ufficio che durano meno di venti minuti, il processo di catalizzazione non avviene mai!

3) la massa catalizzante è molto delicata: se contaminata anche una sola volta con piombo proveniente ad esempio da una vecchia scorta di benzina "rossa" oppure con vapori d'olio che con molta facilità possono essere emessi dal motore, CESSA DI FUNZIONARE e per sempre.

4) le masse catalizzanti hanno una durata limitata: dopo 15.000-20.000Km di utilizzo non catalizzano più un bel nulla in quanto chimicamente "esaurite". Esse andrebbero sostituite ad intervalli del genere (e questa necessità fu sottolineata quando fecero la loro comparsa sul mercato) ma con quanto costano (diverse centinaia di Euro) avete visto mai nessuno sostituirle?

Per finire, un'altra preoccupante citazione tratta dall'articolo di Nexus:

"...la benzina verde contiene grandi quantità di MTBE necessario come additivo antibattimento [antidetonante, NdR] (al posto del piombo). L'olio per motori contiene un additivo, lo zinco ditiofosfato (ZDTP), del quale non si può fare a meno in quanto garantisce la longevità dell'olio stesso. Se MTBE e lo ZDTP interagiscono sotto l'azione del forte calore si va incontro a qualcosa di catastrofico: si possono formare estere fosforico e componenti similari che rientrano nel gruppo dei gas nervini (Tabun, Sarin, E-605, ecc)."

L'interazione ad alta temperatura tra olio e benzina è la norma per quanto riguarda i motori a 2 tempi, che sono dotati per loro natura di un sistema di lubrificazione di tipo "a perdere" ma c'è da dire che questa condizione tenderà a scomparire assieme alla graduale scomparsa (forzata per legge) di questo tipo di motori almeno dalle nostre strade e con un po' più di difficoltà da altre applicazioni per le quali il 2T conserva ancora un netto vantaggio operativo e di diffusione rispetto al 4T (piccole attrezzature agricole portatili, piccoli veicoli destinati a funzionare in condizioni particolari o estreme come motoseghe, decespugliatori, moto d'acqua, motoslitte, velivoli ultraleggeri, ecc.)

Tuttavia anche in un motore a 4 tempi è possibile che olio e benzina interagiscano ad alta temperatura: ciò capita almeno nei primi secondi di ogni avviamento a freddo, in cui la tenuta assicurata dai segmenti non è sufficiente a garantire la separazione dell'olio contenuto nella coppa dalla benzina di passaggio nella camera di combustione, e capita normalmente in tutti quei motori che hanno qualche problema meccanico anche molto banale come ad esempio l'insufficiente tenuta del paraolio di una guida valvola.

A questo punto un dubbio lecito:

Possibile che tutti gli effetti collaterali del benzene fossero inizialmente sconosciuti?

Con questi chiari di luna, non sarebbe ipotizzabile che la scelta di utilizzarlo per svariati scopi su scala planetaria sia stata in realtà dettata a suo tempo da una consapevole "convergenza d'interessi" - definiamola così - legata all'avvento del Nuovo Ordine Mondiale?

paso

approfondimenti sul benzene e le sue principali fonti:

- http://www.arpa.veneto.it/aria/benzene.htm

- http://it.wikipedia.org/wiki/Benzene_nelle_bibite

(voce proposta per la cancellazione:

pagina salvata l'8 novembre 2009 h 10:30)

- http://www.indoor.apat.gov.it/site/it-IT/AGENTI_INQUINANTI/Chimici/Benzene/

- http://www.repubblica.it/online/cronaca/benzene/benzene/benzene.html

lunedì 12 ottobre 2009

Chi l'ha vista?


In Italia, da quello che risulta dalle statistiche ufficiali, ogni anno scompaiono nel nulla alcune migliaia di cittadini del Bel Paese tra i quali più o meno un migliaio di bambini (proprio così: circa tre al giorno!)
E questa purtroppo non è una novità.
Trasmissioni di servizio pubblico realmente efficaci come "Chi L'Ha Visto?" ce ne sono poche - o forse nessun'altra - ma per forza di cose essa può dare solo un'idea molto marginale di ciò che realmente succede all'ordine del giorno nel nostro Paese. La parte sommersa del fenomeno infatti non assurge agli onori della cronaca per diversi motivi legati in gran parte al perverso concetto del Politicamente Corretto che, facendosi largo a gomitate nella nostra influenzabilissima e labile cultura, ha promosso la menzogna, per quanto riguarda l'informazione, al rango di morale.

Molti di questi fatti di "nera" vengono occultati infatti in maniera da essere del tutto invisibili ai media salvo venire a galla col tempo ormai troppo tardi per sortire gli effetti dovuti sulle coscienze. Particolare "supporto" al fallimento delle prime indagini - la cui tempestività potrebbe rivelarsi salvifica per le vittime di rapimenti - è dovuto alla prassi consolidata da parte degli organi competenti prima di tutto nel minimizzare l'accaduto prendendo in seria considerazione l'allontanamento volontario fino a prova contraria e successivamente nel mettere in cima alla lista degli indagati, e senza alcuna prova, i congiunti delle vittime come se la norma fosse realmente quella del delitto maturato tra le pareti domestiche (se mai ci fosse ulteriore "bisogno" di altri agenti disgreganti della famiglia...), ciò salvo riabilitazione postuma del familiare distrutto dal doppio dolore della perdita e del sospetto.

Le particolari modalità della recente scomparsa, o molto più probabilmente rapimento di Franco Caddeo sono un esempio eclatante di ciò che può succedre a chiunque in ogni momento della sua vita anche in pieno giorno ed in una condizione di massima spensieratezza.

In una condizione di simile rilassamento mentale si svolgeva circa cinque anni fa a Napoli la storia che vado a raccontare, riferita di prima persona dalla mancata vittima grazie al fortuito lieto fine che ebbe la vicenda.

" Siamo in pieno centro cittadino e, senza specificare né zona né nomi degli attori, abbiamo una coppia di fidanzati che se ne vanno tranquilli in giro a fare acquisti.
Giunti quasi di fronte ad un insospettabile negozio di abbigliamento, lei entra alla ricerca di un paio di jeans mentre il fidanzato decide di attenderla fuori poco distante dall'ingresso del negozio, abbastanza da tenerne d'occhio l'entrata ma non abbastanza da essere visto dall'interno del locale... e questo particolare è di fondamentale importanza perché se ai manigoldi fosse stato chiaro fin dall'inizio che la ragazza non era sola, la bizzarra attività clandestina di quel negozio non sarebbe stata scoperta così facilmente!

In poche parole insomma, la ragazza entra in negozio e non ne viene più fuori per un bel po' di tempo, fino al punto che il fidanzato entra per vedere cosa stava succedendo.
Ma nel negozio la ragazza sembra non esserci ed il ragazzo - che è del mestiere - senza perdere la calma prima chiede di lei (se l'avessero vista entrare) e poi dell'eventuale esistenza di un'uscita posteriore: avendo ricevuto due negazioni, egli esce apparentemente soddisfatto dalle risposte ma chiama subito in Centrale - perché questa è stata la fortuna principale della ragazza: il suo fidanzato è un poliziotto.
In breve, grazie alla sua condizione [perché se si fosse trattato di un cittadino qualsiasi, dubito fortemente che la Polizia si sarebbe attivata con eguale sollecitudine e convinzione - NdR] riesce ad ottenere l'intervento della Volante con tanto di Mandato di Perquisizione.

Il risultato fu che venne scoperta una botola corrispondente allo stanzino di prova dei capi d'abbigliamento attraverso la quale facevano sparire alcune ignare clienti del negozio che la banda decideva di destinare alla Tratta delle Bianche: secondo il racconto della vittima, ella si è ritrovò in un baleno in mezzo ad altre sventurate poi tratte in salvo tutte, come lei, prede fresche di giornata...!

La filiazione locale di questa organizzazione fu facilmente sgominata ed il negozio fu messo sotto sequestro con tanto di sigilli ben visibili ai passanti.

Ecco uno dei tanti modi con i quali si può sparire nel nulla senza lasciar traccia e con destinazione ignota: l'unica cosa che si venne a sapere è che le bionde (naturali, si presuppone...) erano destinate ai mercati arabi presso i quali, com'è noto, sono particolarmente apprezzate dai seguaci di Maometto....

Ed ecco uno dei tanti fatti di cronaca che nonostante la loro gravità (o forse proprio a causa della loro gravità!) non assurgono al rango di notizia, ciò con gran sorpresa anche del poliziotto eroe per caso di questa storia che, per sua stessa ammissione, non era con l'occasione interessato a nessun riconoscimento personale ma solo alla divulgazione doverosa di un fatto che avrebbe potuto mettere in guardia tante nuove potenziali vittime del Sistema.
Eppure nulla di nulla arrivò ai media di questa notizia, nonostante la scarsa propensione al segreto che in genere caratterizza il vivace e curioso popolo napoletano.

Oggi, a distanza di circa cinque anni dall'accaduto, c'è una ragazza che gira libera per Napoli grazie alla sua buona sorte ma che non ha più il coraggio di entrare neanche in un bar se non è accompagnata da qualcuno di fiducia: una ragazza la cui la fortuna ha svelato almeno una parte della realtà che molti si ostinano a non vedere confidando ciecamente in una falsa immagine del mondo data dai media ufficiali. "

domenica 11 ottobre 2009

STUDIO CANADESE SUGGERISCE DI RIVEDERE IL PIANO CONTRO L'INFLUENZA SUINA

Beh, mi ero sbagliato: c'è ancora qualcosa da dire sull'influenza suina; non che sia di qualcosa che smentisce il senso di quanto già riportato, anzi...
...e poi, per mettere tutte le informazioni in ordine, c'è l'illuminante dossier di Corrado Penna.

UNO STUDIO SPINGE LE PROVINCE CANADESI (*) AD UN RIPENSAMENTO SUL PIANO PER L'INFLUENZA SUINA.

Un rapporto suggerisce che le persone che vengono vaccinate [contro l'influenza] hanno maggiore probabilità di contrarre il virus H1N1

Patrick White

Winnipeg — pubblicato il 27 settembre 2009, ultimo aggiornamento del 30 settembre 2009

Uno “sconcertante” studio canadese che lega il virus H1N1 ai vaccini contro l'influenza stagionale sta creando scompiglio nel piano nazionale contro l'influenza nel caos e sta mettendo alla prova la fiducia dei cittadini nei confronti delle agenzie governative responsabili per la protezione della salute.

Distribuito per una revisione autorevole la scorsa settimana, lo studio ha creato confusione tra gli esperti di malattie infettive suggerendo che le persone vaccinate contro l'influenza stagionale hanno una probabilità doppia di contrarre l'influenza suina.

Lo studio è attualmente oggetto di una revisione autorevole, ed i conduttori di tale ricerca, Danuta Skowronski del British Columbia Centre for Disease Control [Centro per il Controllo delle Malattie della Columbia Britannica] e Gaston De Serres della Laval University non devono aprire bocca fin quando non verrà pubblicato.

Dopo avere incontrato un forte scetticismo iniziale sia in Canada che all'estero, lo studio ha convinto finora diverse agenzie sanitarie delle province canadesi ad annunciare una frettolosa sospensione delle vaccinazioni stagionali, da tempo un capisaldo della pianificazione della sanità pubblica.

“Ha confuso tutto in una maniera molto pesante,” ha detto il dottor Ethan Rubinstein, direttore del dipartimento per le malattie infettive degli adulti dell'Università di Manitoba. “E certamente ci è costato la credibilità da parte dei cittadini a causa delle raccomandazioni conflittuali. Fino alla scorsa settimana, c'era sempre stato un forte incoraggiamento nei confronti della vaccinazione per l'influenza stagionale.”

Questo sabato il Quebec si è accodato ad Alberta, Saskatchewan, Ontario e Nuova Scotzia nel sospendere le vaccinazioni per l'influenza stagionale per tutte le persone al di sotto dei 65 anni di età. Il ministro della salute del Quebec ha annunciato che posporrà le vaccinazioni a gennaio, lasciando liberi i mesi autunnali perché gli specialisti si concentrino sulle vaccinazioni contro il virus H1N1, che si aspetta sia il ceppo di influenza più severo di questa stagione.

“Quando l'ondata del virus H1N1 è passata, ci sarà tempo a sufficienza per vaccinare contro l'influenza stagionale,” ha detto il dottor Rubinstein.

La Columbia Britannica dovrebbe annunciare una simile sospensione durante una conferenza stampa lunedì mattina.

Altre province, inclusa quella del Manitoba, stanno ancora ponderando una risposta alla ricerca.

La provincia del New Brunswick resiste solitaria, ed ha annunciato la scorsa settimana che porterà avanti le vaccinazioni per l'influenza stagionale per tutti i residenti ad ottobre, come originariamente pianificato.

Fino adesso l'impatto dello studio è confinato al Canada. Ricercatori negli Stati Uniti, Gran Bretagna ed Australia non hanno riportato lo stesso fenomeno. Marie-Paule Kieny, la direttrice della ricerca sui vaccini dell'Organizzazione Mondiale della Salute, ha detto la scorsa settimana che i dati canadesi sono un'anomalia sul piano internazionale e che potrebbero costituire uno “study bias.”

Una commissione internazionale sta attualmente controllando i dati della ricerca. “Il processo di revisione è stato accelerato, quindi speriamo in una risposta entro pochi giorni” ha detto Roy Wadia, portavoce del British Columbia Centre for Disease Control.

Il dottor Rubinstein, che ha letto lo studio, ha affermato che appare ben fondato.

“Ci sono un grande numero di autori, tutti eccellenti e credibili ricercatori” ha detto. “E l'ampiezza del campione studiato è molto ampio – 12 o 13 milioni di persone prese dai sistemi centrali di raccolta dati di tre province. La ricerca è solida.”

La sospensione della vaccinazione non si applica a persone al di sopra dei 65 anni di età. I più anziani sono considerati più suscettibili di sviluppare severi sintomi influenzali. allo stesso tempo essi sono portatori di anticorpi ad un'influenza del1957 che sembra proteggano dall'attuale versione del virus H1N1.

Anche se il legame statistico è provato, la connessione tra i vaccini contro l'influenza stagionale ed il virus H1N1 resta misteroso. Una ipotesi è che il vaccino tiene occupate le cellule che altrimenti produrrebbero anticorpi all'H1N1.

Ma, secondo il dottor Dr. Rubinstein, la ricerca mostra che le persone che hanno ricevuto il vaccino contro l'influenza stagionale del 2007-08 sono rimaste vulnerabili all'insorgere dell'influenza suina del 2009 – un intervallo che dovrebbe fornire un sufficiente tempo di recupero alla maggior parte dei sistemi immunitari.

“Non comprendiamo il meccanismo,” ha detto il dottor Rubinstein. “Al momento attuale é alquanto sconcertante.”

*) Il Canada si suddivide in 13 entità territoriali, 10 dei quali vengono denominate Province e 3 Territori; i Territori rappresentano le zone più fredde che si affacciano sul mare artico.

Fonte:
http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/10/il-vaccino-anti-influenzale-potrebbe.html

domenica 4 ottobre 2009

Proprio TUTTO sull'INFLUENZA 'SUINA'

Qualcosa ho già pubblicato anch'io su questo scottante argomento ma devo dire che finora non avevo trovato in rete una simile raccolta di link utili - se mai ce ne fosse ancora bisogno - a farsi un'idea chiara su questo fenomeno mediatico che è l'influenza cosiddetta suina.

La sfilza d'indirizzi è consultabile da questa pagina del sito INFORMARMY.com:
http://www.informarmy.com/2009/08/influenza-ah1n1-speciale_01.html

ci trovate anche il puntamento alla mappa Google con la maggior parte dei focolai dichiarati di questa particolare quanto pressoché innocua forma d'influenza.

Per non rimanere contagiati, vi anticipo che i consigli più utili sono quelli - sempre validi per ogni pandemia o presunta tale - di spegnere la TV ed evitare di vaccinarsi, in ogni caso.

Ricordo con l'occasione l'egregio lavoro svolto finora e tuttora sull'argomento da Corrado Penna per il suo ineffabile blog scienzamarcia e per tutti noi.

giovedì 24 settembre 2009

Gallio nelle scie chimiche e divieto di pioggia.

I due argomenti non sono legati in modo diretto se non virtualmente nell'ambito di un commento off-topic inserito a margine dell'articolo che andrò a riportare. Voglio solo mettere in evidenza, con due "indizi" ben più che probatori, come praticamente ogni giorno si accumulino sempre più "prove" innegabili dell'esistenza delle scie chimiche nella nostra quotidianetà nonostante l'impegno profuso dai negazionisti, che basano le loro inconsistenti teorie su distorte interpretazioni di fenomeni fisici ben precisi o su pure illazioni.

Perfino in un organo "d'informazione" allineata come il tgcom di mediaset lancia una notizia (forse sfuggita ai censori?) incentrata su di una "normale" tecnica di controllo climatico messa in atto dai cinesi per salvaguardare dalla pioggia delle celebrazioni di regime!
Ricordiamo che la Cina, tra i suoi tanti crimini contro l'Umanità, è il principale produttore - anche per conto terzi - di particolato destinato alle irrorazioni aeree.
Del resto qualche tempo fa lo stesso TG1 lanciò una notizia con tanto di filmato che dimostrava come i russi potessero intervenire sul clima locale (vedi link a margine).
Ma nonostante quanto succede al di fuori dei nostri confini appartenga alla più palese ed incensurata quotidianetà, nel nostro Paese le scie chimiche ufficialmente non esistono... ed i terremoti non possono essere previsti!

Eppure ciò non basta - ed è incredibile - alla ancora troppo folta schiera di scettici, ignoranti o puri negazionisti del fenomeno per accettarne la cruda realtà. Ogni ipotesi a riguardo, su questa barriera di cecità impenetrabile, si riduce inevitabilmente a quanto preso in considerazione da quest'altro articolo publicato l'anno scorso sul sito di HEYMOTARD.


Ecco ora l'articolo di Kimberly Dawley tratto da Rense.com e rilanciato da tankerenemy.com dal qual sito è stata tratta l'immagine utilizzata:

Recenti analisi dell’aria hanno consentito di determinare la presenza di gallio in alte concentrazioni. E’ veramente difficile trovare il gallio nell’aria, metallo usato in numerose e singolari applicazioni.
“Il gallio è un elemento chimico il cui simbolo è Ga. Metallo bianco argenteo, molle e fragile, è, con il cesio ed il mercurio, tra i pochi metalli allo stato liquido a temperatura ambiente; si trova combinato nella blenda e si ottiene per elettrolisi da soluzioni alcaline dei suoi sali; viene ricavato come sottoprodotto dalla produzione industriale dell’alluminio, dalla bauxite e, in minor quantità, dall’estrazione dello zinco. Chimicamente è un elemento abbastanza reattivo. Nei composti è generalmente presente con numero di ossidazione +3 e, in questo stato, mostra analogia con l’alluminio. Tra i composti si ricordano il fosfuro di gallio (GaP), l’arseniuro di gallio (GaAs) e l’antimoniuro di gallio (GaSb), che appartengono alla classe dei semiconduttori e che, per le loro caratteristiche elettriche, hanno trovato importanti impieghi nei dispositivi elettronici. Allo stato elementare, il gallio viene usato in vece del mercurio, per la fabbricazione di termometri per elevate temperature (superiori ai 500° C)”. [Enciclopedia delle Scienze, Milano, 2005, s.v. gallio]

Come componente dei semiconduttori, l’arseniuro di gallio è impiegato negli strumenti optoelettronici (soprattutto diodi laser e diodi ad alta emissione di luce). Piccole quantità di arseniuro di gallio sono adoperate nelle industrie dei microprocessori ultraveloci e per i pre-amplificatori a microonde a basso rumore di fondo.

Il gallio è usato anche nei transistors e nella tecnologia dei satelliti. I rovers di Marte e parecchi satelliti impiegano una tripla giunzione di arseniuro di gallio su celle di germanio. Questo metallo è anche adoperato nei pannelli solari di nuova generazione, poiché è più efficiente del silicio. Può essere usato anche nella produzione di specchi molti brillanti.
Sono in corso delle ricerche per stabilire se si possa ricorrere al gallio per combattere infezioni batteriche come quelle che causano la fibrosi cistica. Sembra che sia in grado di interferire con batteri, come lo pseudomonas e di causarne la morte.

Un altro impiego è relativo all’individuazione dei neutrini. Probabilmente la più grossa quantità di gallio puro che sia stata raccolta in una singola apparecchiatura è presente nel telescopio usato nel quadro del SAGEexperiment, nell’osservatorio dei neutrini sito a Baksan, in Russia. Questa apparecchiatura contiene circa 57 tonnellate di gallio liquido.

Sebbene non sia considerato tossico, le ricerche sul gallio sono ancora interlocutorie. Alcune fonti suggeriscono che un’esposizione prolungata possa causare dermatiti.

fonte : http://www.tankerenemy.com/2009/09/il-gallio-nelle-scie-chimiche-articolo.html#comments
articolo su tgcom: http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo461050.shtml
estratto dal TG1 del 16 maggio 2007:



articoli correlati:

- il trimetilalluminio nelle scie chimiche

- effetti dello spargimento di sali di bario

- nuvole di bario

- il litio nelle scie chimiche

- il torio nelle scie chimiche

- uranio impoverito e scie chimiche

- zolfo per raffreddare la terra (corriere.it)

- zolfo per raffreddare la Terra (altrogiornale.org)

- oscuramento globale per mezzo dello zolfo

- il titanio nelle scie chimiche

- effetti dello spargimento di quarzo

lunedì 7 settembre 2009

Un metodo infallibile per la previsione degli incendi boschivi e di macchia.

La tramontana(*) che da un paio di giorni spira da queste parti ha finalmente spazzato tutte quelle opacità che qualcuno definisce "innocue velature" rivelando finalmente un cielo limpido e risplendente del suo vero colore naturale, cosa ormai rara da vedersi. Tanto è vero che solo oggi, per la prima volta durante questa estate, la mia pelle ha reagito con un arrossamento all'esposizione solare sicuramente propedeutico ad un minimo di tintarella di fine estate. Giusto per non suscitare la solita incredulità nel prossimo quando gli rivelo che abito in un paese di mare....

Sono stato lontano dal mio paesino sulla Costa Cilentana solo per tre settimane in agosto ma anche per quanto ho sentito dire, questa estate la zona è stata abbastanza immune dagli incendi boschivi se si esclude qualche poco significativo focolaio circoscritto a piccoli appezzamenti di terreno. Ovvero lo era stata fino ad oggi.
Stamattina infatti - in orari non sospetti - ho notato un insolito andrivieni di elicotteri e perfino di un Canadair che svolazzavano senza un motivo apparente non essendoci focolai d'incendi a vista d'occhio (e oggi la visibilità è stata molto buona).
Ed è proprio a questo che si riferisce il mio "metodo infallibile per la previsione degli incendi boschivi": l'osservazione del traffico aereo.

E si, perché se è vero che gli incendi preferiscono (per loro scelta) verificarsi in giornate benedette da un vento secco e teso, è anche vero che da un'osservazione dei fenomeni su base pluriennale ho riscontrato (e non solo io l'ho fatto...) che immediatamente PRIMA dell'appiccarsi praticamente CONTEMPORANEO di NUMEROSI focolai d'incendio è possibile rilevare in cielo un traffico di elicotteri significativamente superiore alla norma. Soprattutto se i fattacci avvengono di notte.
E' facilmente intuibile infatti che, scartando l'improbabile ipotesi che un fantomatico consorzio di piromani ormai anzianotti muniti di FIAT 127, un scatola di fiammiferi ed una latta di benzina ciascuno appicchi fuochi da decenni sincronizzando sempre l'orario delle operazioni, l'utilizzo di elicotteri da parte dei malintenzionati rimane l'unica ipotesi razionale del metodo da loro adottato.

Due anni fa scrissi un articolo pubblicato sul sito di HEYMOTARD (e ripreso da altri siti ben più importanti) basato proprio su di una testimonianza a riguardo: lo ripropongo, rivelandosi essere purtroppo ancora d'attualità: Incendi dolosi: il pericolo viene dall'alto.

*) La Tramontana (N>) nel Cilento si manifesta come un vento secco allo stesso modo dello Scirocco (SE>) anche se in genere caratterizzati da temperature nettamente diverse tra loro.
Ed è proprio col manifestarsi di uno di questi due venti che avvengono la stragrande maggioranza degli incendi, di sicuro TUTTI quelli che provocano i danni maggiori; e quest'altra osservazione fatta da parte mia (e non solo) può basarsi su rilevamenti raccolti nell'arco degli ultimi quarant'anni.

Le temperature ambientali non sono assolutamente indicative del rischio incendi (come invece vogliono far credere) in quanto è facile capire che se uno stecco di legno secco prende fuoco diciamo a 250°C è assolutamente ininfluente la condizione che esso e l'ambiente circostante si trovino a 20 invece di 40°C (tanto è vero che tanti di questi incendi "preferiscono" svilupparsi di notte).
Da dire infine che sulla nostra costa tirrenica i venti dominanti di 3° quadrante sono invece molto umidi (grazie al grande "fetch" di cui dispongono), più di tutti il Libeccio (SO>) che qui spazza la costa per almeno i due terzi delle giornate ventose di tutto l'anno e che fa sempre salire l'igrometro a valori molto alti (>80%) alcune volte a valori addirittura prossimi alla saturazione (97-98%).
Inutile dire che con tali venti non si vede mai un incendio degno di nota....

Aggiornamento dell'8/09/09 h 16:53
Nonostante il perdurare del vento di tramontana, il cui effetto è di regola quello di mantenere il cielo limpido e sgombro dalle nubi, a seguito di una rapida ed intensa incursione aerea che ha avuto luogo stamattina il cielo è nuovamente velato da una sorta di fumosità biancastra che però lascia ancora intravedere qualche piccolo cumulo di bel tempo (giusto per far capire che la velatura non è di origine naturale...).
Ormai il cielo limpido è un evento occasionale, meglio approfittarne quando si verifica e ripiegare su attività più casalinghe negli altri anormali ma più consueti giorni!

domenica 6 settembre 2009

La fregatura delle lampade a basso consumo

Ci siamo già occupati del tema su Terra Nuova di gennaio, seminando stupore e perplessità nel mondo ambientalista. Adesso l'argomento viene affrontato anche dall'Aduc....
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La retorica della lampadina fluorescente continua. Da più di un decennio continuiamo ad attribuirle un ruolo salvifico nella lotta ai cambiamenti climatici, senza renderci conto delle innumerevoli problematiche sotto il profilo della salute e dello stesso ambiente. Ci siamo già occupati del tema su Terra Nuova di gennaio, scatenando non poche perplessità. Adesso l'argomento viene affrontato anche da Aduc e riportato su Il Consapevole, attraverso la diffusione di ulteriori pubblicazioni scientifiche e di un appello lanciato da David Price, coordinatore della Spectrum Alliance, nell’ambito della più vasta campagna di sensibilizzazione in Europa sulle conseguenze sulla salute originate dall’uso di questo genere di illuminazione.
Entro settembre 2012 saranno messe al bando in tutta l'Unione Europea le lampadine a incandescenza per fare spazio a quelle a minor consumo energetico. Ma a quale costo?
Le lampadine fluorescenti compatte -LFC- (note come lampadine a basso consumo energetico) possono infatti provocare invece ulteriori gravi danni a fasce di popolazione affette da patologie quali il Lupus, forme di dermatite o eczema, elettrosensitività, autismo, epilessia, emicrania, alcuni tipi di porfiria, e molte altre ancora che possono soffrire gravi e dolorose reazioni all’illuminazione a basso consumo.
Queste beneamate lampadine, distribuite a destra e manca da associazioni ambientaliste e da fornitori di energia elettrica (già questo dovrebbe far pensare), presentano purtroppo tre principali problemi: le radiazioni elettromagnetiche, il mercurio e le radiazioni UV. Riportiamo uno stralcio dell'articolo pubblicato su Il consapevole e la rivista Icaro.

Radiazioni Elettromagnetiche
Misurazioni eseguite dimostrano che le LFC generano potenti campi elettromagnetici a poca distanza dalla sorgente, fino ad un metro di distanza. Il centro indipendente di ricerche francese CRIIREM (Centre de recherche et d´information sur les rayonnements e'lectromagne'tiques) sconsiglia pertanto di utilizzare lampadine a basso consumo energetico a brevi distanze, come ad esempio per illuminare i comodini delle camere da letto o le scrivanie. La messa al bando delle lampadine ad incandescenza porterà quindi ad un aumento delle persone sottoposte ad alti livelli di radiazioni elettromagnetiche.
Esistono, inoltre, indicazioni che il campo elettromagnetico generato dalle LFC può viaggiare all'interno dei cavi elettrici esponendo le persone alla così detta “elettricità sporca” in tutta l'abitazione. Uno studio pubblicato nel giugno del 2008 dall'American Journal of Industrial Medicine segnalava che questa elettricità sporca aumenta di 5 volte il rischio di contrarre il cancro. L’effetto dannoso dell'elettricità sporca e stato evidenziato anche dalle ricerche condotte dalla ricercatrice canadese Marta Havas.
Le lampade alogene a basso voltaggio (12V) possono anch’esse essere dannose a causa del campo elettromagnetico generato dal trasformatore. Ciò succede in particolare con le radiazioni emesse dai “trasformatori elettronici” che possono contaminare anche le condutture generando elettricità sporca. Le lampade alogene a 220 V non hanno invece questo effetto.

Mercurio
Le LFC contengono da 3 a 5 mg di mercurio, una sostanza estremamente tossica per il cervello, il sistema nervoso, i reni ed il fegato. Sebbene si dica che le LFC hanno un basso contenuto di mercurio, questo quantitativo è più che sufficiente a causare seri danni alla salute. In modo particolare sono a rischio le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poiché il mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato.
Valutazioni eseguite dimostrano che quando una lampadina a basso consumo si rompe i vapori di mercurio si diffondono e le emissioni superano di gran lunga i livelli di sicurezza per svariate settimane dalla rottura. Le lampadine che non vengano smaltite correttamente potrebbero rompersi nei camion della spazzatura, diffondendo i vapori di mercurio sulla città, o finire nelle discariche dove il mercurio può contaminare aria, acqua e suolo. Di conseguenza, la messa al bando delle lampadine ad incandescenza ed il conseguente aumento dell’utilizzo delle LFC porterà centinaia di chilogrammi di mercurio direttamente nelle nostre case e nelle nostre strade.

Radiazioni-UV
Le LFC senza il doppio guscio protettivo (ed anche alcuni tipi di lampade alogene) emettono radiazioni UV-B e tracce di UV-C. È ben noto che questo tipo di radiazioni sono dannose per la pelle (i.e. tumore della pelle) e per gli occhi (i.e. cataratta). Diversi studi, infatti, dimostrano che le lampade fluorescenti aumentano il rischio di contrarre tumori della pelle.
La British Association of Dermatologists sostiene che le persone che soffrono di alcune malattie della pelle o che sono sensibili alla luce accusano un aggravamento dei loro sintomi in conseguenza dell’uso di lampadine a basso consumo energetico. Perfino individui senza problemi cutanei preesistenti possono sviluppare sul viso sintomi allergici e/o lesioni simili alle ustioni da sole.
La protezione supplementare del doppio guscio sulle LFC può circoscrivere il problema delle radiazioni UV, ma fintantoché saranno vendute LFC senza doppia protezione, le razioni UV continueranno ad essere un alto fattore di rischio.

Ulteriori problemi
Altri problemi correlati all’uso delle LFC comprendono il tremolio della luce -- che può provocare mal di testa, affaticamento della vista e problemi di concentrazione -- e l’alta percentuale della componente blu della luce che, come è risaputo, diminuisce la produzione di melatonina, che a sua volta può causare disturbi del sonno, tumori, attacchi di cuore.

Cosa fare?
Ricordiamo altresì che si stanno diffondendo altre tecnologie, sicuramente più efficienti, come l'illuminazione a led, che risolvono in parte tutti questi problemi. Dobbiamo anche ricordare che la luce migliore rimane la luce naturale, che potremmo sfruttare al massimo anche all'interno delle nostre abitazioni. Per il resto potremmo continuare ad usare le lampadine fluorescenti con maggiore coscienza e parsimonia, ricordandoci di smaltirle in modo corretto. Una vecchia lampada ad incandescenza se accesa con moderazione potrà darci sicuramente una luce più calda e gradevole. Se poi volete seriamente risparmiare energia cominciamo dall'isolare bene le abitazioni, l'illuminazione per le nostre case assorbe appena il 15 per cento dei consumi energetici. Per ridurre le emissioni è sicuramente prioritario risparmiare sull'energia necessaria al riscaldamento e raffrescamento degli edifici.

by Edoardo Capuano

Fonte: www.beautytrainer.it riportato da ECplanet

Approfondimenti: 
- Lampade al mercurio: I rischi per la salute

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