lunedì 22 agosto 2016

La Ducati e le variabili indipendenti


Sarebbe stato bello replicare a stretto giro di post il mio entusiasmo per la Ducati sul podio ma questa volta la variabile gomme è stata ancor più determinante che per la designazione di primo e secondo come la volta scorsa: la debacle - per dirla opportunamente alla francese - dovuta alla defaillance delle Michelin rain, ha determinato questa volta addirittura un ritiro, quello di Dovizioso, ed un successo di secondo piano ottenuto solo grazie al disprezzo del pericolo da parte di Iannone.
Da una parte è assurdo che il costruttore francese fornisca gomme rain solo in due mescole estremamente soffici ed estremamente dure ma nella realtà pratica si è visto che le prime sono correttamente concepite per un utilizzo limitato ad una sola frazione di gara in vista di un'asciugatura della pista e

venerdì 19 agosto 2016

Dubbi e statistiche

Da che io ricordi, nelle programmazioni estive della televisione, i palinsesti vengono riempiti con materiale d'archivio in modo da poter mandare avanti la baracca col poco personale che non è andato in ferie.
Non è per questo motivo che mi trovo nuovamente a disquisire su di un mio vecchio articolo, visto che negli ultimi tempi le mie pubblicazioni sono diventate più frequenti del solito: basta dare un'occhiata all'Archivio nella colonna a fianco di questa.
No, si tratta invece di un'altra riesumazione ad opera di terzi.

In questo caso non si tratta di deliri disinformativi provenienti da stolti debunkers ma della rispettabile opinione di un utente del forum sul quale mi piaceva scrivere qualche anno fa: si tratta del Motoclub Tingavert ancor oggi

giovedì 18 agosto 2016

La scienza della mistificazione


Analizzando le statistiche del blog, ho finalmente capito il perché del rinnovato interesse per un articolo - sempre attuale nel messaggio - ma pubblicato nel 2008.
Questa... riesumazione è dovuta principalmente all'interesse di un sito tra i cui interessi svetta il tag BUFALE e già basterebbe questo per collocarlo a pieno diritto tra i siti disinformativi sapendo bene, chi naviga in rete da tanti anni, che chiunque gridi alla bufala o al complottismo, non fa che attuare un protocollo messo a punto dalla CIA in occasione del crash di Roswell del 1947, mirato a confutare con la menzogna e con la derisione qualsiasi verità scomoda per i governi.
Purtroppo è un metodo che funziona egregiamente sulle menti più labili ed influenzabili ovvero tutti coloro che fin dalla diffusione della stampa

domenica 14 agosto 2016

POTERE DUCATI


E' da molti anni che non mi occupo di corse e la mia passione per le moto è sfumata quasi del tutto ma un evento storico come quello odierno merita un commento anche da parte mia che per diversi motivi ho dedicato gran parte della mia vita a questi - per certi versi - assurdi mezzi di locomozione.

La loro assurdità, lo dico subito, consiste essenzialmente nella loro dinamica che li vede privi di equilibrio statico quando sono fermi, in equilibrio precario appena si muovono e definitivamente assettati solo quando si trovano in

martedì 9 agosto 2016

Piccoli crimini quotidiani: storia d'estate quarant'anni avanti nel futuro

Nella foto si configurano almeno tre reati
Se un italiano tornasse nel suo Paese dopo 40 anni consecutivi trascorsi in un altro Paese, in un altro mondo, in un altro tempo oppure... in coma, quali difficoltà incontrerebbe a riprendere la sua vita quotidiana?

Immaginiamo pure che per qualche motivo spiegato dalla Teoria della Relatività Generale (magari negli anni '70 ha trovato il modo di viaggiare a velocità prossime a quelle della luce) la sua vitalità, le sue pulsioni, il suo fisico ed i suoi dati anagrafici siano rimasti gli stessi di quando aveva 17 anni. Per cui risulta essere minorenne ancor oggi. Non vedrà l'ora di riprendere la sua vita quotidiana fatta di rapporti sociali e scorribande con gli amici. Tra l'altro è ancora estate.

domenica 7 agosto 2016

La civiltà delle rotonde


Tra le tante invenzioni che nel ricordo caratterizzeranno questa epoca, c'è quella delle rotatorie di smaltimento del traffico.
Come tutte le trovate epocali, ormai si realizzano senza metterne più in discussione la validità ed escludendo a priori alternative possibili.
Esistono anche delle statistiche - estrapolate da chissà dove e con quale criterio non si sa - sulla presunta minore incidentalità rispetto ad altri tipi di incrocio a raso, compresi quelli regolati da semafori.
Tra l'altro, la diretta osservazione quotidiana mi permette di rilevare che gli incidenti in questi caroselli  - se pur lievi - sono piuttosto frequenti, con conseguente blocco del traffico: in quelli che affronto io, quasi ogni giorno vedo per terra nuovi frammenti di vetro o plastica.
Ecco, risiedendo in una città che ha creduto di risolvere tutti i suoi problemi in

sabato 6 agosto 2016

30 anni di superiorità - Yamaha XT 600


Se esiste una moto che ha costituito un punto di riferimento per la sua categoria, questa è la Yamaha XT 600 nelle sue varie versioni.
Concettualmente perfetta per la destinazione d'uso del momento, questa moto è stata senz'altro quella con cui per prima si è dovuta confrontare la concorrenza oppure si è manifestamente ispirata.

Diciamo la verità: nell'arco di più di 30 anni di presenza sul mercato con questa cilindrata, dal 1983 al 2003, di avversarie se ne sono viste nascere e morire a decine, alcune più performanti, altre più agghindate o propositive ma alla fine nessuna in grado di replicare il suo equilibrio generale e la sua innata affidabilità: sotto questi aspetti non c'è mai stata Honda XL, Suzuki DR o Kawasaki KL che tenga.

venerdì 5 agosto 2016

La castigamatti - Yamaha RD 350


La Yamaha RD 350 è una di quelle moto che possono vantare ottimi piazzamenti o record assoluti in classifiche stilate in base ai più disparati parametri comparativi.
Per cominciare, pochi lo sanno ma è stata una delle moto prodotte più a lungo nella storia per quanto la sigla RD contraddistingua un prodotto che nel corso degli anni si sia evoluto non poco, conservando tuttavia l'impostazione generale e soprattutto la sua collocazione di categoria nel mercato.
La prima versione risale infatti al 1973, periodo di massimo fulgore per le due tempi giapponesi, settore in cui la Yamaha decise di confrontarsi con la concorrenza "oltre 350cc" solo tardivamente con la RD 500, una Race Replica crepuscolare prodotta per sole quattro stagioni dal 1984 al 1987.

giovedì 4 agosto 2016

Si può migliorare la perfezione? - Kawasaki GPZ 900 R

Nell'anno orwelliano 1984, la Kawasaki inventò la progenitrice di tutte le Super Sport moderne. Per l'esattezza, la GPZ 900 R era allo studio da 6 anni e quando fu approntata per la produzione rese obsoleta in un sol colpo tutta la concorrenza sportiva utilizzando, per la prima volta nella storia motociclistica, un compatto quadricilindrico a 16 valvole raffreddato a liquido.
Nel mondo del motociclismo, provocò lo stesso impatto e gli stessi effetti causati dalla sua antesignana Z900, anzi qualcosa in più.
I suoi 115cv le permettevano, ancora per la prima volta tra le moto di serie, d'infrangere la barriera virtuale delle 150 m.p.h. (Miles Per Hour - miglia all'ora: poco oltre i 240Km/h).
Subito dopo la sua presentazione, avvenuta nel 1983, le sue prestazioni di vertice le consentirono di cogliere un primo e secondo piazzamento nella gara

mercoledì 3 agosto 2016

La Regina delle Turbo - Kawasaki GPZ 750 Turbo

Nei primi anni '80, dopo la definitiva affermazione dei motori turbocompressi nelle corse automobilistiche, la definizione "turbo" divenne così popolare da essere usata spesso a sproposito per integrare i nomi dei più svariati prodotti commerciali che con i motori non avevano nulla a che vedere.
Questa ondata di... fanatismo motoristico andò a contagiare per un breve periodo anche il settore motociclistico, tanto che tutte e 4 le Case nipponiche decisero che era arrivato il momento giusto per proporre le prime moto di serie turbocompresse della storia. Per la verità, un prototipo evoluto di moto turbocompressa fu presentato anche dall'italianissima Moto Morini con un modello derivato dalla 500 di serie anche se poi non se ne fece più niente, vivendo la Casa italiana un periodo crepuscolare.

martedì 2 agosto 2016

Il nuovo corso - Suzuki GS 500

La Suzuki GS 500 fine anni '70, non certo è una di quelle moto che hanno fatto epoca anzi è passata piuttosto inosservata e poco apprezzata dal mercato, come del resto passano la maggioranza delle moto "intelligenti" ed equilibrate. Non era particolarmente potente con i suoi 27cv e scarsamente prestazionale con i suoi appena 148Km/h di velocità massima però, anche se con diversi anni di ritardo, costituì lo stato dell'arte per un genere specifico di moto di cui la Honda CB 500 Four prodotta fino al 1979 fu il primo esponente storico e che di lì a poco sarebbe finito con l'avvento delle 600 più o meno sportive degli anni '80.

lunedì 1 agosto 2016

Fuori strada ma non troppo - Ducati 350 Scrambler

Le Ducati Scrambler prodotte tra il 1968 ed il 1976 furono il frutto di una lunga gestazione che trovò origine negli USA degli anni '50 in cui si cominciarono ad apprezzare e richiedere modelli che al di là della loro impostazione stradale, permettessero di scorrazzare liberamente anche in fuoristrada.

Triumph TR6C Trophy - 1972
Su esplicita richiesta dell'importatore americano e sulla scia di altre Case come la Triumph che in quegli anni proponevano realizzazioni simili, la Casa bolognese già nel 1962 aveva messo in produzione una 250 OHC a 4 marce denominata Scrambler, di netta impostazione fuoristradistica col suo rinforzo al manubrio, il parafango anteriore alto e le gomme tassellate. Nel 1964 fu dotata di cambio a 5 marce e nel 1967 fu proposta anche

sabato 30 luglio 2016

Dritta per la sua strada - Laverda 750 SFC

Ci sarebbe molto da dire su questa moto: nella descrizione relativa alla Norton Commando ho accennato alla disposizione dei cilindri che l'accomuna alla scuola inglese ma le similitudini con le moto d'Albione finiscono qui.
La SFC derivava strutturalmente dalla preesistente SF, acronimo che sta per Super Frenante ma che negli anni '70 traducevamo con "Senza Freni" perché i suoi potenti tamburi esigevano mani altrettanto potenti per azionarli... mentre la "C" aggiunta sta per "Competizione".

Oltre all'allestimento nettamente sportivo senza compromessi, sottolineato dalla posizione di guida allungata e protetta da una semicarena, la sua destinazione d'uso è confermata dal fatto che, se pur condivideva molti componenti con la serie stradale, era dotata di un motore significativamente

venerdì 29 luglio 2016

British Way - Norton 850 Commando


Canto del cigno dell'industria motociclistica inglese, una volta di riferimento per la scena mondiale, la Commando prodotta dal 1968 al 1977 in diverse versioni, fu anche l'ultima Norton dotata di motore alternativo.
Per la loro impostazione ormai obsoleta, questi bicilindrici paralleli ad aste e bilancieri dotati ancora di cambio separato a 4 marce, non avevano margini di sviluppo e così, una volta trovati i finanziamenti, si preferì porsi su di un piano diverso e teoricamente più avanzato rispetto alla concorrenza tentando la carta del Wankel... ma questa è un'altra storia.

giovedì 28 luglio 2016

Una moto da corsa con la targa - Ducati 750 SS


Indubbiamente, gli anni '70 sancirono il definitivo surclassamento delle moto europee da parte della raffinatissima produzione nipponica ma, almeno fino a che i giapponesi non decisero anche loro di sviluppare per la serie delle sportive senza compromessi, nel campo delle Pure Sport l'utenza non poteva che rivolgersi ancora a produttori italiani come Ducati e Laverda.

La 750 SS nei fumetti
La Ducati 750 SS del 1973 fu realizzata quale replica stradale strettamente osservante di una moto da corsa fresca di successi sportivi ed ancora impegnata nelle competizioni. Tanto sportiva da non prevedere neanche il trasporto del passeggero e da conservare perfino una striscia verticale semitrasparente sul serbatoio che con un colpo d'occhio permetteva di valutare esattamente la quantità di carburante a disposizione.

mercoledì 27 luglio 2016

Il trionfo della razionalità - Moto Guzzi 850 Le Mans


Probabilmente, nessun progettista avrebbe mai concepito una meccanica del genere sapendo di doverla destinare ad una moto. Infatti il motore che andò ad equipaggiare la V7, capostipite di tutte le Guzzi a V trasversale, era stato progettato per una vetturetta mai entrata in produzione.
Per adattarlo ad un uso motociclistico risultò conveniente utilizzare un telaio scomponibile in quanto il gruppo motore risultava flangiato al cambio separato con albero di trasmissione, secondo uno schema tipicamente automobilistico tuttavia già utilizzato con successo dalle tedesche BMW e Zundapp.

martedì 26 luglio 2016

La regola che confermò l'eccezione - Suzuki GT 750

Non a caso siglata GT ovvero Gran Turismo, questa Suzuki 750 dimostrò la versatilità e l'affidabilità del motore a due tempi a tutti i suoi detrattori "esperti" da bar dei motociclisti.

Sidecar motore Suzuki GT750
Concepita tra molti ritardi (vedi Kawa 900) anch'essa per osteggiare la supremazia della Honda CB 750, fu la moto che stravolse maggiormente i canoni correnti utilizzando contro ogni consuetudine un motore a due tempi per muovere una moto dichiaratamente non sportiva. Tuttavia, possedendo un motore molto interessante per gli elaboratori in genere ma in particolare per i costruttori di sidecar da corsa, non fu esentata certo da utilizzi sportivi.

lunedì 25 luglio 2016

Le fuoriclasse - Suzuki GT 380 e 550

Presentate un anno dopo l'innovativa 750 a due tempi che inaugurava la serie delle GT, la 380 e la 550 condividevano con la maxi di Casa Suzuki solo l'architettura di massima del motore, rinunciando alla complicazione del raffreddamento a liquido affidandosi per contro all'efficacia di un semplice convogliatore d'aria applicato sulle teste, particolarmente capiente per il cilindro centrale.
Conservavano l'originale - quanto inutile - simmetria degli scarichi ottenuta sdoppiando quello centrale ma beneficiarono di un'innovazione funzionale costituita dal cambio a 6 marce, una novità assoluta per le moto di allora che fu adottata tra i primissimi altri solo dalla Moto Morini con i modelli "Tre e mezzo" a partire dall'anno successivo, il 1973.


domenica 24 luglio 2016

Lei, la Mach III - Kawasaki 500 H1

Continuando a parlare delle moto che hanno caratterizzato gli anni '70, l'epoca motociclistica per eccellenza, è inevitabile soffermarsi un momento sulla Kawasaki 500 Mach III, nonostante abbiamo appena parlato delle sua derivata da 750cc.
Come accennato nell'articolo ad essa dedicato, quest'ultima va citata per il suo status di leader della propria categoria, esattamente come per le altre due moto precedentemente analizzate.
In base a tale presupposto, apparirebbe fuori luogo inserire in questa carrellata una versione che non è quella più grossa e potente della serie ma la Mach III, nonostante la denominazione aeronautica progressiva, era denominata anche H1, in qualità di capostipite della sua specie.

sabato 23 luglio 2016

La bestia nera - Kawasaki 750 H2

Ritenuta da molti la moto meno sicura (o più pericolosa, fate voi) di tutti i tempi per la strapotenza del suo motore, la Kawasaki 750 Mach IV era in realtà dotata di un motore che erogava "solo" 71cv a 6800giri/' mentre, per fare un paragone, la Moto Guzzi 850 Le Mans che uscì qualche anno dopo, ne erogava 70 a 7000 e nessuno per quest'altra moto ha mai parlato di strapotenza nonostante fosse nettamente più veloce della giapponese, anzi...
Il problema della Kawa derivava dalla filosofia costruttiva che prevedeva un baricentro alto ed arretrato che favoriva l'impennata in maniera patologica, caratteristica apprezzata dai più esibizionisti ma non dai veri motociclisti che ne puntualizzavano anzi l'inadeguatezza.

venerdì 22 luglio 2016

Oltre il massimo - Kawasaki Z 900

In tutti i campi delle attività umane caratterizzati da creatività e innovazione, accade periodicamente che lo stato dell'arte subisca un'improvvisa accelerazione in base a qualche nuova scoperta, tecnologia oppure semplicemente al design industriale.
Nella prima metà degli anni '70 si verificò un fenomeno del genere con l'avvento di una moto che costrinse l'intero ambiente motociclistico a riparametrare tutti i riferimenti estetici e prestazionali.

Ultima arrivata tra le grandi Case motociclistiche, ma dotata di un back-ground industriale di primissimo livello in altri campi, la Kawasaki era fino ad allora conosciuta - famigerata sotto certi aspetti - principalmente per le sue tricilindriche due tempi, note per la loro pericolosità non tanto per la

giovedì 21 luglio 2016

Tutta cromata, 10HP - Honda CB 750 Four


Nel 1969 accaddero due fatti che caratterizzarono un'epoca, almeno in Italia: la Honda immise sul mercato la sua CB750 e Lucio Battisti presentò la nuova canzone "Il Tempo di Morire".
Da allora, perfino in ambiente motoristico, si protrae un equivoco sul significato dell'attributo "dieci acca pì" alla parola "Motocicletta" che apre il testo della canzone.
Questo, nonostante nessuno in Italia si riferisse mai alla potenza motore utilizzando la grandezza inglese "Horse Power", nonostante già all'epoca 10cv di potenza del motore erano pochi in assoluto ed alla portata di un qualsiasi 125 e nonostante nessuna moto leggera dell'epoca fosse definibile "tutta cromata"...!

mercoledì 20 luglio 2016

Ma uno a diciassette anni può già...

Massimo Troisi
La recentissima notizia di cronaca da Cava dei Tirreni, relativa alla violenza sessuale subita da un diciassettenne, è stata diffusa con titoli richiamanti un problema antico emerso da pochi anni alle cronache (ed alle coscienze) che sarebbe quello della pedofilia.
Ora, capisco che la cosa risulterebbe Politicamente Scorretta (e quindi vera ma ultimamente la verità fa male) però a me pare che nel caso di una vittima adolescente... terminale, non ci siano più gli estremi per parlare di pedofilia. Non sarebbe molto più corretto e veritiero parlare di omosessualità violenta?

lunedì 18 luglio 2016

Oops... le Forme dell'Arte sono finite!

Chi ha avuto modo di vivere attraverso più generazioni o d'indagare il recente passato, si è accorto senz'altro che in molti campi artistici o comunque caratterizzati da una ricerca creativa, si è verificato una progressiva rarefazione di proposte originali, innovative ma allo stesso tempo "belle", per quanto relativo possa essere questo aggettivo.

La spiegazione è tutta in un celebre aforisma del grande architetto Otto Wagner:
"Niente che non sia funzionale potrà mai essere bello"

Se definiamo "mostruoso" un essere umano, non è perché siamo razzisti ma perché viene stabilito da parametri archetipici radicati nella nostra mente.
E siccome gli archetipi non sono né buoni né cattivi ma solo descrittivi, essi si rifanno ad una coscienza che sa perfettamente cosa è "bene" e cosa è "male" per la nostra specie.
Un essere "mostruoso" molto probabilmente avrà diversi problemi fisici e difficilmente potrà condurre una vita normale. Probabilmente anche la durata della sua triste vita sarà inferiore alla media.

venerdì 15 luglio 2016

La moto ai tempi della geoingegneria

- Il mitico Testa Rossa, dei primi anni '70 -

Quando cominciai ad usare la moto nella prima metà degli anni '70, è vero che la mia insegnante di lettere al liceo mi chiamasse "Primavera" perché tolto il giubbotto da moto, rimanevo in classe con la maglietta a maniche corte anche in pieno inverno ma è anche vero che il meteo fosse più stabile e prevedibile e che si poteva contare su di un buon indice di affidabilità sulle previsioni del Colonnello Bernacca andate in onda la sera prima.
Quindi, chi si spostava in moto, poteva abbigliarsi in maniera consona al reale tempo atmosferico scegliendo magari un giubbotto (un pò più) impermiabile in caso di minaccia di pioggia, portandosi un'antipioggia vera a propria (allora

giovedì 14 luglio 2016

Accentrare o decentrare?

Nell'ottica di completa dissoluzione dello Stato inteso come emanazione dei propri cittadini ed unico ente fornitore e garante dei servizi di primaria importanza, a partire dal colpo di Stato del '92 abbiamo assistito alla liquidazione coatta al peggior offerente delle principali industrie di Stato a cominciare dallo smantellamento guidato (da Romano Prodi) del colosso industriale IRI (avviato all'epoca a diventare il più grosso gruppo industriale del mondo, pericolo scongiurato dai nuovi governanti con le "mani pulite").

Dall'epurazione di quella classe politica, colpevole di

lunedì 11 luglio 2016

Dove vai se la cintura non ce l'hai?


E' di oggi la notizia che il risarcimento previsto per il decesso delle studentesse Erasmus, occorso nell'incidente di bus spagnolo del 20 marzo scorso, sarà decurtato in base al riscontro che le stesse non avevano indossato le cinture di sicurezza.
E' vero che i bus montano la sola fascia addominale ma la stessa è sufficiente per evitare di venir sbalzati dal sedile in caso d'incidente.
Dalle cose che scrivo in rete, può sembrare che io sia totalmente anarchico e contrario alle regole in generale ma non è così: sono contrario solo alle regole gravemente lesive concepite per controllare e sottomettere la popolazione e gli individui che la compongono, non a quelle dettate dal Buon Senso.
Da quando si è capito che in caso d'incidente si rischia molto meno rimanendo assicurati al sedile, una regola di buon senso impone l'utilizzo delle cinture e

domenica 10 luglio 2016

Carne in scatola semovente

Se è vero che la famiglia a cui faceva capo l'ex Gruppo FIAT è una delle poche italiane a far parte dell'èlitè che decide le sorti (almeno) del mondo occidentale, ecco che risulta chiara ed indicativa la filosofia costruttiva che caratterizzò le auto proposte già in epoca fascista che almeno giustificava una linea autarchico-popolare.

Col nobile scopo di motorizzare le classi meno abbienti, fu avviata la costruzione della prima 500, subito popolarmente denominata "Topolino" facendo un omaggio profetico a quella cultura che presto avrebbe soppiantato la nostra. Tecnicamente, era frutto di un rimaneggiamento tecnico della precedente 508 mirato al risparmio ed all'eliminazione del superfluo, come aveva insegnato Henry Ford col suo modello T.
Il risultato fu una vetturetta simpatica e robusta ma oggettivamente ridicola, con degli spazi abitativi tremendamente angusti anche se è vero che la maggioranza degli italiani di allora, non avendo