sabato 11 giugno 2011

DISINFORMAZIONE NUCLEARE

 10 BUONE RAGIONI PER AMBIRE AD UN FUTURO SENZA SCORIE

Il 12/13 giugno saremo nuovamente chiamati al voto sul nucleare, a 24 anni di distanza dal primo plebiscitario referendum popolare sull'atomo.
Pe
r chi si è già espresso nel 1987 sarà probabilmente facile (per non dire scontata!) la scelta a cui è richiamato oggi,  riconfermando il proprio orientamento di voto.
Così, invece, non è per le nuove generazioni “de-ideologizzate” che nel frattempo sono cresciute, chiamate per la prima volta a “formarsi un'opinione” su un tema così complesso e delicato.
Il principale ostacolo per chiunque voglia informarsi in maniera obiettiva sul nucleare è costituito dalla cronica “rozzezza” e superficialità dell'informazione italiana (specie televisiva), il più delle volte qualificabile:
- “insufficiente” (quanti telespettatori conoscono con esattezza i quesiti referendari?);
- “contraddittoria” (quante volte si sentono riportare analisi o citare dati tra loro inconciliabili, senza che un conduttore imparziale aggiunga una mezza parola di "verità"?);
- e “faziosa” (quante volte opinionisti ed esperti -o presunti tali!- danno l'impressione di abbracciare o rifiutare “acriticamente” una tesi solo in base alla propria appartenenza ideologica?).
Questo dossier antinucleare si rivolge proprio a chiunque voglia informarsi in maniera lucida e disincantata sui “pro” ed i “contro” del nucleare, nella speranza di contribuire a spazzar via alcuni dei più diffusi “luoghi comuni” alimentati ad arte da una certa propaganda.
In ultima analisi, cercheremo di rispondere alle domande di fondo cui tutti saremo chiamati il 12/13 giugno:
1- Quanto la scelta energetica nucleare rappresenta un'opportunità e quanto una minaccia per l'Italia?
2- E come rispondere alla crescente domanda di energia del Paese? 

 
NUCLEARE? LA SCELTA SBAGLIATA!
ECCO "10" MOTIVI PER ESSERE CONTRARI ALLA "RISPOSTA ATOMICA"...
PRIMO:
IL NUCLEARE E' “PERICOLOSO”!

Non esiste (e probabilmente non esisterà mai...) alcun nucleare “sicuro”!
A sostenerlo è un italiano d'eccezione, il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, per il quale vi è addirittura un calcolo delle probabilità per cui “ogni cento anni un incidente nucleare è possibile”!
Il 26 aprile 1986 l'Umanità intera ha conosciuto il volto peggiore dell'energia atomica: il più grande incidente nucleare della storia, l’unico di livello massimo ad oggi verificatosi (livello 7 nella scala INES).
Tutti, allora, hanno potuto vedere con i propri occhi (per il tramite delle immagini sconvolgenti che le televisioni trasmettevano da Cernobyl) gli effetti di un'esplosione nucleare: la fuga di nubi di materiali radioattivi da un reattore, con conseguente contaminazione dell'ambiente circostante (reso irreparabilmente “invivibile” per migliaia di anni!).
Le nubi di Cernobyl, spinte dai venti, hanno addirittura raggiunto i cieli di mezza Europa: l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia!
Secondo il rapporto 2006 del “Cernobyl Forum” (organismo dell'Onu comprendente, tra le altre, l’IAEA, la FAO, la Banca Mondiale e l’OMS), sarebbero legati con ragionevole certezza all’esplosione di Cernobyl almeno:
- 65 morti dirette;
- 4.000 casi di tumore alla tiroide (sviluppatisi tra il 1987 ed il 2005 nella sola popolazione compresa tra i 0 e i 18 anni);
- ed altri 4.000 casi di tumori e leucemie (che si stima si svilupperanno ancora nell'arco dei prossimi 80 anni).
Il gruppo del Partito dei Verdi Europeo, in realtà, ha contestato tali dati e stilato un rapporto alternativo, denominato TORCH (ovvero “The Other Report on Chernobyl”), il quale stima ulteriori 9.000 morti presunte:
- 4.000 fra i liquidatori, gli evacuati e la popolazione di Cernobyl;
- e 5.000 fra la popolazione residente in aree più debolmente contaminate.
Un rapporto di Greenpeace, invece, fornisce addirittura la stima di 100.000/270.000 vittime, fino ad arrivare alla cifra di “6 milioni” di morti per tumore fra tutta la popolazione mondiale!
I più accesi sostenitori del nucleare tendono a “sminuire” queste apocalittiche stime e a sottolineare, in ogni caso, come le vittime dirette dell'incidente sarebbero poche decine (solo 65), mentre la grandissima parte dei pazienti che hanno effettivamente contratto tumori sarebbero ancora vivi (come a dire: "c'è sempre di peggio che ammalarsi di tumore!").
Ma l'adozione del semplice “principio di precauzione” non imporrebbe una maggiore cautela nel propagandare certe “sicurezze” sul nucleare?
Dal 1987 i difensori dell'atomo hanno propagandato la tesi per la quale un'altra Cernobyl sarebbe stata “irripetibile”: tutte le centrali del mondo, difatti, sarebbero state dotate di nuovi e rafforzati sistemi di sicurezza sviluppati proprio sulla base degli errori umani e tecnici commessi nell'ex centrale sovietica.
La tragedia giapponese di Fukushima del marzo scorso, purtroppo, è l'amara controprova di una incontestabile verità: non esiste alcuna tecnologia nucleare al momento in grado di escludere "in termini assoluti" il rischio di incidenti (legati a errori umani, a disfunzioni tecniche, a calamità naturali... o ad atti terroristici!).
Come dubitarne, del resto, nel momento in cui persino l'avanzatissimo Paese del Sollevante si è trovato del tutto “impreparato” di fronte ad uno dei tanti terremoti che lo colpiscono frequentemente (ma più intenso del comune...) e ad una delle tante onde anomale che lo tormentano da sempre (ma più alta del previsto)?!
A Fukushima la concomitanza di due calamità naturali (un terremoto ed uno tzunami) hanno reso “ingovernabili” ben tre reattori: ad oggi si è reso impossibile persino il recupero dei corpi delle vittime presenti nelle aree più vicine alla centrale a causa degli eccessivi livelli di radioattività!
I nuclearisti ripetono a piè sospinto che l’altissima densità di reattori già presenti sul territorio francese e su quello inglese testimonia come si possa convivere con il nucleare con tutta tranquillità...
Cernobyl prima, Fukushima adesso, in realtà, sono soltanto gli episodi più eclatanti di una lunga catena di incidenti susseguitesi nell'arco della breve storia del nucleare: ogni anno (senza che se ne dia nemmeno notizia alla pubblica opinione, trattandosi di notizie spesso tenute segrete dalle autorità) sono innumerevoli gli incidenti di minore portata che avvengono negli oltre 400 reattori disseminati in tutto il mondo!
Per l'esattezza, negli ultimi 50 anni sono stati ben “130” gli incidenti nucleari verificatisi!
Nella vicina Francia solo nel luglio del 2008 si sono verificati ben 4 incidenti che hanno comportato rilascio di sostanze radioattive nell'ambiente o contaminazioni ad esseri umani, dovuti a una catena di malfunzionamenti e di negligenze umane (fonte: UNEP Year Book 2009, United Nations Environment Programme).
Dopo i fatti dell'11 settembre e l'escalation terroristica mondiale, poi, un interrogativo dovrebbe destare la massima “allerta”: gli impianti nucleari sono davvero "sicuri" contro ogni possibile attacco terroristico?
Se la British Nuclear Fuel definisce semplicemente “inimmaginabile” lo scenario di un aereo che si schianta su una centrale, il MIT
(“Massachusetts Institute of Technology”), invece, si è mostrato di diverso parere, affermando che il livello a cui gli impianti nucleari possano essere in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato!
La propaganda nuclearista si fa forte della constatazione per cui le cd. centrali nucleari di quarta (o ultima) generazione sarebbero molto più sicure che quelle costruite in passato.
Quello che si omette “volutamente” di ricordare, però, è che:
- le centrali che il Governo vorrebbero costruire in Italia non sono affatto di quarta generazione, bensì solo di terza;
- anche la centrale di Cernobyl, a suo tempo, era considerata “sicura”;
- anche il Giappone, prima dell'incidente di Fukushima, era considerato una delle potenze nucleari più “affidabili”;
- il rischio statistico di incidenti, anche se ridotto grazie ai progressi della tecnologia, è in sé “ineliminabile”;
- e le centrali di ultima generazione, anche se riducono il rischio di incidenti, nel caso questi si verificassero produrrebbero effetti ancora più “disastrosi” che le vecchie centrali! Lo denuncia un'inchiesta del quotidiano britannico “The Independent”, che ha rivelato il contenuto di
alcuni documenti di natura industriale provenienti dalla azienda francese Edf (la stessa che ha sottoscritto un accordo con l'Enel per la costruzione di centrali nucleari in Italia) in base ai quali le centrali di quarta generazione, nel caso di incidente, causerebbero una fuoriuscita di radiazioni più consistente e pericolosa che in passato (si stima che le perdite umane potrebbero essere “doppie” rispetto a quelle di  Cernobyl!).
I sostenitore del nucleare, puntando tutto sullo spirito di “rassegnazione” della pubblica opinione, ripetono ossessivamente che, nonostante l’Italia abbia chiuso col nucleare dal 1987, sono ben 13 le centrali straniere presenti ad un passo da casa nostra (a meno di 200 km!), tra la Francia, la Svizzera, la Germania e la Slovenia.
Tutto vero, purtroppo...
Ma ha senso immaginare di reagire alla paura di incidenti nucleari oltreconfine costruendo centrali anche in casa nostra, così finendo col rendere questa tragica possibilità ancor più statisticamente probabile?!
Inoltre va considerato anche il fatto che:
a- le conseguenze di un incidente nucleare si riducono all'aumentare della distanza dalle centrali (come dimostra il caso Fukushima, dove è stata disposta l'evacuazione della popolazione solo entro i 50km dall'incidente!);
b- ed, inoltre, in caso di incidente oltreconfine le nostre Alpi (come dimostrato dal caso Cernobyl) rappresentano comunque una parziale barriera naturale contro l'avanzamento di nubi radioattive!
Perché privarsi anche di quest'ultimo, flebile “baluardo”?! 

 
SECONDO:
IL NUCLEARE PRODUCE SCORIE “INELIMINABILI”! 

I nuclearisti considerano l'atomo una fonte d'energia “pulita” (un'ottima alternativa ai combustibili fossili) per il semplice fatto che non produce “gas serra”.
Ciò è vero, fatto salvo il particolare di non poco conto per cui le centrali atomiche generano anch'esse prodotti di scarto: le "scorie nucleari", elementi altamente nocivi per l'uomo e per l'ambiente che possono conservare alti livelli di radioattività per migliaia di anni!
Verrebbe, così, da dire che, se il nucleare è una fonte d'energia che non ha futuro, le sue scorie di futuro (radioattivo) ne hanno fin troppo!
Attualmente non esiste alcuna soluzione valida e definitiva al problema dello stoccaggio e della gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo (la scienza non è in grado né di distruggerle né di accelerare i periodi di decadimento della loro radioattività).
Nonostante tutto il problema resta: le scorie prodotte vanno in ogni modo conservate per migliaia di anni!
La soluzione per cui hanno optato gli Usa è l’immagazzinamento delle scorie in profondità, in appositi depositi (vere e proprie “discariche nucleari”) scavati tra le rocce a 5 km di profondità.
Tappezzare il Pianeta di “discariche radioattive” sotterranee, però, non può essere la soluzione definitiva, non offrendo adeguate garanzie di sicurezza: in un Pianeta in continua trasformazione quale il nostro e sottoposto a incessanti stravolgimenti, cosa ci rende sicuri del fatto che le cave sotterranee così create rimarranno indenni ed intatte per millenni?
Alcuni geologi americani, piuttosto, hanno lanciato un preoccupato allarme in merito alla sicurezza di tali depositi sotterranei: l’innalzamento esponenziale ed inarrestabile della temperatura del sottosuolo rischierebbe, nel medio-lungo termine, di causare un’esplosione dei fusti nucleari dovuta al loro eccessivo surriscaldamento!
Questo è un rischio (anche solo potenziale) che possiamo correre?!
Anche l'Italia ha una sua “eredità nucleare”: “60 mila metri cubi” di scorie frutto dell'attività delle sue vecchie centrali, tutte chiuse negli anni ’80.
Ancor oggi gli Italiani pagano un prezzo per l'avventata scelta nuclearista fatta a suo tempo dal Paese: “50 milioni di euro” è il costo annuo a carico dello Stato italiano per la loro conservazione delle sue scorie (costo che paghiamo  tutti alla voce A2 della bolletta dell'Enel!).
Come immaginare un “ritorno al nucleare” quando in Italia è ancora irrisolto il problema dello stoccaggio dei rifiuti delle centrali degli anni ‘60?! 


TERZO:
IL COMBUSTIBILE NUCLEARE E' DESTINATO AD ESAURIRSI! 

L'uranio è il principale “combustibile nucleare” (l'elemento naturale alla base del processo nucleare).
Purtroppo è un elemento (al pari dei combustibili fossili) “limitato” in natura, perciò destinato ad esaurirsi negli anni (ad un ritmo crescente all'aumentare della domanda nucleare).
Non esistono stime ufficiali sull’estrazione annuale di uranio (dati tutti coperti dal segreto militare o di Stato) ma, s
econdo un rapporto dell’“Energy Watch Group” (istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti), l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni (entro il 2050!).
A questo insanabile inconveniente i sostenitori della scelta nucleare obiettano che:
1- i reattori di quarta generazione (“autofertilizzanti”) sarebbero in grado di moltiplicare la capacità di utilizzo dell’uranio;
2- e i reattori al “torio 232” utilizzano come combustibile un elemento naturale ampiamente diffuso sulla superficie terrestre, tanto da permettere un'autonomia energetica di oltre 200 anni.
Resta, in ogni caso, un'ovvia constatazione da fare: le centrali nucleari la cui costruzione è prevista in Italia sono solo di terza generazione (niente a che vedere, dunque, con le centrali di ultima generazione -che non entreranno in servizio prima che tra trent’anni- o con quelle al torio -che esistono solo in forma sperimentale!-).
E’ razionale, lungimirante, conveniente, allora, elaborare piani energetici futuri sulla base di una materia prima “senza futuro”?! 


QUARTO:
IL NUCLEARE E' “ANTIECONOMICO”! 

Prescindendo dai rischi e pericoli connessi a tale scelta, investire sull'energia nucleare è economicamente conveniente (e sostenibile)?
Se analizziamo gli enormi costi connessi la risposta è una sola: “No”!
Quando si parla di “costo del nucleare”, difatti, spesso si commette un imperdonabile errore (o “mistificazione!): riportare un solo dato, ossia il costo attuale di 1 KW di energia elettrica prodotto tramite il nucleare (che risulterebbe più conveniente rispetto a un pari KW prodotto tramite qualsiasi altra fonti di energia rinnovabile...).
Questo dato, però, rivela solo una mezza (per non dire “falsa”!) verità: fa riferimento ai soli costi “attuali” (di costruzione e funzionamento delle centrali) senza tener conto anche dei costi “futuri” che la scelta nucleare ineluttabilmente comporta, quali:
1- il costante e progressivo aumento del prezzo del combustibile nucleare, legato al progressivo esaurirsi in natura dell'uranio (di contro, il costo dell'energia rinnovabile, oggi elevato, potrà considerevolmente ridursi negli anni grazie alla sua diffusione su larga scala, ad adeguate politiche governative di incentivo ed all'utilizzo di nuovi impianti funzionanti con tecnologie oggi solo in fase di sviluppo ma domani possibilmente disponibili!);
2- ed i costi futuri di dismissione e smantellamento degli impianti nucleari e di gestione e conservazione delle scorie prodotte!
Per farsi un'idea, basti pensare che:
- smantellare una centrale può costare da 400 milioni di euro (per un reattore raffreddato ad acqua da 1000 MW) fino a “2 miliardi di euro” (per i reattori raffreddati a gas);
- mentre smaltire le scorie radioattive è costato ad oggi agli Stati Uniti qualcosa come “5,4 miliardi di euro” soltanto in studi e progetti di fattibilità per individuare i siti di stoccaggio adeguati (mentre si prevede che la ricerca, costruzione e messa in opera del sito individuato finora, nel deserto del Nevada, costerà diverse “decine di miliardi di euro”, secondo le stime del Dipartimento dell'Ambiente degli Stati Uniti).
L’industria nucleare, in conclusione, è un'impresa “anti-economica” (destinata ad operare “in perdita”), essendo elevatissimi:
I- sia i costi “preliminari” (di  realizzazione degli impianti, stimati in almeno 5 miliardi di euro per ogni centrale);
II- sia i costi “attuali” (di gestione delle centrali);
III- sia i costi “futuri” (di smantellamento e bonifica degli impianti al termine della loro breve attività e di gestione e deposito delle scorie).
Tutti costi, per intendersi, destinati a pesare sulle tasche della collettività (sulle generazioni future!), non essendo sostenibili da nessuna azienda privata (l'intervento dello Stato a copertura delle spese risulta inevitabile!).
Qual è il vantaggio per le famiglie, allora, di ricorrere al nucleare?! 


 QUINTO
LOCALIZZARE IMPIANTI NUCLEARI IN ITALIA RISULTA UNA "MISSION IMPOSSIBLE"! 

L'Italia (stretta penisola densamente popolata, altamente sismica e geologicamente instabile) risulta un territorio idoneo all'installazione di impianti nucleari "in piena sicurezza"?
Prima di Fukushima, probabilmente, si sarebbe detto di si pensando all'esempio del Giappone...
E adesso?
Secondo gli esperti, l'unica regione sismicamente sicura d'Italia risulterebbe la Valle Padana.
Ma il popolo della Lega sarà disponibile a trasformare le proprie verdi valli in una “polveriera nucleare”?!
I cittadini italiani sarebbero disponibili ad accettare la realizzazione di centrali alla periferia delle proprie città?
Ricordando le veementi proteste di popolo avutesi in Campania contro la costruzione di nuove discariche, a Vicenza contro l’ampliamento di una base militare ed in Val d'Aosta contro la costruzione della Tav (che hanno richiesto finanche l'intervento dell'esercito!), qualcuno osa immaginare come reagirebbero le comunità locali alla notizia della costruzione di una centrale nucleare o di un deposito di scorie radioattive?!
Infine, gli amministratori locali di quegli stessi partiti di governo fautori del “ritorno all'atomo” sarebbero disponibili, come logica coerenza, ad accogliere nei propri territori un impianto nucleare?!
E' stato sufficiente, in realtà, che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, prefigurasse la probabilità di costruire una centrale in Lombardia perché si alzasse una "levata di scudi" da parte dei governatori Formigoni (Pdl) e Cota (Lega), seguiti a ruota da tutti gli altri presidenti di regione del centrodestra!
Ma come può il Governo credere di convincere gli Italiani della “bontà” della propria scelta nucleare se non appare in grado nemmeno di convincere i propri rappresentanti nel territorio?! 


SESTO:
LA REALIZZAZIONE DI UNA CENTRALE NUCLEARE RICHIEDE TEMPI LUNGHISSIMI! 

L'IAEA stima i tempi di costruzione di una centrale nucleare in 5 anni.
Tale dato, però, non deve trarre in inganno: il tempo “effettivo” di realizzazione degli impianti è molto maggiore!
Aggiungendo il tempo necessario a ottenere permessi, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale nonché quello per i lavori di connessione alla rete elettrica, difatti, i tempi reali si attestano in media sui “200 mesi” (16,6 anni!).
Se, dunque, il 12/13 giugno non prevalessero i "Si" al Referendum e, conseguentemente, il Paese spianasse la strada ai "piani nucleari" del Governo, le quattro centrali preannunciate (sempre che fossero rispettati dalle imprese esecutrici i tempi previsti per la consegna dei lavori ed i costi preventivati) entrerebbero in funzione “non prima del 2027”!
Il tutto per soddisfare solo il “5/6% del fabbisogno energetico nazionale”!
“Cui prodest”?!
Bastano questi numeri per ritenere il piano nucleare del Governo una pura e semplice “follia”! 

SETTIMO:
IL NUCLEARE NON GARANTISCE ALCUNA “INDIPENDENZA ENERGETICA”! 

Anche qualora il nucleare si realizzasse, l'Italia:
1- continuerà ad aver bisogno d'importare dall'estero petrolio per i trasporti e gas per i riscaldamenti
(il nucleare, difatti, produce solo elettricità e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti ed il riscaldamento degli edifici. Lo dimostra il fatto che la Francia, leader nel settore nucleare, ha consumi pro-capite di petrolio addirittura superiori a quelli italiani!);
2- e, per di più, diverrebbe “totalmente dipendente” dall’estero anche per l'approvvigionamento di uranio e per la tecnologia nucleare (dal nostro Paese ormai del tutto abbandonata...). 


 OTTAVO:
IL NUCLEARE NON COMPORTA ALCUNO SVILUPPO OCCUPAZIONALE! 

Il settore nucleare genera minori benefici in termini occupazionali (quindi sociali) rispetto al comparto delle energie alternative.
Una centrale in costruzione, difatti, produce solo “3.000” posti di lavoro (che si riducono a “300” nella fase di esercizio!).
Greenpeace, invece, stima che l'occupazione indotta dallo sviluppo delle energie rinnovabili sia 10/15 volte maggiore rispetto a quella indotta dal nucleare:
- la Germania può vantare in soli 10 anni “350.000” addetti nel settore delle rinnovabili (contro i 30 mila delle sue 17 centrali nucleari!);
- mentre l'Italia
, pur essendo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi, nel solo settore fotovoltaico ha già prodotto “120 mila” nuovi posti di lavoro negli ultimi anni (e, secondo l'“Asso Energie Future”, potrebbe creare all’incirca “200 mila” posti di lavoro nei prossimi 9 anni!).
In un Paese in cui 1 giovane su 3 non trova lavoro ed il settore delle rinnovabili appare forse l'unico “dinamico” nonostante la crisi economica, perché non investire sulla “green economy” quale volano di crescita e sviluppo?
Perché non scommettere su un nuovo “Rinascimento verde”? 


NONO:
IL NUCLEARE E' UN'OPZIONE POLITICAMENTE “SENZA FUTURO”! 

Mentre il Governo italiano si mostra impegnato a giustificare le ragioni di un “ritorno al passato”, il resto del mondo (sostanzialmente con la sola eccezione della Cina) viaggia “controcorrente”, guardando con più attenzione alle energie del futuro:
1- il presidente Barak Obama ha vinto le elezioni americane promettendo il miracolo di una “green economy” (nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione si è spinto a promettere che entro il 2035 l’80% dell’elettricità americana proverrà da fonti di energia pulita ed entro il 2015 gli Usa diverranno il primo paese ad avere 1 milione di veicoli elettrici su strada!);
2- il governo spagnolo di Zapatero ha incentivato uno sviluppo esponenziale delle fonti energetiche “pulite” (tale da renderle competitive con le fonti tradizionali!);
3- la cancelliere Merkel ha deciso lo stop di tutti i reattori entro il 2022 (promettendo che entro il 2050 l'80% dell'energia tedesca arriverà da eolico e fotovoltaico!);
4- il governo svizzero ha annunciato l'intenzione di abbandonare progressivamente il programma energetico nucleare;
5- e persino il Giappone, ovviamente dopo il disastro di Fukushima, ha comunicato di voler rinunciare presto al nucleare (il Primo Ministro, Naoto Kan, sta considerando l'ipotesi di imporre a tutti gli edifici di nuova costruzione l’installazione di pannelli solari entro il 2030!).
Cosa spinge, allora, il Governo italiano a continuare a puntare lo sguardo sull'atomo?
Quale senso avrebbe investire risorse per costruire centrali che entrerebbero in funzione solo quando le restanti centrali di mezza Europa saranno in fase di smantellamento?!
Se davvero il nucleare fosse una fonte d'energia “conveniente”
, inoltre, come mai solo il 6% dell’energia mondiale viene prodotta dall'atomo?
E se sul serio il ritorno al nucleare fosse una scelta “obbligata”, perché mai la più grande potenza industriale d'Europa, la Germania, potrà farne a meno?
L'Italia è stata tra i primi paesi industrializzati ad uscire dall’atomo, in un periodo nel quale il resto del mondo guardava “con interesse” a tale fonte di energia.
Se oggi è il resto del mondo a guardare “con sospetto” al nucleare, perché mai l'Italia dovrebbe proseguire la sua “politica del gambero”? 

 
DECIMO:
IL NUCLEARE E' STATO “BOCCIATO” DAI CITTADINI! 

Gli italiani hanno già detto la loro sul nucleare, con la plebiscitaria consultazione referendaria del 1987.
Ancor oggi
, inoltre, tutti i sondaggi rivelano che la maggioranza della pubblica opinione è rimasta contraria alla scelta nucleare!
Ecco perché la volontà governativa di imporre al Paese il nucleare pur in contrapposizione ad una volontà popolare di segno dichiaratamente opposto risulta essere una scelta politica eversiva, “antidemocratica”!
Una norma di legge introdotta dal Governo Berlusconi nel 2009 prevede finanche “l’uso dell’esercito” per realizzare le previste centrali nucleari (per imporre alle comunità locali la costruzione di futuri impianti).
Si tratta della volontà di “forzare la mano”, di una scelta quantomeno “irresponsabile”, destinata a generare inevitabili conflitti istituzionali e sociali qualora venisse attuata!
Una ragione in più perché il prossimo 12/13 giugno i cittadini si rechino alle urne per confermare con un “Si” il loro “No” al nucleare! 

integralmente tratto da disinformazione.it

Gaspare Serra
Blog "Panta Rei":
http://gaspareserra.blogspot.com
Contatti facebook:
Profilo personale:
http://www.facebook.com/Gaspare.Serra.VI
Pagina "Panta Rei":
http://www.facebook.com/blog.di.GaspareSerra
Gruppo "Il Pianeta che muore...":
http://www.facebook.com/group.php?gid=49160887239&ref=mf

venerdì 27 maggio 2011

SPECIALE REFERENDUM

Referendum acqua: il fronte del SI

di Valentina Murelli, integralmente tratto da OGGI SCIENZA
immagine utilizzata tratta da ALTROGIORNALE

Dopo aver sentito i sostenitori del no, è il momento di dar voce a quelli del sì, al fronte che prima ha proposto i referendum – parliamo dei due quesiti sull’acqua – e che ora si spende per convincere più cittadini possibili ad andare alle urne il 12 e 13 giugno, barrando per due volte la casellina del sì. Oggi Scienza ha raccolto i commenti di tre esponenti, tre “anime” differenti, del Forum dei movimenti per l’acqua, che hanno messo in luce aspetti differenti della questione: Corrado Oddi, della segreteria nazionale della funzione pubblica Cgil e del coordinamento nazionale del Forum, Andrea Agapito, responsabile acque del WWF e Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, piccolo comune alle porte di Milano, appartenente alla rete dei comuni virtuosi.
Per tutti e tre, “andare a votare è un fatto in primo luogo di democrazia”. Sia per ridare vigore all’istituto referendario, importante istituto democratico un po’ appannato dopo le ultime consultazioni fallite, sia perché in ballo c’è una questione di quelle davvero importanti. L’acqua – dicono – è un bene fondamentale, l’accesso all’acqua un diritto e come tale va difeso, contro logiche di mercato e di privatizzazione.

Per il fronte del no il discorso, messo in questi termini, è soltanto ideologico, ma i referendari rimandano al mittente la scomoda etichetta: “Che cosa ci può essere di ideologico in un referendum che è stato richiesto con oltre un milione e quattrocentomila firme? Non sono un milione e quattrocentomila persone che si sono mosse per ideologia, ma cittadini che hanno avvertito un problema e hanno chiesto alla classe politica di prenderne atto e tentare una soluzione alternativa a quella esistente”, dichiara Agapito.
Scendiamo in dettaglio. Perché tutta questa contrarietà alla privatizzazione? Tre le ragioni principali. La prima ce la dice Oddi: “Perché non è vero che un servizio privato è un servizio efficiente. L’obiettivo del privato non è tanto far contento il cittadino, quanto fare profitto e, in caso di società quotate in borsa, massimizzare i dividendi degli azionisti. Come? In genere, aumentando le tariffe, riducendo gli investimenti e spingendo i consumi”.

Agapito fa un discorso più generale: “I servizi idrici sono solo la punta di un iceberg immenso, che è la gestione delle acque nel loro complesso, anche dal punto di vista territoriale. Nel nostro paese la questione è stata sempre affrontata in modo estemporaneo con soluzioni-pezza che funzionavano per brevi periodo di tempo, come sarà probabilmente per la nuova Agenzia per i servizi idrici. Manca invece una gestione organica complessiva che, per prima cosa, ci sappia dire a quanto ammontano le riserve idriche di questo paese, in che condizioni sono i vari bacini, chi preleva quanta acqua, per fare cosa e pagandola quanto”.
Non è che i dati non ci siano ma, passatemi la metafora idrica, sono dispersi in mille rivoli: nessuno ha in mano il quadro completo della situazione.
“Come si fa allora a fare piani di gestione oculati dei bacini?”, chiede Agapito. “Come faccio a stabilire quanta acqua deve andare ai cittadini per i loro usi domestici, quanta agli agricoltori, quanta alle centrali idroelettriche, se non so quanta ne ho a disposizione e in quali condizioni?”, si chiede Agapito. “Ecco, dato che la situazione è questa, credo proprio che affidare i servizi idrici in mano ai privati sia quanto meno incosciente. Magari ne possiamo riparlare quando abbiamo sistemato la questione della gestione dell’acqua a monte, ma ora il processo di privatizzazione va fermato”.

Sulla terza ragione di contrarietà al dominio privato nella gestione dei servizi idrici interviene Finiguerra, riprendendo il discorso sulla democrazia: “Immaginiamo un mondo dove tutto è privatizzato: l’acqua, l’energia, i servizi sociali, la scuola, la sanità. E’ un mondo in cui i cittadini non hanno più come interlocutori i comuni, le province, le regioni, fino al governo nazionale – su cui di fatto, con il loro voto, esercitano un controllo democratico – ma multinazionali su cui non hanno il minimo controllo. In questo mondo, i cittadini non avranno più alcun controllo su servizi, neppure quelli essenziali, e passeranno da portatori di diritti a detentori di denaro per acquistare servizi. Sarà un mondo antidemocratico”.
Eppure, i sostenitori del no dicono che questo pericolo non c’è, perché l’acqua rimane di proprietà pubblica; a passare in mano privata rimerrebbe soltanto la sua gestione.
“A me questa sembra una presa per i fondelli”, commenta Finiguerra. “Se il pozzo è pubblico, ma il secchio lo controlla un privato, di fatto l’acqua di quel pozzo è privata, perché io non la posso controllare”.

Eppure, anche in ambito pubblico non è tutta una meraviglia. Anche il pubblico può essere inefficiente, e affidare la gestione dei propri servizi sulla base di criteri clientelari, più che di reale efficienza.
“Vero, ma secondo me la soluzione a questo problema non è passare al privato, è cambiare la classe dirigente. Cosa che possiamo fare, perché la controlliamo con il nostro voto”, afferma Finiguerra.
Per i referendari, comunque, la vittoria al referendum non sarebbe un punto d’arrivo, ma di partenza: “Certo che ci sono cose da migliorare nella gestione pubblica”, commenta Oddi. “Vanno cercate nuove forme di partecipazione dei cittadini a questa gestione, che si affianchino a quelle tradizionali”.

Rimane comunque la spinosa questione dei fondi. Dove vanno a prenderli i comuni, le province, lo stato, i soldi per rimettere in sesto le reti idriche colabrodo del nostro paese? “Basta ridistribuire diversamente alcune risorse. Se si decide che l’acqua, e non il ponte sullo stretto di Messina, è una priorità, allora si possono recuperare risorse. E altre si possono recuperare dalla lotta all’evasione fiscale”, dice Oddi. Finiguerra invece lancia una provocazione: “E il privato dove li va a prendere i soldi? Nel suo capitale investito ok, che però deve recuperare. E come? Con le tariffe. Ecco, la stessa cosa possono fare i comuni. Se la scelta è tra pagare una tariffa ai privati o una tariffa pubblica, io scelgo la seconda”.

sabato 14 maggio 2011

L'importanza del referendum

Il 12 e il 13 giugno pensate di andare al mare?

Referendum sulla privatizzazione dell'acqua:
Vota SI se non vuoi che venga privatizzata

Una circolare interna RAI che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum)
DOVETE PUBBLICIZZARE I REFERENDUM
perché il Governo farà passare solo pochi spot a Rai e Mediaset.
Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum, lo scenario sarebbe drammatico per i governanti, ma stupendo per tutti i cittadini italiani!
Un referendum passa se viene raggiunto il quorum ed è necessario quindi che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.
I referendum non saranno pubblicizzati in TV.
Così, molti cittadini non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno e non andranno a votare.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?
Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.
Passaparola!

%%%


Sopra riportato, uno stralcio di un messaggio che circola in rete e che pone l'accento solo sul referendum contro la privatizzazione dell'acqua, bene pubblico per eccellenza.
Ma è parimenti importante, per il futuro nostro e dei nostri figli, che sia bloccata ogni iniziativa a favore del nucleare "caldo", quindi:


VOTA SI per FERMARE IL NUCLEARE

Il ricorso all'energia nucleare "calda" per produrre energia può essere condiviso solo da tre categorie di persone:
  • i disinformati
  • gli stolti
  • i criminali
Ai disinformati hanno fatto credere che l'energia atomica sia sicura e conveniente e qualcuno di loro è addirittura convinto che sia l'unica scelta possibile per affrancarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili.
Così non è perché, per fare un esempio a parità di energia prodotta, una centrale eolica costa la metà e si mette in opera in un decimo del tempo necessario ad una centrale nucleare.
Se qualcuno pare dimostrare il contrario, è perché non mette in conto i rischi legati alle numerose possibilità di contaminazione - infatti sono necessari 30.000 litri d'acqua al minuto per tenere sotto controllo la reazione: quest'acqua viene poi riversata nell'ambiente riscaldata e contaminata, in grado così di modificare fino a distruggere qualsiasi habitat; le scorie poi, costituiscono rischi e costi aggiunti che si protraggono per centinaia di anni dopo la dismissione dell'impianto.

Gli stolti, semplicemente non sono in grado di cogliere simili evidenze.

I criminali, sono pienamente consapevoli che, a fronte di rischi e costi inaccettabili per la società, le centrali atomiche costituiscono un grosso affare per gli appalti di costruzione, sorveglianza e custodia delle scorie e soprattutto per la produzione di plutonio, elemento privo di qualsivoglia applicazione civile di produzione energetica ma che fa gola alle Industrie della Guerra e della Geoingegneria per la sua unica applicazione pratica: la fabbricazione di ordigni di alto potenziale.

%%%

Heymotard non entra nel dettaglio per quanto riguarda l'altro referendum, di gran lunga meno importante, ma dichiara la sua scelta utilizzando la simpatica immagine pubblicata.

Approfondimenti:
- Le banche mettono le mani sull'acqua
-
Un mese di novità per il generatore di Rossi

martedì 26 aprile 2011

Causa e difetto

Il recente fattaccio di cronaca ed i suoi addentellati, che si sono conclusi (per modo di dire) col ricovero presso il policlinico di Siena di due carabinieri in gravissime condizioni e l'arresto di quattro giovani del fiorentino tra i quali un solo maggiorenne, mi ha fatto pensare ad un fatto per nulla cruento (ma solo per fortuna) nel quale mi trovai coinvolto mio malgrado tanti tanti anni fa.

Quanto è accaduto nel grossetano si riduce in pratica ad una reazione spropositata (ma solo chi è avvezzo alla violenza è in grado di gestirla "quanto basta" e non oltre) da parte di un ragazzo (almeno) un pò alticcio ed i suoi tre amici minorenni - tra cui una ragazza - alla notizia che i carabinieri stavano per ritirargli la patente a seguito di un doppio alcool-test risultato positivo.
C'è da dire che il ritiro della patente e magari la confisca del mezzo sono effettivamente delle sanzioni spropositate per una violazione che è solo teorica! Infatti non v'è alcuna certezza che un soggetto il cui tasso alcolemico è superiore ai limiti di legge stia per compiere una violazione del Codice o peggio ancora un incidente.
A volte, il modo con cui la Legge cerca di preservare la nostra incolumità ha i connotati degli arresti preventivi che operava la polizia pre-crimine nel film Minority Report... .


Ma non è di questo che voglio parlare, anche perché l'ho già fatto nel post Alcool e sicurezza alla guida.
Quello che voglio porre in evidenza è il prosieguo mediatico della vicenda toscana: senza giustificato motivo, è partita immediatamente una campagna mediatica contro i rave party invece di cercare di analizzare meglio i fatti che sono REALMENTE accaduti.
Già si invoca una legge restrittiva in tal senso, una legge in pratica che in qualche modo impedisca a dei liberi cittadini di riunirsi per divertirsi dandosi appuntamento su di un terreno PRIVATO e senza dare fastidio a nessuno.
Non si riesce veramente a capire cosa c'entrino i rave party - che non mi sognerei mai di frequentare ma il cui diritto di verificarsi difenderò sempre a spada tratta - col brutale pestaggio di due carabinieri (onesti proletari, come li definiva Pasolini) comandati loro malgrado a rendere la vita difficile ai normali cittadini invece di asservirli al meglio traducendo direttamente in carcere (con beneficio d'indagine, certamente) tutti i nostri politici, i banchieri, insomma tutti i veri pericolosi criminali di questi tempi.

Degne di nota sono alcune discordanze tra le varie fonti:
- l'auto fermata sarebbe per qualcuna una Clio, per un'altra una Focus;
- per qualcuna, i ragazzi sono stati fermati DOPO il rave party ma il servizio di una TV privata asseriva che i ragazzi al rave non ci sono mai arrivati!
Se fosse davvero così, la festa c'entrerebbe ancor meno con il fattaccio!
Sono pronto a scommettere che anche se risulterà vero, questo sarà il particolare più disatteso dalla cronaca... .

Come anticipato, il parallelo che ho visto in questa reazione (ma evidentemente qualcuno ha già pronta una severa legge contro i rave e mancava un fatto di cronaca abbastanza grave per farla accettare) è appunto con una vicenda nella quale un ragazzo ubriaco o drogato minacciò me e dei miei amici con una bottiglia che cercò di rompere, e quando arrivarono i carabinieri avvisati da qualcuno, la prima cosa che fecero scendendo dall'auto fu rivolgersi a colpo sicuro verso di noi chiedendoci:
- "Di chi sono queste motociclette?" !!


Bel modo di avviare le indagini!

Della serie: "Date le misure del terreno, ricavare il nome del geometra; anzi dimostrare che il geometra è proprio quello che pensiamo noi... ".

articolo correlato:
- I colpevoli sono sempre dei motociclisti

domenica 24 aprile 2011

I siciliani si mobilitano contro il MUOS

Una mobilitazione simile sarebbe auspicabile anche nel Cilento ove la potenza dei segnali elettromagnetici emessi dalle famigerate istallazioni del Monte Stella è causa da tempo di un aumento di patologie tumorali nelle popolazioni più esposte al segnale, malfunzionamenti in apparecchiature elettriche ed elettroniche e molto probabilmente anche di comportamenti anomali nelle api, come ipotizzato nel post precedente.
Il WWF locale, schiodandosi per una volta dalle logiche di regime, potrebbe sposare questa causa e adoperarsi (finalmente) per fare qualcosa di concreto per l'ambiente, invece di limitarsi a relegare la natura in riserve come fu fatto per i nativi americani... .

l'articolo che segue è integralmente tratto da scienzamarcia

Nel video qui sotto sulla protesta dei giovani sicialiani contro il MUOS di Niscemi potete anche ascoltare un intervento di un medico che testimonia come il pericolo maggiore delle emissioni di queste potentissime antenne sono i casi di leucemia e di tumore agli organi genitali.

Il medico in questione accenna anche a studi sugli effetti negativi di questo tipo di radiazioni che non sono stati pubblicati perché davano troppo fastidio.



Dal canto nostro abbiamo raccolto una tale messe di dati sugli effetti nocivi di wi-fi, cellulari, telefoni portatili, ripetitori, bodyscanner e antenne varie che pensiamo bastino a giustificare una radicale e motivata opposizione alla costruzione di ogni singola nuova antenna sulla faccia della terra!
Per informarti puoi leggere questo articolo e tutti i link di approfondimento in esso contenuti.

approfondimenti:
- Che cos'è il MUOS

articoli correlati:
- Colori spenti e SEGNALI forti per l'estate
- Ripresa delle attività, lo strano caso del M.te Stella

martedì 12 aprile 2011

Colori spenti e SEGNALI forti per l'estate


Negli ultimi giorni, osservando personalmente il cielo su gran parte di Campania, Lazio, Umbria e Toscana, ho potuto notare l'effetto di intense operazioni di irrorazione aerea tuttora in corso.

Per evitare che le generazioni attuali dimentichino e che le nuove non sappiano mai quale dovrebbe essere il colore naturale del cielo, ho inserito un'immagine completamente azzurra. È di questo colore infatti che esso dovrebbe essere e NON celeste sbiadito o peggio ancora bianco.

In concomitanza con giornate in cui la copertura artificiale era ben evidente, mi è capitato di osservare direttamente fenomeni quasi certamente imputabili a forti segnali elettromagnetici irradiati nell'etere, assieme e per mezzo del plasma elettroconduttivo creato dalla copertura stessa.

Il primo si è verificato nello stesso periodo per ben 5 volte esclusivamente sullo stesso tratto di strada SP430 (variante SS18 nel Cilento, in provincia di Salerno) nei due sensi di marcia tra Vallo della Lucania e Prignano Cilento: improvvisamente, durante la marcia, si sono disinseriti tutti i sistemi elettronici di sicurezza (ABS, ESP, ecc.) con relativa accensione immediata delle relative spie. Per verifica, ho effettuato subito alcune frenate di prova riscontrando l'effettivo disinserimento dell'ABS. Anche l'ESP è risultato poi escluso durante delle sbandate in curva da me appositamente provocate.

Allontanatomi dal questa zona, dopo aver spento il motore permettendo ai sistemi di resettarsi, il malfunzionamento è scomparso e non si è verificato mai più nelle settimane successive in giro per l'Italia.

Sottolineo un contesto importante: il tratto di strada si trova in vista diretta, e comunque non molto distante in linea d'aria, delle famigerate istallazioni del Monte Stella, di cui ho avuto occasione di parlare in passato (vedi link).


Il secondo ha anticipato di un giorno quello simile verificatosi nella famosa Piazza del Campo di Siena e riportato nella cronaca cittadina anche da La Nazione, il principale giornale della Toscana: uno sciame d'api si è concentrato su di un colonnino e per disperderlo è dovuto intervenire un apicoltore coadiuvato dai Vigili del Fuoco per mettere in sicurezza l'area.

L'immagine utilizzata è tratta dal relativo articolo pubblicato on line da oksiena.it che imputa ingenuamente lo strano comportamento degli insetti al “caldo estivo”. Molti giornalisti quando non hanno una spiegazione razionale degli eventi se la inventano di sana pianta.

Ebbene, il giorno prima del fatto di cronaca, sempre a Siena ma presso il finestrone del mio balcone in parte dentro casa ed in parte fuori, si è radunato uno sciame meno numeroso di quello di piazza ma ci ho messo lo stesso un bel po' di tempo (da solo senza apicoltori né pompieri...) per disperderlo uccidendo meno insetti possibile (ne ho sei sulla coscienza e me ne dispiace ma non sono riuscito ad evitarlo: non ero certo attrezzato per affrontare all'improvviso uno sciame d'api dentro casa!). Ho notato che gli insetti non si sono manifestati aggressivi nei miei confronti: alcuni li ho potuti scacciare a mani nude addirittura toccandoli.

Ho notizia di un fenomeno simile accaduto nei giorni passati presso un'abitazione privata a Santa Maria di Castellabate (SA) per il quale è parimenti dovuto intervenire un apicoltore attrezzato per scacciare delle api intenzionate a creare un nido in casa di un'anziana signora. Da notare che Castellabate, nota ai più per il recente film "Benvenuti Al Sud", si trova come la SP430 a pochi chilometri in linea d'aria dalle istallazioni del Monte Stella. Anche in questo caso, la giornata in cui è accaduto il fatto era interessata da operazioni d'irrorazione aerea.

L'ipotesi più plausibile che spieghi strani comportamenti delle api ma anche di balene ed altri animali particolarmente sensibili, è un'alterazione del loro senso di orientamento causata da onde e campi di particolari frequenze.

Quindi segnali forti in questo periodo, ma di tipo elettromagnetico! Come difendersi se non facendoli cessare?

lunedì 27 dicembre 2010

Qualità dell'aria e qualità della vita

Rimanendo nell'ambito dei falsi problemi (vedi articolo precedente) alcune ricorrenti deviazioni dell'attenzione si possono notare in quasi tutte le proposte di soluzione all'inquinamento cittadino da gas e polveri sottili.
Ecco tre delle più inflazionate, secondo le quali per migliorare la qualità dell'aria in città si dovrebbe...:

Utilizzare di più i mezzi pubblici.
Se uno sceglie di utilizzare un veicolo privato è perché può risultare più comodo, spesso più rapido, più capillare, permette di trasportare oggetti di notevoli dimensioni, bambini molto piccoli ed animali senza fatica o difficoltà e soprattutto permette di farlo senza essere soggetti a biglietti, orari strampalati e non coincidenti e fermate lontane dalla propria residenza o dall'obiettivo del viaggio, attese a volte interminabili magari esposti alla pioggia e allo smog. Il mezzo privato mette al riparo da borseggi, contagi per vie aeree, indebite richieste di danaro, prepotenze sulla persona ad opera di bulli da metrò e odori molesti. Inoltre, c'è da dire che un mezzo pubblico, per il suo peso e per le sue dimensioni, crea un impatto sull'ambiente urbano molto molto più deciso del più grosso SUV esistente: questo nuovo bisogno imposto del mercato pur essendo particolarmente inviso agli ecologisti (di facciata) ed agli... invidiosi di ogni sorta, di certo non necessita di adeguamenti della rete viaria come è indispensabile per un bus di 13 metri e 20 tonnellate. Se ci pensate bene, le nostre città risultano stravolte e condizionate nell'urbanistica proprio dagli inevitabili adattamenti necessari al traffico pesante. Se nelle città si utilizzassero solo veicoli a due ruote, non esisterebbero problemi di viabilità né di parcheggio: utopia? No, se si eliminasse il PRESUPPOSTO della necessità di utilizzare un veicolo a più di due ruote, pubblico o privato che sia: continuate nella lettura!

Rinnovare (forzatamente) il parco circolante.
Incentivi ed istillazione di sensi di colpa nell'utente sono utili soprattutto alle Case produttrici di veicoli, molto meno all'utente stesso che si ritrova a spendere soldi (che spesso non ha) senza una vera necessità.
Sostituire un vecchio veicolo con uno nuovo significa principalmente gravare l'ambiente di tutto l'inquinamento inevitabilmente prodotto per fabbricare i materiali base, trasportarli fino alle fabbriche, costruire e trasportare il nuovo veicolo fino alla concessionaria.
Per produrre un'auto è necessaria un'enorme quantità di energia (prodotta come?) e circa 150.000litri d'acqua.
Smaltire o riciclare un veicolo vecchio non è gratis per l'ambiente: serve energia (prodotta come?) ed è inevitabile contaminare l'ambiente con diossine, idrocarburi combusti ed incombusti, acidi e materiali delle batterie, plastiche, gomme ecc. non tutti e non interamente riciclabili.
Se ci tenete all'ambiente, curate la vostra vecchia auto e rimandate il più possibile l'acquisto della prossima (possibilmente usata): i ricambi che vi potranno servire sono già stati prodotti e giacciono inutilmente nei magazzini o nelle demolizioni col rischio di essere prima o poi smaltiti (nell'ambiente) in quanto non più richiesti.
E se il nuovo veicolo inquina l'aria un pò meno (sul quanto, non fatevi illusioni) di quello vecchio, per compensare l'inquinamento prodotto con la sua fabbricazione dovrete utilizzarlo almeno per i prossimi 50anni... .

E visto che sto sguazzando nel politicamente scorretto (cioè nella verità) lancio anche una proposta politicamente scorrettissima ma realmente ecologica: una tassazione extra, diciamo una super IVA del 40%, sui veicoli acquistati nuovi - quale indennizzo per il loro impatto sull'ambiente - e l'esenzione perpetua della tassa di possesso per i veicoli acquistati usati.(*)
*) Ricordiamoci che pochi decenni fa, l'IVA sfiorò realmente questa aliquota raggiungendo il 38% per i beni considerati "di lusso" come le pietre preziose, le auto oltre 2000cc a benzina (!) e le moto oltre 350cc (!!!)

Utilizzare veicoli elettrici.
Bene, anzi benissimo. Solo che prima dovete rassicurarmi sul metodo utilizzato per produrre (e trasportare) l'energia elettrica necessaria e trovare la soluzione per altri piccoli inconvenienti... date un'occhiata a questo vecchio articolo di heymotard.it : http://www.heymotard.it/electric.htm e ad un link a cui rimanda http://www.heymotard.it/vs.htm !!

Incentivare l'utilizzo delle due ruote.
In effetti, mentre alcune amministrazioni locali continuano stupidamente a fare la guerra alle moto, altre hanno finalmente capito che un traffico formato da veicoli a due ruote non può fisiologicamente generare ingorghi né altri disagi di alcun genere; anche perché strade concepite per auto e, a stento, per veicoli pesanti non hanno problemi a drenare un traffico così composto.
Se ci si vuole limitare a lavorare sul traffico senza prenderne in considerazione i presupposti, non si può fare a meno di constatare lo snellimento che consegue preferendo la moto a veicoli a più di due ruote.
E mi riferisco alle moto, ovvero alle due ruote motorizzate e NON alle bici, in quanto se queste ultime possono andar bene per il tempo libero a patto di utilizzarle esclusivamente in aree ad esse dedicate, sfido chiunque a dimostrare che possano essere usate VANTAGGIOSAMENTE e SENZA RISCHI per l'incolumità e per la salute nell'ambito di una normale giornata lavorativa.


L'unica soluzione possibile

Se si analizzassero i problemi a partire dai loro presupposti, non si commetterebbe l'errore di concentrarsi sugli effetti trascurando le cause.

Le domande serie da porsi sono:

1) Da cosa è composto l'inquinamento atmosferico?

2) Quali sono i PRESUPPOSTI del traffico? Ovvero: perché è NECESSARIO spostarsi continuamente anche se non si è d'indole nomade...?

Risposte:

1) L'inquinamento atmosferico è composto da innumerevoli sostanze gassose (escluso la CO che è innocua*) e particolati provenienti da diverse fonti. Per quanto riguarda l'ambito di cui stiamo parlando, l'autotrazione ovvero i trasporti urbani, sappiamo che il "contributo" apportato dai mezzi mossi da motori a combustione è pari a circa il 16% del totale.
Il resto proviene dalla produzione industriale, dai riscaldamenti (particolarmente concentrati nelle realtà urbane), dai malefici inceneritori e dalle irrorazioni aeree intenzionali e non (cioè: scie chimiche e traffico aereo). Perciò bisogna essere coscienti del fatto che anche se riuscissimo ad abbattere del 50% le emissioni dovute al trasporto motorizzato, il suo effetto sull'atmosfera si limiterebbe ad un -8%: un primo passo positivo per l'ambiente, ma non certo la soluzione definitiva.
*) nonostante quello che si vuole far credere ultimamente, la quantità di anidride carbonica immessa in atmosfera dalle attività umane è trascurabile se la paragoniamo a quella emessa dal solo mare durante la sua respirazione (quindi senza neanche considerare animali e piante terrestri). Perciò anche ammettendo che abbia realmente un impatto sull'atmosfera, riducendo a zero quella prodotta dall'Uomo l'atmosfera stessa molto probabilmente non se ne accorgerebbe neanche... .
Quello della CO, in definitiva, è un altro dei tanti FALSI PROBLEMI in cui inutilmente ci dibattiamo.

2) L'assurdo sistema di cui facciamo parte ci obbliga a spostarci ed a spostare merci continuamente per esigenze che potrebbero essere risolte a monte:
- snellendo la burocrazia attraverso leggi più moderne ed un utilizzo più popolare e diffuso dell'informatica: in tal modo sarebbe minore la necessità di recarsi di persona presso gli uffici pubblici;
- decentrando e frazionando gli uffici pubblici: nell'era dell'informatica nella quale si è virtualmente presenti in tutti i luoghi, non ha senso creare colossi burocratici violentando palazzi settecenteschi in pieno centro magari in piena zona ZTL invece di creare sportelli multifunzionali di quartiere la cui gestione costerebbe meno e sarebbero più efficienti;
- incentivando i commercianti a trasferire la propria attività in zone meglio servite dalla rete viaria pubblica e privata, in particolare per quanto riguarda attività per le quali non è di fondamentale importanza averle sotto casa;
- ridurre al massimo il pendolarismo: uno dei più grandi sprechi di risorse umane ed economiche che incide pesantemente sulla qualità della vita di milioni di persone e sul volume del traffico che vanno a creare, potrebbe essere progressivamente ridimensionato razionalizzando in primo luogo i criteri per le assunzioni in modo che tengano conto, come parametro fondamentale, della distanza della residenza del soggetto dal luogo di lavoro: in tal modo anche il mercato immobiliare dei fitti, delle vendite e dell'edilizia popolare ne risentirebbe positivamente;
- limitare fino ad IMPEDIRE il commercio di bevande e derrate alimentari sulle lunghe distanze. Una volta era stupidamente proibito trasportare privatamente, senza scopo di lucro, olio e vino da una regione all'altra: sarebbe bene invece che oggi fosse vietato trasportare per fini commerciali alimenti in genere su distanze superiori ad una determinata quota: 300, 200 o perché no, solo 100Km a meno che localmente o a breve distanza non esista un'alternativa valida all'importazione. Mi riferisco in particolare alla strana abitudine che vede gli italiani al primo posto al mondo (quanto a stupidità) per quanto riguarda il consumo di acque imbottigliate provenienti da... il più lontano possibile! Bere in Sicilia acqua imbottigliata sulle Alpi e viceversa è una cosa IDIOTA, non ci sono altre definizioni plausibili soprattutto se oltre allo spreco energetico dovuto al trasporto si considera (anche) la proliferazione batterica che ha luogo nelle bottiglie e, quando sono di plastica, il rilascio di bisfenolo A e ftalati. Il turismo enogastronomico nato forse nel nostro Paese grazie alla sua varietà culturale ha come presupposto la conoscenza di un luogo soprattutto attraverso i sapori e pretendere di mangiare una buona mozzarella di bufala in Veneto, una buona pizza lontano da Napoli, una porchetta decente lontano dal suo triangolo d'elezione nell'Italia Centrale, il panforte lontano da Siena, ecc. secondo me è da sprovveduti: se in futuro venissero adottate soluzioni come da me proposte, sulle strade i fiumi a corso torrentizio di tristi pendolari loro malgrado e di sbuffanti autotreni trasportanti acqua da fonti remote e salmone svedese per l'IKEA verranno sostituiti da allegri rigagnoli di famiglie alla riscoperta dei sapori locali.

sabato 25 dicembre 2010

DIMOSTRAZIONE SPETTACOLARE ANTI HIV (?)

Singolare dimostrazione per sensibilizzare l'attenzione, sopratutto sui giovani, il continuo e non passato problema dell'HIV, è stato organizzato, con oltre 200 ragazzi, dentro un preservativo gigante per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della lotta all'Aids: e' l'iniziativa promossa dalla onlus Cesvi e dall'Universita' Iulm di Milano, davanti alla cui sede questa mattina e' stato gonfiato un mega condom trasparente che ''ha ospitato'' al suo interno gli studenti.

L'iniziativa è partita in una sorta di comunicazione su Facebook e sul socialnetwork dell'associazione, Cesviamo.org, in cui e' possibile scommettere con i propri amici di raccogliere una certa somma da destinare ad un progetto umanitario. ''In questo caso, la scommessa simbolica era riuscire ad entrare almeno in 100 dentro il condom'' ha spiegato Chiara Magni, responsabile Cesvi della campagna. E' nato cosi' quello che viene definito un flash mob, ovvero un evento in cui un gruppo di persone si riuniscono all'improvviso in uno spazio pubblico grazie al passaparola.


''I dati ci dicono che il 45% dei nuovi infetti da HIV sono giovani tra i 15 e 24 anni. Quest'esperienza e' un modo con cui vogliamo spingere i ragazzi alla prevenzione, unica via per debellare l'HIV''
ha concluso la Magni.

Commento

La soprariportata potrebbe sembrare a prima vista un'iniziativa lodevole - e senz'altro lo spirito degli ignari partecipanti è stato puro ed onesto - ma come spesso accade, la deviazione dell'attenzione è il metodo preferito dal Sistema per evitare che la Pubblica Opinione individui le VERE CAUSE di un problema.

In questo caso, i presupposti che rendono vana quest'azione contro l'AIDS - ma utile nell'interesse delle Case produttrici di profilattici - sono almeno due:
  • Ammesso che il fantomatico HIV - il virus che nessuno è mai riuscito a vedere né a fotografare - esista veramente, esso sarebbe circa 700 volte più piccolo della normale porosità di un profilattico in lattice, per cui quest'ultimo risulterebbe assolutamente inutile ai fini di una protezione dal contagio;
  • Dopo l'allarme iniziale, nessun ricercatore è mai riuscito a dimostrare che l'HIV sia realmente responsabile della sindrome in questione tenendo conto che le sue tracce sono state rilevate indifferentemente sia in soggetti sani che affetti dalla sindrome e soprattutto sono state trovate solo in una parte dei soggetti portatori conclamati di AIDS!!
Invece, in base alle ricerche pubblicate già da tempo dalla Dott.ssa Hulda Clarck, l'unico dato epidemiologico certo che costituisce una costante tra gli affetti da AIDS è la presenza di benzene nei loro fluidi organici, e la dottoressa ha anche fornito al mondo scientifico un'articolata spiegazione più che plausibile sui meccanismi d'insorgenza della sindrome che infatti risulta pienamente e facilmente curabile eliminando il benzene dall'organismo.
Alla luce di tali ricerche, la presenza dell'HIV risulta essere molto più una conseguenza che la reale causa dell'immunodeficienza acquisita.

Quindi, per aggiungere una doverosa precisazione alla soprariportata raccomandazione della Magni: prevenzione SI ma per evitare l'AIDS, non tanto il suo effetto collaterale HIV, e non certo attraverso il preservativo ma eliminando le contaminazioni da benzene e da altri pericolosi solventi assimilabli per via aerea, per contatto o per ingestione.

Attenzione: come si può evincere dall'articolo sopra e sotto suggerito sul benzene, esso non è presente solo nella venefica benzina "verde" ma anche in molte altre fonti più o meno insospettabili come diverse basi solventi, prodotti per l'igiene personale, fumo di sigaretta, alcune bibite gasate, alimenti cotti alla brace, caffè decaffeinato, ecc. e perfino negli stessi preservativi in lattice che, lungi dal preservare dall'AIDS, addirittura ne favoriscono l'insorgenza!!!

Per concludere, va detto che il profilattico, pur essendo più dannoso che inutile ai fini preventivi dell'AIDS, è comunque capace di proteggere sia dalle comuni malattie veneree che dalle epatiti, sempre che non avvenga per altre vie uno scambio di fluidi organici (ad es. la saliva) tra un soggetto portatore ed uno sano.
Da tener sempre presente però, che i profilattici possono facilmente essere a loro volta veicoli d'infezione visto che la loro produzione ed il loro confezionamento NON avviene comunemente in ambienti sterili ma in normali catene industriali dove tra l'altro vengono maneggiati a mani nude dagli operai. In genere.

Lascio al lettore la valutazione dell'opportunità o meno di utilizzare tali presidi , con i rischi che ne conseguono, affidandosi - com'è d'uopo - all'opinione di un medico qualificato e soprattutto INFORMATO: se non lo è sull'argomento in questione, provate a fargli leggere questo articolo ed i suoi links.

Articolo correlato:
- http://heymotard.blogspot.com/2009/11/benzina-verde...

martedì 7 dicembre 2010

Alcool e sicurezza alla guida

"Guidare in autostrada richiede attenzione e tempi di reazione ridotti. Anche un modesta quantità di alcool, apparentemente innocua e senza effetti visibili, genera una dimunizione della prontezza di riflessi che limita la capacità di reazione. Da recenti studi è infatti emerso che il 30% degli incidenti gravi è causato da soggetti sotto l'effetto dell'alcool."
Così si legge nella sezione "luoghi comuni sbagliati" del sito autostrade.it sugli effetti dell'alcool per chi guida.
Analizziamo la smentita del luogo comune secondo il quale una quantità "moderata" di alcool non modifica sostanzialmente l'attitudine alla guida di veicoli:

1) "Guidare in autostrada richiede attenzione e tempi di reazione ridotti."
Si, ma ridotti rispetto a quale altra condizione?
Se è vero che le velocità sono superiori ad altre condizioni di guida, è vero anche che gli spazi a disposizione sono maggiori e le dinamiche sono spesso meno pericolose per la guida che per quanto si verifica nei centri urbani ad alta densità di circolazione o su strade extraurbane a doppio senso di marcia, magari in condizioni critiche di viabilità.
Per cui, è più corretto dire che la guida... al di fuori del proprio garage richiede attenzione e tempi di reazione "ridotti". Sempre.

2) "Anche un modesta quantità di alcool, apparentemente innocua e senza effetti visibili, genera una diminuzione della prontezza di riflessi che limita la capacità di reazione."
Bah, strano perché uno studio degli anni '60 dimostrava esattamente il contrario, con tanto di test effettuati sull'autodromo di Monza... .
Comunque non esiste alcuna "modesta quantità d'alcool" ma solo una quantità d'alcool relativa al proprio peso corporeo, alla disponibilità endogena dell'enzima alcooldeidrogenasi ed alle condizioni dell'apparato digerente: se ad esempio si beve a digiuno, l'alcool "rimbalza in testa" immediatamente anche in modiche quantità mentre se si beve dopo aver ingerito sostanze oleose o grasse, il suo assorbimento da parte dell'organismo (che, ricordiamo, è un ambiente "esterno" all'apparato digerente) risulta essere notevolmente abbattuto.
Tuttavia, il punto non è quello dei riflessi, come tanti "esperti" vogliono farci credere, o almeno non è SOLO quello dei riflessi!
Non serve a nulla - e può essere additittura pericoloso - avere dei riflessi fulminei se in una situazione di pericolo NON SI SA CHE FARE!!
La realtà è che nella maggioranza dei casi si scampa ad un incidente effettuando una manovra veloce ma ponderata ed eseguita con perizia: i soli riflessi possono al massimo permettere di raggiungere prima il pedale del freno (ammesso che frenare sia nel frangente la cosa giusta da fare...) ma non certo farci fare la cosa giusta se non abbiamo la capacità di farla!
In mancanza della necessaria perizia di guida, dei riflessi rapidi possono causare più danni che vantaggi: ad esempio, il cosiddetto "panic stop" è quel genere di frenata che allunga gli spazi (prima che inventassero l'ABS) e innesca situazioni di pericolo per gli altri utenti della strada.
Personalmente, in circa 40anni di guida di cui almeno una decina trascorsi anche sulle piste, ho riscontrato che si guida molto peggio - e ci si mette più facilmente in situazioni di pericolo - sotto l'effetto della caffeina che di una MODICA quantità d'alcool. Questo lo scoprii proprio in pista in occasione di impegni agonistici sostenuti in moto; e la guida sportiva della moto richiede ancor più che per l'auto di freddezza e determinazione prima ancora che di riflessi pronti.
Con questo non voglio dire NULLA che possa spingere chicchessia a sbronzarsi prima di guidare ma solo quello che ho detto, nell'esatta misura in cui l'ho detto, ed è la verità.
3) "Da recenti studi è infatti emerso che il 30% degli incidenti gravi è causato da soggetti sotto l'effetto dell'alcool.
Sarà vero (anche se bisogna prima stabilire cosa significa "sotto l'effetto dell'alcool": ubriachi o fuori dai limiti di legge? Sono due cose diverse.) ma il dato dimostra anche che il 70% degli incidenti gravi è causato da persone riconosciute sobrie.
Meditate gente, meditate...

mercoledì 24 novembre 2010

Rivoluzione pacifica

Una potente azione rivoluzionaria si sta concretizzando in Francia ed è prevista per il 7 Dicembre prossimo.
Non comporterà rischi per i partecipanti né per i beni materiali ma ciò nonostante potrebbe dare un tale scossone al Sistema che lo costringerebbe a rivedere la considerazione in cui tiene i propri sudditi... pardon, cittadini.
Chi vorrà sostenere l'iniziativa - anche nel nostro Paese, perché no?!? - non avrà altro da fare che recarsi presso la propria banca e ritirare TUTTI i propri depositi: se un numero sufficientemente alto di persone lo farà, il Sistema crollerà come un castello di carte basato com'è su di una moneta priva di controvalore e su capitali costituiti da numeri digitati sui terminali.
Lo strapotere bancario ne uscirebbe fortemente ridimensionato.

L'unico ostacolo alla riuscita dell'operazione potrebbe derivare dal fatto che le banche NON hanno tutta la liquidità che risulta dagli estratti conto.
In qualche caso non ce l'hanno neanche sotto forma di capitale sociale o immobiliare.

Un'azione aggiuntiva da attuare il giorno stesso, potrebbe essere quella di aprire dei conti correnti postali col denaro prelevato in banca: sarebbe l'unico modo di restituire allo Stato (cioè a noi) il potere della moneta, almeno per quanto riguarda la liquidità (lo Stato emette SOLO monete metalliche, per un totale del 2% circa della liquidità circolante).
In tutti i casi, Stato&cittadini ne ricaverebbero un grande vantaggio, se non altro per l'aumentata voce in capitolo sulle decisioni che ci riguardano, ed il flusso di capitale nelle casse dello Stato potrebbe anche far rivedere al ribasso la sua politica fiscale... .
Ricordiamoci sempre che anche la Banca d'Italia (proprio quella che emette la moneta cartacea e la presta allo Stato) è privata, al 95% delle sue quote sociali.

Eric Cantona parla della rivoluzione

venerdì 5 novembre 2010

PANORAMA disinformativo


"Panorama nel mirino Libertà di stampa ed ipocrisia"

Questo è alla lettera il lancio pubblicato in testa di copertina del numero 44/2010 del noto periodico milanese mentre il resto della pagina è dedicato al fatto di cronaca nera più gettonato e morboso del momento. All'interno del giornale, l'articolo su di esso fornisce lo spunto ai soliti esperti per sviluppare una serie di commenti "originali" e fare il punto anche su altri oscuri delitti assurti più o meno di recente alle attenzioni della cronaca, per un totale di una ventina di pagine.

Lo scopo dei giornali è quello di essere venduti e/o quello di fare pubblicità o propaganda per conto di qualcuno, e su questo c'è poco da fare, ma parlare d'ipocrisia per un giornale, nella maggior parte dei casi, significa esattamente parlare di esso stesso.


Giuliano Ferrara scrive del diverso trattamento riservato dal sistema ai giornalisti inquadrati dall'opinione pubblica nella (finta) destra e nella (ancor più finta) sinistra, e anche questo è un fatto acquisito: fin dal dopoguerra tutto ciò che è etichettato "di sinistra" è sdoganato automaticamente e senza critiche come qualcosa che ovviamente si attua in difesa dei "lavoratori" e delle classi più deboli (ma anche più numerose...) mentre quello che è "di destra" è chiaramente in difesa delle classi più agiate e conservatrici.
Strano, perché che io ricordi fin dagli anni '60, quando ancora erano facilmente distinguibili destra e sinistra, le proposte più coraggiose, progressiste, innovatrici e popolari provenivano più dalla prima fazione che dalla seconda, molto attenta quest'ultima a non mettere in dubbio le semplici certezze sulle quali facevano affidamento le masse meno acculturate. Ma la destra italiana ha sempre dovuto fare i conti col peccato originale di aver raccolto almeno una parte dell'eredità culturale di un regime manifesto come quello fascista. E quindi qualsiasi proposta proveniente da quell'ala del Parlamento era subito etichettata come "fascista" senza neanche stare a vagliarne criticamente i reali presupposti sociali.
Il fascismo, esattamente come tutte le monarchie prima e dopo di esso minate ed abbattute direttamente dalla massoneria o per suo conto dalla superpotenza d'oltre oceano, era troppo schierato contro le banche per poterne condividere lo spirito autarchico e patriottico quindi guai a professare idee "di destra" in Italia, un Paese unito forzatamente e con l'inganno da meno di due secoli, ancor privo di una vera identità che non sia quella dipinta dalle retoriche e dai luoghi comuni che ci riguardano.
E a questo punto della nostra storia, credo sia ormai troppo tardi per crearcela, una vera identità: in base alla logica corrente sarebbe catalogata come troppo "di destra" ed inaccettabilmente antiamericana, politicamente scorrettissima e troppo nell'interesse delle masse che nell'interesse del Sistema NON DEVONO avere nessuna voce in capitolo.
Per decenni, la sola ostentazione di una bandiera italiana è stata considerata come un atto "di destra" (mentre veniva considerato normale scendere in piazza con delle bandiere sovietiche!) e se adesso qualcuno ne ha rispolverato l'uso è solo perché la sottocultura imperante scimmiotta inconsapevolmente quella americana, con la differenza che l'americano della strada tiene VERAMENTE al suo Paese ed alle sue peculiari tradizioni anche se mediamente ne ha un'immagine molto falsata dall'indottrinamento che subisce fin da bambino.
Per noi invece, è ormai normale festeggiare Halloween.


Più avanti nel giornale, non manca un articolo sul film campione d'incassi del momento ambientato nella nostra Castellabate a suon di luoghi comuni contrappostii a luoghi ancor più comuni su quello che sarebbe il sud secondo l'opinione corrente dei settentrionali e su quello che è il sud veramente.
L'originale "Giù Al Nord" è forse abbastanza vicino alla realtà (dovrebbe dircelo un francese) mentre "Benvenuti Al Sud" descrive un'ambientazione manifestamente surreale ricorrendo a dei falsi miti da barzelletta, che nessun settentrionale sano di mente prenderebbe sul serio.
L'articolo sul film fa un sacco di nomi e cognomi veri ma nel complesso descrive una realtà locale più che pittoresca e quindi poco aderente a sé stessa.
Il film stesso usa Castellabate come un archetipo di luogo vagamente posizionato "a sud di Napoli" - esattamente come prima di esso fece il "Cavalli Si Nasce" di Staino, che ancor più vago non fa neanche menzione del suo nome - omettendo di sottolineare la sua insistenza nel cuore della provincia di Salerno.
Ma Salerno è poco presente nell'immaginario collettivo settentrionale ed anche nei luoghi comuni che lo alimentano, quindi nell'economia della storia e del film stesso è meglio piuttosto citare Napoli.
Il destino della nostra provincia è quello di essere trascinata e confusa spesso, senza le doverose distinzioni, nel male e nel folklore con la dilagante realtà napoletana o campana tutta: un esempio eclatante a tal riguardo è quello delle "Mozzarelle Campane alla diossina", realtà nota in zona da ben prima della conclamazione mediatica dello scandalo ma che non ha mai interessato la produzione proveniente dal salernitano, ovvero dalla Piana del Sele. Peccato che i media nazionali non abbiano mai sottolineato questa distinzione se non incidentalmente in uno degli ultimi servizi TV su questo argomento.
Ugualmente, un'altra ineluttabile licenza cinematografica è stata quella di far parlare la gente del posto con accento napoletano invece che cilentano, dimenticando che in queste terre aspre non arrivarono mai né gli spagnoli né i francesi che tanta impronta invece lasciarono nel dialetto, anzi nella lingua napoletana.
Ma va bene così: nell'interesse del posto che basa la sua economia sul turismo, un sindaco dapprima scettico ha poi compreso la portata dell'evento e adesso, sposando una linea d'azione trasversale alle politiche locali, nel Comune c'è un fermento di idee e di azioni... speriamo meno sconsiderate di quelle messe in pratica finora.


Il periodico scivola poi a pieno titolo nel baratro della disinformazione di regime affrontando acriticamente lo scottante argomento delle Scie Chimiche bollandole già in apertura con un dileggio tristemente noto nel web che porta la firma di professionisti della disinformazione: "Scie Comiche".
Niente da commentare sull'articolo, come altri che lo hanno preceduto e lo seguiranno, mirato a fugare ogni dubbio sull'argomento sulla base di un filo apparentemente logico basato in realtà su colpevoli omissioni e manifeste menzogne che appaiono tali a chiunque abbia qualche cognizione basilare sulla fisica dell'atmosfera e sia dotato di un normale spirito d'osservazione.
E via dunque con le solite pseudoargomentazioni parascientifiche che in realtà friggono aria (inquinata dalle scie chimiche) e non giungono ad alcuna conclusione plausibile.
Non manca nell'articolo l'apporto - con foto - dell'onnipresente Generale Costante De Simone, sempre in prima linea quando è d'obbligo insabbiare l'argomento.
Ma lui è un buon militare e, come sosteneva il mitico Colonnello Buttiglione, "Un militare non si arrende mai, neanche di fronte all'evidenza."

link correlato: Dossier informativo sulle Scie Chimiche